Alle 3:15 di mattina del 22 settembre un gruppo di soldati israeliani ha occupato la sede di Al Jazeera a Ramallah, nel Sud della Cisgiordania, ordinandone la chiusura per 45 giorni. Così i giornalisti in 10 minuti hanno dovuto lasciare la sede. Da anni il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e i precedenti Governi di Israele hanno perseguitato l’emittente qatariota per un solo motivo: è la rete di informazione più estesa, più solida e più attrezzata che da decenni documenta le violenze di Israele sulla Palestina occupata.
Come si può leggere in un articolo di Al Jazeera, già nell’estate del 2017 Israele ha provato a rimuovere le credenziali di accesso a luoghi sensibili a decine di reporter in Cisgiordania, bannando i giornalisti da ogni conferenza pubblica di Israele. Le accuse, di anno in anno, sono cambiate: se nel 2017 Al Jazeera veniva bannata per “incitamento alla violenza”, le motivazioni di martedì 22 settembre sono diventate “incitamento alla violenza e al terrorismo”.
Ed è così che, sulla scia delle accuse del primo ministro israeliano Netanyahu, sono in molti dentro Israele a imputare al network di informazione Al Jazeera accuse di terrorismo o violenza. In basso un post pro Israele rintracciato da InsideOver su X. L’account chiamato “An Israeli Mother” raffigura Al Jazeera come un serpente mostruoso con denti affilati”. Sempre nel post viene evidenziato che l’emittente per anni sarebbe stata la voce degli estremisti islamici e di Hamas. Accusa mossa al network anche da Nethanyau.
Come la stessa Al Jazeera ha raccontato in diretta sui suoi canali, l’ordine di chiusura è stato firmato dall’autorità israeliana in piena violazione degli accordi di Oslo del 1993 che hanno suddiviso l’area della Cisgiordania in 3 zone, rispettivamente A, B e C.
Abbiamo prodotto 2 grafiche per dimostrare che, come sostenuto dall’emittente qatariota, l’azione di Israele è illegale e violenta, e minaccia direttamente il lavoro di centinaia di reporter che attualmente si trovano dentro i confini Israeliani.
Come è possibile osservare in figura 1 e figura 2, l’ufficio di Al Jazeera a Ramallah, situato all’interno del complesso City Center, si trova all’interno dell’area A, che in base agli accordi di Oslo è sotto il completo controllo fisico e di giurisdizione delle autorità palestinesi.
Figura 1
Figura 2
Negli ultimi anni Israele ha attentato in tantissimi casi alla vita di reporter sul campo, cercando di far desistere i giornalisti dal documentare le violenze inferte al popolo palestinese. Nel 2022 l’esercito israeliano ha ucciso Shireen Abu Akleh, reporter di Al Jazeera. Per mesi il Governo ha coperto l’uccisione negando che un soldato dell’IDF avesse sparato alla giornalista uccidendola. Un’indagine di Forensic Architecture del settembre del 2022 ha dimostrato che non solo il proiettile è stato sparato da un soldato dell’IDF, ma che con ogni probabilità era diretto verso la reporter, in quanto unica figura umana in direzione dello sparo.
Oggi Al Jazeera, grazie alla sua rete di fonti e di giornalisti sul campo è una delle poche realtà che può coprire in maniera continua e senza filtri le violenze che subiscono i palestinesi nei territori occupati e in Gaza. Chiudere gli uffici di Al Jazeera e impedire ai reporter di lavorare in quell’area significa solo una cosa: chiudere gli occhi del mondo.