Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Come riportano il Times of Israel e Middle East Eye, il 13 maggio 2025 il gabinetto israeliano ha approvato una decisione storica e altamente contestata: trasferire la piena autorità sulla registrazione delle terre nell’Area C della Cisgiordania occupata dal Comando Militare al Ministero della Giustizia israeliano. Questo cambiamento assegna il controllo delle pratiche fondiarie direttamente al Governo civile israeliano, sottraendole al dominio militare finora responsabile nei territori occupati.

Mentre gli occhi del mondo sono puntata al genocidio a Gaza, la leadership israeliana continua il suo piano di pulizia etnica e occupazione della Cisgiordania nonostante gli scontri diplomatici con l’UE ed altre diplomazie per i recenti avvenimenti di Jenin in cui 25 rappresentanti statali sono stati prossimi a dei colpi da sparo da parte dell’IDF.

La divisione della Cisgiordania secondo Oslo.

La spartizione della cisgiordania nelle tre aree A-B-C è figlia del processo che ha portato agli accordi di Oslo negli anni Novanta tra l’OLP allora guidata da Yasser Arafat e Yitzhak Rabin, PM Israeliano laburista (per un approfondimento su Oslo qui il podcast di Anna Maria Selini per AltreEconomia). Come riporta Ilan Pappe, storico israeliano ne La Storia della Palestina Moderna: “Il documento specificava: ritiro israeliano da Gaza e Gerico, con graduale trasferimento di alcune funzioni amministrative da Israele all’OLP, e il ritiro definitivo degli israeliani da tutte le città e i centri abitati palestinesi

Ai sensi dell’articolo 31, comma 7-8, dell’accordo del 1995:

7. Nessuna delle due parti avvierà o intraprenderà alcuna iniziativa che modifichi lo status della Cisgiordania e della Striscia di Gaza in attesa dell’esito dei negoziati sullo status permanente.

8. Le due Parti considerano la Cisgiordania e la Striscia di Gaza un’unica unità territoriale, la cui integrità e il cui status saranno preservati durante il periodo transitorio.

Ai sensi dell’articolo 11 nasce la divisione delle terre nelle zone A-B-C che sarebbero divenute, con la transizione dei poteri da parte di Tel Aviv a Ramallah, territorio sotto il controllo dell’OLP, per cui:

  • i territori della Zona A sarebbero di autonomia limitata palestinese;
  • i territori della Zona B sarebbero responsabilità civile palestinese;
  • i territori della Zona C sarebbero responsabilità israeliana.

Dal 1995 ciò che avviene è cosa nota: Oslo muore sotto gli attentati da parte della destra messianica israeliana che “produrrà” l’attuale potere in Israele incarnato da Netanyahu, in particolare per la presenza politica dei coloni che a novembre 1995 assassineranno il PM Yitzhak Rabin. Successivamente alla “morte di Oslo”, Tel Aviv attraverso l’architettura, la legislazione interna e la sempre più massiccia presenza dei coloni militarizzati, come riporta Eyal Weizman in “Spaziocidio”, ha annesso territori sempre più ampi all’interno della Cisgiordania, arrivando alla situazione attuale:

Ma ciò è legale secondo il diritto internazionale?

La risposta breve è no. La risposta lunga l’ha fornita la Corte Internazionale di Giustizia in un recente parere consultivo. Ai sensi dell’articolo 96 della Carta dell’ONU:

(1) L’Assemblea Generale od il Consiglio di Sicurezza possono chiedere alla Corte Internazionale di Giustizia un parere consultivo su qualunque questione giuridica.

I pareri consultivi non hanno un valore giuridico vincolante, ma hanno un valore politico fondamentale in quanto sono la massima espressione della situazione vigente nel diritto internazionale.

Il 30 dicembre 2022, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione A/RES/77/247 in cui chiedeva alla Corte Internazionale di Giustizia un parare consultivo su quali fossero 

le conseguenze legali derivanti dalla continua violazione da parte di Israele del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, dalla sua prolungata occupazione, insediamento e annessione del territorio palestinese occupato dal 1967, comprese le misure volte ad alterare la composizione demografica, il carattere e lo status della Città Santa di Gerusalemme, e dall’adozione di leggi e misure discriminatorie correlate.

