La notte del 24 luglio l’aviazione israeliana ha colpito alcune postazioni militari siriane a Quneitra, nel sud ovest della Siria. L’area ricade all’interno della fascia di sicurezza stabilita dall’ONU tra Siria e Israele a seguito della Guerra dei sei giorni ed è per tanto una zona particolarmente sensibile per quanto riguarda i rapporti tra i due Paesi. L’attacco, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa governativa, è terminato con il ferimento di due soldati siriani e con il danneggiamento di alcuni edifici. Questa volta Israele non ha cercato di nascondere la propria responsabilità in merito all’attacco e ha anzi aggiunto che l’ultimo raid era una diretta risposta ad alcune esplosioni registratesi sulle Alture del Golan, territorio conteso tra Damasco e Tel Aviv. L’ipotesi più accreditata è che i soldati siriani abbiano cercato di abbattere un drone israeliano entrato nello spazio aereo di Damasco usando la loro contraerea, senza successo. “Le Forze di difesa israeliane (IDF) ritengono il regime responsabile di quanto accaduto e continueranno ad agire con determinazione, rispondendo ad ogni violazione della sovranità israeliana”, è stato il commento dell’Esercito israeliano a seguito del raid contro Quneitra.

Sale la tensione

Nella stessa giornata si era tra l’altro svolto l’incontro tra il Capo dello stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, Mark Milley, il generale Aviv Kochavi e il premier Benjamin Netanyahu, durante il quale il Capo di stato maggiore israeliano aveva sottolineato la determinazione delle IDF nel continuare a difendere Israele. “Siamo pronti per una serie di scenari e faremo di tutto per rimuovere ogni minaccia contro Israele e i suoi cittadini”, era stato il commento del generale Kochavi.

Le sue parole danno modo di comprendere quanto la tensione tra Siria e Israele si sia alzata nelle ultime settimane e quale sia il livello di allerta attuale dello Stato ebraico. Alcuni giorni prima, un raid presumibilmente israeliano aveva colpito alcune postazioni iraniane in territorio siriano causando la morte di un membro della Guardia rivoluzionaria, come confermato anche dalle autorità di Teheran. Non è certo la prima volta che un miliziano iraniano perde la vita in Siria a causa di un attacco israeliano, ma raramente l’Iran conferma questo tipo di decessi per poter continuare a negare o quantomeno a sminuire la propria presenza nel territorio siriano. Questa volta però l’Iran non solo ha riportato la notizia del decesso per mano israeliana di un suo soldato, ma ha anche giurato vendetta. La minaccia lanciata dall’Iran attraverso i propri media ha immediatamente allertato l’Esercito israeliano, che ha alzato il livello di allarme, aumentato la propria presenza lungo il confine tra Libano e Israele e vietato la circolazione sulle strade di collegamento tra i due Paesi a tutti i veicoli non militari. Alcune truppe sono state invece spostate dal confine verso aree più interne per ridurne la vulnerabilità e garantire la protezione di zone che potrebbero comunque essere attaccate da Hezbollah.

I raid israeliani

Fin dall’inizio della guerra in Siria, Israele ha lanciato diversi attacchi aerei contro le postazioni iraniane situate sul territorio siriano con l’obiettivo ultimo di allontanare definitivamente l’Iran dall’area. La presenza delle milizie di Teheran in Siria è motivo di forte preoccupazione per Israele, che teme l’espansione iraniana e la creazione della cosiddetta “mezzaluna sciita”. Pochi mesi fa sembrava che il piano israeliano avesse dato finalmente i suoi frutti dopo l’annuncio del ritiro delle truppe iraniane dal territorio siriano. A inizio luglio, però, la firma di un nuovo accordo tra Iran e Siria per il rafforzamento del sistema di difesa siriano ha raffreddato gli entusiasmi israeliani e reso evidente quanto forte sia la presa iraniana su Damasco. Per tutta risposta, Israele ha ripreso gli attacchi contro le milizie legate a Teheran, minacciando lo stesso presidente Bashar al-Assad e la tenuta del suo Governo.

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