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Guerra

Israele all’attacco: parte “Carri di Gedeone”, si rafforza l’assedio a Gaza

Israele rafforza la sua morsa su Gaza lanciando l’operazione Carri di Gedeone annunciata due settimane fa dal consiglio dei ministri presieduto dal premier Benjamin Netanyahu. L’operazione mira a rafforzare il controllo israeliano sulla Striscia e si cala in un contesto...

Israele rafforza la sua morsa su Gaza lanciando l’operazione Carri di Gedeone annunciata due settimane fa dal consiglio dei ministri presieduto dal premier Benjamin Netanyahu. L’operazione mira a rafforzare il controllo israeliano sulla Striscia e si cala in un contesto di rinnovata offensiva dello Stato Ebraico contro i territori palestinesi controllati da Hamas: sia nella giornata di giovedì che nella giornata di venerdì il computo dei morti negli attacchi preparatori condotti con aviazione e artiglieria è stato in tripla cifra, e solo nelle ultime 24 ore si registrano 115 morti.

La fase preparatoria degli attacchi per quella che si ritiene possa essere l’offensiva volta alla conquista di un’ampia fascia di territorio a Gaza, come annunciato da Netanyahu nella giornata del 5 maggio, ha segnato un’ulteriore escalation nelle violenze: “i raid e i bombardamenti delle ultime 72 ore hanno fatto salire i livelli di violenza a livelli mai visti prima, con il bilancio delle vittime che si avvicina a quello registrato nei primi giorni della rinnovata offensiva israeliana a Gaza, dopo il crollo di un fragile cessate il fuoco a marzo“, scrive il Guardian.

Israele all’attacco

L’offensiva parte dopo la fine del viaggio mediorientale del presidente Usa Donald Trump, che ha significativamente evitato di includere Israele nell’elenco dei Paesi visitati e anche ieri ha riconosciuto che a Gaza la gente “sta morendo di fame” facendo indirettamente riferimento all’assenza di aiuti umanitari per l’effetto dell’embargo israeliano.

Trump ha mantenuto un’agenda lontana da quella del premier israeliano su vari dossier, dalle trattative con Hamas sulla liberazione degli ostaggi all’Iran, ma non ha nei fatti detto nulla per dissuadere Netanyahu dalla rinnovata offensiva. Non c’è stato alcun effetto moderatore americano su Israele, né diretto né indiretto: Netanyahu sta tirando dritto e il suo esercito sta consolidando la presa di Tel Aviv su aree ritenute finora secondarie nel teatro operativo.

Come nota Al Jazeera, è stato riferito che “i veicoli militari israeliani stanno avanzando verso sud-est di Deir el-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, protetti da un pesante fuoco di copertura”. Inoltre, “il fuoco dell’artiglieria israeliana sta prendendo di mira le zone di Abu Holi, Abu al-Ajin e al-Jafarawi a est di Deir el-Balah e una serie di enormi esplosioni è stata segnalata nella zona di al-Qarara di Khan Younis, nel sud”. Elicotteri d’attacco sono stati segnalati a Rafah e gli israeliani hanno ordinato a migliaia di palestinesi di lasciare le aree dove abitano perché interessate dalle operazioni militari.

Il timore di una catastrofe umanitaria

Lo Stato Ebraico mira a consolidare quelle che chiama “zone cuscinetto“, aree occupate militarmente come vere e proprie barriere d’interposizione tra la linea israeliana e il resto di Gaza da trasformare in bolle protettive per l’Idf tramite lo smantellamento di interi quartieri delle città e l’evacuazione della popolazione.

La prospettiva che l’operazione Carri di Gedeone rischia di veder emergere è quella dell’esodo di massa della popolazione gazawi sotto l’effetto dei bombardamenti e dell’offensiva militare israeliana. Il rischio di una catastrofe umanitaria, già pendente per il blocco degli aiuti al territorio palestinese, emerge ora in tutta la sua gravità. E vista la coincidenza temporale tra l’inizio dell’offensiva e la commemorazione dell’esodo dei palestinesi del 1948 dopo la prima guerra tra Israele e i Paesi arabi c’è chi in Medio Oriente parla già di una nuova Nakba a cui Netanyahu rischia di spingere, con la sua nuova offensiva, i cittadini di Gaza.

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