Tra i voti contrari a questa risoluzioni vi erano Canada, Germania, Ungheria, Israele, Regno Unito e Stati Uniti.

Con il parere del 19 giugno 2024, in particolare nel paragrafo: 

155 – La Corte ribadisce che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, e il regime ad essi associato, sono stati istituiti e vengono mantenuti in violazione del diritto internazionale.

265 – La Corte ha ritenuto che le politiche e le pratiche di Israele di cui alla domanda violano il diritto internazionale. Il mantenimento di tali politiche e pratiche costituisce un atto illecito di carattere continuativo che comporta la responsabilità internazionale di Israele.

266 – La Corte ha inoltre ritenuto che la presenza continuata di Israele nel Territorio Palestinese Occupato sia illegale.

267 – Per quanto riguarda la conclusione della Corte secondo cui la presenza continuata di Israele nel Territorio Palestinese Occupato è illegale, la Corte ritiene che tale presenza costituisca un atto illecito che comporta la sua responsabilità internazionale. Si tratta di un atto illecito di carattere continuativo, causato dalle violazioni da parte di Israele, attraverso le sue politiche e pratiche, del divieto di acquisizione di territorio con la forza e del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Di conseguenza, Israele ha l’obbligo di porre fine alla sua presenza nel Territorio Palestinese Occupato il più rapidamente possibile.

268 – La Corte osserva inoltre che, per quanto riguarda le politiche e le pratiche di Israele che sono state ritenute illecite, Israele ha l’obbligo di porre fine a tali atti illeciti. A tale riguardo, Israele deve cessare immediatamente ogni nuova attività di insediamento. Israele ha inoltre l’obbligo di abrogare tutte le leggi e le misure che creano o mantengono la situazione illecita, comprese quelle che discriminano il popolo palestinese nel Territorio Palestinese Occupato, nonché tutte le misure volte a modificare la composizione demografica di qualsiasi parte del territorio.

La Corte Internazionale di Giustizia non ha posto solo degli obblighi ad Israele, ma anche agli altri stati che fanno parte delle Nazioni Unite. Sempre secondo il parere:

275 – Per quanto riguarda il diritto all’autodeterminazione, la Corte ritiene che, sebbene spetti all’Assemblea generale e al Consiglio di sicurezza pronunciarsi sulle modalità necessarie per garantire la fine della presenza illegale di Israele nel Territorio palestinese occupato e la piena realizzazione del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, tutti gli Stati devono cooperare con le Nazioni Unite affinché tali modalità diventino effettive.

Ciò vale sia per il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi che per l’occupazione illegale da parte di Tel Aviv della West Bank, Gaza e Gerusalemme Est (il parere consultivo completo qui).

Perché ciò avviene?

L’annessione dei territori della Cisgiordania fa parte del sogno della Grande Israele, di cui Smotrich (attuale Ministro delle finanze israeliano) già parlava a marzo 2023.

La Grande Israele è la terra che secondo i testi abramitici sarebbe stata donata da Dio nei confronti dei discendenti d’Abramo, che oggi consisterebbe nei territori degli stati (in parte o in totalità) della Palestina, d’Israele, del Libano, dell’Egitto, della Siria e dell’Iraq.

Affinché ciò possa accadere, Tel Aviv usa due mezzi: gli strumenti “legali” e la questione della “sicurezza” dei coloni (di cui abbiamo già parlato qui).

Il sogno della Grande Israele è la benzina fondamentale dei partiti di estrema destra supremasista israeliana, che hanno sdoganato quelli che erano i veli di copertura del sionismo: un progetto di colonialismo nei confronti dell’Asia Occidentale e dei suoi popoli.

Il lavoro di InsideOver è frutto di ricerca, analisi e studio che per rimanere indipendente necessità di una base economica esterna. Se reputi che ciò che leggi sia di valore, abbonati ad Insideover e se non puoi farlo, aiutaci nel condividere i nostri articoli – post – video e a proporre spunti per ulteriori analisi. Abbonati e resta al fianco di InsideOver!

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto