L’influenza statunitense sul territorio iracheno aumenta notevolmente e l’Iran guarda preoccupato alla recente espansione militare di Washington, che continua la cooperazione militare sia con Erbil che con Baghdad.Per quanto riguarda il governo iracheno,Limes ha ricordato che gli Stati Uniti recentemente hanno intensificato la loro presenza, in Iraq, soprattutto in due basi: “Habbaniya, vicino a Falluja (luogo simbolo della resistenza anti-invasione anglo-americana) e Ayn al-Asad, nel cuore di Anbar.” Quel che preoccupa gli iraniani – scrive al-Hayat – è la presenza di compagnie di sicurezza private americane che hanno di recente siglato un accordo con le autorità irachene per la “protezione” della principale strada che collega Baghdad con il confine giordano, attraverso il valico di Turaybi.Ma Teheran è ancor più attenta al continuo aumento del livello di cooperazione tra Washington e le milizie dei Peshmerga. Il memorandum di intesa (“Memorandum of Understanding”: documento legale che descrive un accordo bilaterale tra due parti) firmato da Stati Uniti e la Regione Autonoma curda aiuta a farsi un’idea del già elevatissimo grado di supporto statunitense nei confronti delle milizie curde. Secondo il documento del Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti infatti, Washington spende approssimativamente 20.3milioni di dollari – ogni mese – per mantenere le truppe dei guerrieri Peshmerga.Jabbar Yawar, segretario generale della regione autonoma curda, ieri ha tradotto in numeri ancora più precisi questi dati: secondo lui infatti i fondi americani permettono il mantenimento e la paga degli stipendi di oltre 36.000 soldati curdi.Numeri che nessun vicino del Kurdistan iracheno e in aperta ostilità con il governo degli Stati Uniti potrebbe permettersi di sottovalutare. Anche perché proprio ieri, direttamente dal Dipartimento di Difesa statunitense, è arrivata la conferma di un ulteriore passo in avanti nel rapporto militare tra la Casa Bianca e le milizie curde. Il Dipartimento di stato ha infatti approvato, al primo round di votazioni, la vendita di 295.6milioni di dollari di equipaggiamento militare da destinare ai Peshmerga. La massiccia vendita di armi a Erbil non è ancora stata confermata, nonostante il primo voto favorevole del Dipartimento americano, ma in caso di conferma definitiva autorizzerebbe la fornitura di equipaggiamento militare e artiglieria pesante a diversi battaglioni dei guerrieri curdi.Queste armi andrebbero a rimpinguare in particolare due brigate Peshmerga addette all’utilizzo dell’artiglieria. Tra l’equipaggiamento richiesto ci sono: mitragliatrici, veicoli corazzati, protezioni all’avanguardia, armi di piccolo calibro, strumentazione per rilevare l’eventuale utilizzo di armi chimiche e altri generi sanitari tra cui alcune ambulanze.In questo contesto si inserisce Teheran che si sente sempre più accerchiata dalla morsa statunitense. I sentimenti di paura che potrebbero conseguentemente scaturire hanno le potenzialità per influire sulle prossime elezioni che si terranno in Iran il 19 maggio, elezioni alle quali, è giunta notizia ieri , è stato escluso ufficialmente Ahmadinejad, che a sorpresa si era ricandidato poche settimane fa nonostante gli inviti dell’Ayatollah Khamenei di farsi da parte.L’amministrazione Trump non sembra cercare la distensione con l’Iran e in questi giorni ha annunciato che potrebbe imporre nuove sanzioni a Teheran, nonostante quest’ultima non abbia infranto alcun punto dell’Iran Deal firmato da Obama e considerato il fiore all’occhiello della sua amministrazione. Il Kurdistan iracheno è ora impegnato sul fronte politico perché da inizio mese provoca Baghdad annunciando un referendum di indipendenza della Regione da tenere il prossimo settembre. Il governo iracheno di tutta risposta invita i curdi a non chiamare i cittadini alle urne per un voto che non verrebbe considerato valido dallo stato iracheno. L’Iran, dalla sua parte, guarda con attenzione al suo vicino: da una parte per la cooperazione sempre più rilevante tra Washington e i Peshmerga, dall’altra perché, come già scritto su Gli occhi della guerra , dal 2014 con Erbil sta lavorando a un progetto per la costruzione di un nuovo oleodotto che dovrebbe passare dalla provincia del Koysinjaq per poi arrivare nella regione del Kermanshah, nell’Iran occidentale.L’Iraq dà l’impressione, ogni giorno che passa, di diventare il futuro terreno di scontro tra Stati Uniti e Iran.