La crescente tensione tra Iran e Israele, con la Siria come terreno di scontro, si nota anche da alcune notizieimportantiprovenienti dalle forze armate israeliane.
L’aviazione israeliana ha infatti annullato la partecipazione dei suoi aerei F-15 in un’esercitazione congiunta con l’aviazione americana a causa delle crescenti tensioni nel nord di Israele. I caccia israeliani avrebbero dovuto partecipare all’esercitazione Red Flag in Alaska. L’esercitazione è pensata per esercitarsi negli scenari di neve, ghiaccio e in condizioni climatiche avverse. E questa è la prima volta che l’aeronautica israeliana viene invitata a partecipare. Ma gli aerei no, non partiranno. Almeno per adesso.
Come spiegato dal portavoce delle Israel defense forces, “vista la situazione, abbiamo deciso di rivedere la partecipazione dei nostri aerei”. E in effetti, considerati gli ultimi avvenimenti, la situazione al confine nord – ma anche sulla Striscia di Gaza – appare tutt’altro che semplice. Israele continua a monitorare il fronte siriano e, dopo l’attacco alla base T-4, non sembra intenzionato a fermarsi.
Le recenti dichiarazione di Israele, sulla volontà di pagare “qualsiasi prezzo” per fermare la presenza militare iraniana in Siria e le risposte dei Pasdaran, che dicono di avere già le dita sul grilletto, non sono solo propaganda. I morti cominciano già a contarsi nelle fila iraniane. E adesso Israele, che ha due fronti aperti – Siria e Gaza – non è disposto a retrocedere. E si sta preparando a un’eventuale reazione di Teheran come rappresaglia per l’attacco alla base vicino Homs, in Siria.
Quel misterioso falso allarme
Un ultimo episodio, martedì scorso, è stato particolarmente importante anche se passato sotto traccia. I missili della difesa anti aerea siriana sono partiti dalle loro postazioni per quello che da tutti è stato considerato un falso allarme. All’inizio le televisioni siriane avevano parlato di un attacco missilistico. Poi il governo ha smentito e ha parlato di errore dei sistemi. In realtà, da quanto appreso da Reuters e da Sana, la situazione probabilmente era diversa.
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Un comandante dell’esercito siriano ha detto a Reuters , sotto garanzia di anonimato, che l’azione dei sistemi di difesa aerea in Siria era stata il risultato di un attacco informatico da parte degli Stati Uniti e di Israele. Il comandante sosteneva che si trattasse di un “attacco elettronico” sui sistemi radar siriani. E ha aggiunto che questa conclusione era stata raggiunta anche dagli esperti russi che indagavano su quanto avvenuto la notte precedente.
Il fatto che gli esperti russi avrebbero provato l’attacco informatico, è interessante anche perché dimostra come ormai Mosca abbia preso una linea molto più dura nei confronti delle azioni israeliane. Un tempo certe ammissioni si tendeva a non farle. Adesso, specialmente con il raid occidentale sulle basi siriane dopo Douma, la Russia sembra aver scelto una via molto meno morbida. Fu proprio il ministero della Difesa russo a incolpare subito due aerei israeliani di aver bombardato la base T-4 dallo spazio aereo libanese.
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