Sembra essere scattata la definitiva resa dei conti con l’ISIS nell’est della Siria: il califfato, oramai quasi del tutto fuori da Mosul e dagli ultimi punti strategici in Iraq, adesso è in costante ritirata anche dal deserto siriano, una vera e propria morsa a tenaglia con l’esercito siriano ed iracheno pronti a chiudere in gabbia i seguaci di Al Baghdadi: l’obiettivo, oltre a riconquistare i territori persi tra il 2013 ed il 2015, è anche quello di evitare il riposizionamento in altre aree del medio oriente dei miliziani ed evitare che i vari gruppi in ritirata creino problemi e grattacapi in altre zone sia della Siria che dell’Iraq, come già avvenuto a Baghdad dove gli attentati jihadisti delle ultime ore hanno rimesso il tema della sicurezza in cima all’agenda dell’esecutivo guidato da Al Abadi. L’attacco contro la base militare T3 ad est di Palmyra ad opera dei russi, appare in tal senso significativo ma non è l’unico episodio che dimostra la volontà di Damasco e degli alleati di riconquistare l’est del paese occupato dall’ISIS: le forze regolari infatti, avanzano da giorni anche ad est di Aleppo e sono prossime a mettere in sicurezza una vasta area vicino la stessa provincia di Raqqa.L’avanzata lungo l’Eufrate e l’avvicinamento a MaskanahNei giorni scorsi, presso queste colonne, avevamo raccontato della riconquista della base militare di Jirah dopo alcuni giorni di intensa battaglia contro i miliziani dello Stato Islamico; come preventivato, la mossa si è dimostrata poi essere preludio ad un vero e proprio sfondamento delle linee di difesa dell’ISIS che ha riportato l’esercito siriano a riprendere territori da cui mancava dall’estate del 2012. Le forze di Damasco avanzano adesso verso sud, con il fine di cacciare gli jihadisti dalla pianura compresa tra le sponde dell’Eufrate e quelle del lago Jabbul, territorio strategico e vera e propria porta d’ingresso verso le province di Hama ed Homs, oltre che di Raqqa: l’obiettivo principale di questa fase dell’avanzata, riguarda la conquista della città di Maskanah, importante località sia per la presenza di uno strategico snodo ferroviario e sia perché è di fatto l’ultimo grande centro urbano prima di Tabqa e dei territori che da qualche mese sono in mano alle forze dell’SDF.L’avanzata in questa porzione est della provincia di Aleppo e la conquista di Maskanah, permetterebbe all’esercito siriano di raggiungere due obiettivi vitali per proseguire la battaglia contro il califfato: da un lato infatti, le forze di Damasco si assicurerebbero i territori desertici a sud del lago Jabbul e questo comporterebbe la messa in sicurezza della strada posta tra Khanasser ed Itriya, lingua d’asfalto secondaria prima dello scoppio della guerra ma ad oggi di fatto unica arteria che permette il collegamento tra Aleppo ed il resto del paese senza la quale la seconda città siriana sarebbe raggiungibile solo via aerea; dall’altro lato, gli uomini di Assad potrebbero iniziare a premere anche da nord sulle zone delle province di Hama ed Homs in cui insiste ancora l’ISIS, ricongiungendosi quindi con le forze governative e russe presenti nella zona di Palmyra. Non è un caso quindi che, proprio in queste ore, vengano bersagliati obiettivi posti ad est della ‘perla del deserto’ ed all’interno del ‘saliente’ ancora in mano al califfato tra Hama ed Homs.Esercito siriano e forze SDF prossime al contatto nella provincia di RaqqaLe truppe siriane, come detto in precedenza, nel loro avvicinamento a Maskanah non avanzano solo verso la zona a sud del lago Jabbul ma anche in direzione di Tabqa; quest’ultima è la prima città importante che si incontra all’interno della provincia di Raqqa provenendo da Aleppo ed aggirando le rive dell’Eufrate. L’importanza di questo centro non è solo strategica ma anche simbolica: Tabqa ospita infatti una base militare espugnata dall’ISIS nell’agosto del 2014 e quella sconfitta per i siriani è stata vista come una delle disfatte più gravi nel corso della guerra, al pari del ritiro da Palmyra o della perdita di Idlib; inoltre, la sorte toccata ai militari trasportati in pieno deserto e giustiziati a sangue freddo ha destato all’epoca scalpore e commozione in tutta l’opinione pubblica. Avvicinarsi a Tabqa quindi è molto importante sul piano prima di tutto simbolico e morale, oltre che ovviamente per un discorso legato al recuperare terreno anche nella provincia di Raqqa.Pur tuttavia, sia la base militare che la città di Tabqa sono adesso in mano alle forze dell’SDF/YPG, ossia alla coalizione formata da curdi ed alleati arabi locali che dall’inizio dell’anno avanzano dalla Rojava verso Raqqa e che si preparano a sferrare l’attacco contro la capitale dell’autoproclamato Stato Islamico. Vien quindi da chiedersi, una volta cacciato l’ISIS da questi territori, quale sarà il comportamento delle due rispettive forze in campo quando esse condivideranno diversi chilometri di linee del fronte; in particolare, sarà importante capire se fin da subito le forze di Damasco (alleate di Mosca) e quelle dell’SDF (aiutate e supportate dagli USA) tenteranno una difficile convivenza in nome del comune nemico jihadista oppure se l’una proverà a guadagnare quanto più territorio possibile a discapito dell’altra. Il rapporto tra esercito regolare e milizie curde è sempre stato ambiguo ed ha proceduto a frequenti alti e bassi: ad Al Hasakah ad esempio, nell’agosto 2016 si sono registrati duri scontri tra gli uomini di Assad ed i curdi che controllano gran parte della più importante città della Rojava, mentre nei territori attorno a Mambiji lealisti ed SDF condividono il controllo di diversi checkpoint senza mai situazioni di tensione.Difficile anche al momento dire se i confini che via via si vanno disegnando con le avanzate dei governativi e dei curdi siano frutti di taciti accordi tra Russia ed USA che hanno, sullo sfondo, il futuro assetto di una Siria divisa in sfere di influenza; da diversi anni i territori del paese a nord dell’Eufrate, Raqqa inclusa, sono oggetto di bombardamenti ad opera della coalizione a guida statunitense con Mosca che non ha mai interferito e non ha mai inviato mezzi della propria aviazione in queste zone. Secondo diversi analisti, questa sarebbe la prova dell’esistenza di un’ipotetica linea di demarcazione futura tra una parte della Siria alleata alla Russia ed un’altra invece più vicina all’influenza USA; ma quest’ultima circostanza non ha mai avuto riscontri ufficiali, né appare immediatamente dimostrabile: soltanto quando verrà espugnata Maskanah e quando lealisti e curdi entreranno a contatto si potrà effettivamente dire quale sarà il comportamento delle parti sul campo e dei rispettivi ‘sponsor’ internazionali. L’unica cosa certa appare al momento il collasso dei miliziani nelle zone orientali della Siria e questo apre indubbiamente nuovi scenari all’interno dell’intero conflitto che va avanti da oramai sei anni.