Sullo sfondo dei recenti contatti tra Stati Uniti e Federazione Russa e della prospettiva di una nuova escalation del conflitto russo-ucraino, l’Iskander-1000 si configura come una nuova forma di segnalazione strategica del Cremlino. Fonti ucraine indicano che la Russia, nel corso dell’estate di quest’anno, avrebbe utilizzato per la prima volta il suo nuovo missile balistico 9M723-2, noto anche come Iskander-1000, durante un attacco combinato alla capitale ucraina. La data precisa non è stata specificata ma, secondo quanto riporta l’Institute for the Study of War, la Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa ucraino (GUR) ha riferito che una versione aggiornata dell’Iskander-M, dotata di un motore e di un lanciatore di dimensioni maggiori, consentirebbe di ingaggiare obiettivi fino a una distanza di 550 km.
Gli aggiornamenti legati al complesso Iskander non sono una novità. Su queste colonne avevamo già segnalato che, lo scorso ottobre, fonti militari ucraine avevano reso noti alcuni risultati delle analisi forensi, rivelando almeno sette tipi di missili della famiglia 9K723 utilizzati dall’Iskander-M dotati di nuove testate. Ora le rivelazioni dell’intelligence militare ucraina indicano che l’aggiornamento qualitativo dell’Iskander avrebbe interessato l’intero complesso d’arma, intervenendo tanto sulla componente vettoriale quanto su quella relativa al sistema di lancio. Il missile denominato Iskander-1000 sarebbe infatti parte del complesso indicato da fonti ucraine come Bora-M: un sistema balistico che Mosca avrebbe iniziato a sviluppare a partire dall’Iskander-M, in seguito al ritiro degli Stati Uniti dal Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio (INF) nel 2019.
Secondo le informazioni raccolte da analisti ucraini, circa un quarto dei 140 componenti che costituiscono il missile sarebbe prodotto da imprese russe, altri 63 componenti sarebbero di origine statunitense, mentre i restanti elementi – in particolare la componentistica elettronica per il sistema di guida – proverrebbero da aziende con sede in Svizzera, Bielorussia, Germania, Taiwan e Cina.
Risalgono al maggio 2024 le prime indicazioni significative circa lo sviluppo di questa nuova classe di missile, in occasione della diffusione di un video celebrativo del 78º anniversario del poligono missilistico di Kapustin Yar. Nonostante il nuovo missile non abbia la gittata prevista di circa 1.000 km, come suggerito dalla sua denominazione, sarebbe comunque in grado di superare nettamente i 390 km del precedente 9M723-1, con implicazioni tattico-operative non indifferenti per la difesa ucraina.
L’“arciere” russo non aumenta solo la gittata
Lo sviluppo dell’Iskander-1000 si inserisce nel più ampio programma di potenziamento dei missili Iskander e Kinzhal, volto ad aumentarne la gittata, incrementare l’efficacia delle testate e migliorarne la capacità di eludere le difese aeree. La capacità di raggiungere obiettivi a circa 550 km potrebbe mettere sotto pressione infrastrutture situate nella profondità operativa: nodi logistici, depositi, posti di comando, infrastrutture aeroportuali e altri obiettivi ad alto valore. Paragonato alla gittata dei missili balistici a corto raggio ATACMS e PrSM statunitensi, con rispettivamente circa 300 e 400 km di raggio, l’Iskander-1000 estenderebbe significativamente il braccio operativo della componente missilistica russa, con un aumento di oltre il 41% rispetto al precedente 9M731-1. Ma non si tratta soltanto di un aumento quantitativo del raggio di ingaggio dell’Iskander.
Come rileva Army Recognition, il principale vantaggio di questa nuova versione del missile Iskander rispetto ad altri sistemi, come il missile balistico aviolanciato Kh-47M2 Kinzhal impiegato dal MiG-31K, risiede nel diverso profilo di lancio. Mentre il MiG-31K può essere individuato quasi immediatamente dopo il decollo dai radar della difesa aerea e dai satelliti di ricognizione elettro-ottica, l’Iskander-1000 è lanciato direttamente da terra, consentendo al lanciatore mobile di rimanere occultato, disperso o non essere facilmente individuabile, quindi riducendo i tempi di rilevamento e di reazione.
I motori a razzo a propellente solido dell’Iskander-1000, infatti, genererebbero segnature termiche rilevabili soltanto durante le fasi di volo propulso, determinando un tempo di preavviso significativamente inferiore, compreso tra 2 e 7 minuti a seconda della distanza dall’obiettivo. Un dato che pone nuove sfide non solo all’attività di intercettazione condotte da sistemi di difesa terra-aerea, quali Patriot, SAMP/T e IRIS-T, ma anche alle operazioni controforza condotte con aerei.
L’ipotesi avanzata da un ufficiale statunitense, già commentata su queste pagine, di impiegare gli F-16 per la caccia dei lanciatori Iskander risulterebbe infatti ulteriormente complicata: il difensore dovrebbe ricercare il lanciatore all’interno di un’area arretrata più ampia, disponendo tuttavia di un preavviso aggiuntivo minimo una volta che il missile è stato lanciato.
Un aggiornamento che, stando a quanto suggeriscono i dati di procurement disponibili, non sembra aver comportato un significativo incremento dei costi per Mosca. L’Iskander-1000 avrebbe infatti un valore unitario di circa 221 milioni di rubli, una cifra sostanzialmente in linea con i 189–238 milioni di rubli riportati per altre varianti della famiglia 9M723.
Insomma, un’arma che, al netto dell’eventuale impatto operativo nel teatro ucraino, segnala alla NATO la capacità russa di continuare a sviluppare e introdurre sistemi balistici con gittata maggiore, modificando progressivamente il rapporto tra capacità offensive e difensive.
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