Guerra /

Israele ha sostenuto e finanziato almeno 12 gruppi ribelli nella Siria meridionale. La notizia è stata riportata da Foreign Policy, che è riuscita a parlare con i vertici delle forze ribelli che controllavano il confine fra Israele e Siria. Non una novità, visto che il sostegno di Benjamin Netanyahu ai ribelli siriani era stato già resto evidente anche da altre inchieste giornalistiche, a cominciare dal Wall Street Journal. Ma sicuramente una conferma di quello che molti, all’inizio, sospettavano solamente.

Secondo quanto dichiarato alla rivista americana, l’obiettivo del governo israeliano era duplice: evitare che lo Stato islamico prendesse il sopravvento a nord di Israele e soprattutto tenere il più possibile lontane le forze alleate dell’Iran.

Un doppio binario che ci ricorda, ancora una volta, quale sia stata la strategia israeliana nella guerra in Siria, Paese che è stato e continua essere, in primo luogo, un terreno di contro fra lo Stato ebraico e la Repubblica islamica.

Come avveniva il supporto

Secondo le testimonianze dei vertici ribelli, i trasferimenti militari si sono conclusi a luglio di quest’anno, quando l’aviazione russa e l’esercito siriano hanno ripreso il controllo della parte meridionale della Siria. Israele supportava questi gruppi con il trasferimento di fucili d’assalto, mitragliatrici, mortai, ma anche con mezzi di trasporto. Queste armi erano all’inizio fucili M16, poi, per non dare nell’occhio, sono iniziati i trasferimenti di armi di fabbricazione diversa. Addirittura si dice che i servizi israeliani abbiano fornito ai ribelli armi iraniane sequestrate a un convoglio per Hezbollah.

Da quanto si è potuto capire, le agenzie di intelligence israeliane consegnavano armamenti e mezzi attraverso le Alture del Golan, occupate da decenni dalle Israel defense forces. Qui avvenivano anche gli incontri fra i referenti dei servizi e i leader delle milizie locali. 
 
Ma non c’era solo un sostegno di natura bellica. Ce n’era anche un altro di natura economica e non meno importante. Questi miliziani ricevevano 75 dollari al mese per continuare la lotta e Israele versava altro denaro direttamente alle sigle jihadiste e ribelli locali che, sempre secondo Fp, serviva “per comprare armi sul mercato nero siriano”.

Soldi insufficienti (come ricordati dai capi ribelli) e sicuramente meno importanti rispetto a quelli inviati da Arabia Saudita, Qatar e Turchia ai rispettivi protetti. Ma è certamente un sostegno concreto che dimostra il pieno coinvolgimento di Israele nella guerra siriana. 

L’interruzione dei rapporti fra ribelli e Israele

Le cose sono cambiate in estate. Quando Israele ha visto che le forze aeree russe iniziavano a bombardare le postazioni di Daraa e Quneitra e che l’esercito di Damasco era pronto all’offensiva per riprendere il controllo del territorio, ha capito che era inutile continuare il sostegno ai ribelli. In quel momento, Netanyahu ha incontrato più volte Vladimir Putin e si stava raggiungendo un accordo sul sud della Siria in cui Mosca garantiva l’assenza di forze legate all’Iran al confine con Israele.

Ottenuta la forza di frapposizione russa e dell’Onu in Golan e con la certezza che la Siria non avrebbe avviato un’offensiva verso la regione annessa de facto da Israele, lo Stato ebraico interrotto il supporto. E questo ha provocato l’ira dei ribelli che, non a caso, hanno lasciato che lo Stato islamico colpisse i drusi di Sweida, protetti proprio dagli israeliani.

Le forze ribelli e islamiste locali si sono sentite tradite da Israele. “Questa è una lezione che non dimenticheremo di Israele. Non importano le persone. Non gli importa dell’umanità. Tutto ciò che gli importa sono i loro interessi “, ha detto Y., un combattente del Forsan al-Jolan alla giornalista di Foreign Policy.

Chi sono i gruppi sostenuti da Israele

Israele ha armato i gruppi ribelli dal 2013, in particolare quelli rientranti nell’orbita dell’Esercito siriano libero. Gli alleati israeliani erano soprattutto presenti a Daraa, Quneitra e nelle aree rurali a sud di Damasco. Il supporto è aumentato soprattutto nel 2017, quando era diventata ormai chiara la vittoria del fronte alleato di Bashar al Assad. Poi, nell’estate del 2018, è avvenuto il cambio di strategia.

Non si sa quali siano esattamente i 12 gruppi ribelli che intrattenevano tali rapporti con il governo di Israele. Se ne conoscono solo due: Forsan al-Jolan, con sede nella città di confine di Jubata al-Khashab, vicino Quneitra; e Liwaa Omar bin al-Khattab, con sede a Beit Jinn, non lontana dal monte Hermon.

Da quanto si è compreso in questi anni e sono riusciti a capire gli analisti che hanno seguito le vicende del confine siro-israeliano, Forsan al-Jolan, i cavalieri del Golan, era il gruppo preferito da Israele. Il sostegno è stato continuato ed è anche aumentato nel corso del tempo, come dimostrato dall’arruolamento di nuovi combattenti e dal potere assunto dal gruppo anche su Daraa.

In quello stesso periodo, Israele aveva anche fornito assistenza medica e aiuti umanitari, tanto che alcune famiglie erano state portate negli ospedali israeliani. Una politica del buon vicinato che serviva a Israele per dimostrarsi benefico nei confronti dei cittadini siriani.

Ma la guerra ha cambiato tutto e adesso Israele ha abbandonato questi gruppi. Ma non ha abbandonato il suo vero obiettivo: l’Iran, come dimostrato dagli ultimi raid su Hama. E questo fattore può essere decisivo per comprendere le dinamiche anche dell’assedio di Idlib, dove russi e siriani preparano l’offensiva finale.  

È un momento difficile
STIAMO INSIEME