L’Iran è preoccupato dall’ingerenza delle potenze avversarie vuole proteggere i suoi asset più importanti da attacchi cibernetici. Per questo ha testato un “scudo cyber” che lo protegga da un’eventuale nuova ondata di attacchi di malware che secondo le fonti iraniane avrebbero già cercato di colpire il programma nucleare di Teheran nel 2010 e nel 2018.

Ritenuta una delle potenze informatiche più temibili al mondo, l’Iran avrebbe testato con successo il suo scudo di difesa cyber secondo quanto riferito all’agenzia di stampa Irna dal ministro dell’Informazione e delle Comunicazioni di Teheran Mohammad-Javad Azari Jahromi. Lo scopo del nuovo sistema di difesa, secondo quanto riportato da Teheran sarebbe quello di proteggere “i sistemi industriali automatizzati del paese” e impedire ogni tipo “il sabotaggio industriale e della rete elettrica iraniana” mediante malware” alludendo al Stuxnet, il virus informatico (o worm) che secondo gli iraniani sarebbe stato sviluppato dall’intelligence statunitense e impiegano dall’Unità 8200 dell’esercito israeliano per infettare i terminali degli impianti nucleari di Arak e Natanz per rallentare il programma nucleare iraniano e sabotare le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio.

Questo attacco – rimasto vivido come minaccia nella mente dei leader iraniani – si verificò nel 2010 e colpì con successo ben 1000 centrifughe, causando gravi rallentamenti nel programma. Un secondo attacco cibernetico attraverso lo stesso worm venne riscontrato nel 2018 e sarebbe stato nuovamente imputabile all’Unità 8200, divisione dell’intelligence israeliana paragonata all’Nsa americana, con la quale avrebbe strettamente collaborato per sviluppare questo malware da impiegare contro l’Iran. Nel 2018 secondo le fonti iraniane l’attacco venne sventato con successo, complice l’esperienza passata e gli israeliani rimasero “a mani vuote”. Secondo quanto rivelato dal capo della difesa civile iraniana Gholamreza Jalali, l’Iran sarebbe sottoposto a quasi 50.000 attacchi informatici ogni anno. Per questo motivo e per proteggersi da ulteriori minacce cibernetiche “Gli scienziati universitari iraniani hanno sviluppato un firewall per i sistemi di automazione industriale per neutralizzare il sabotaggio industriale come quello causato da Stuxnet nelle reti elettriche, ed è stato testato con successo”, ha dichiarato Jalali.

Così Teheran, che come ricorda AnalisiDifesa è inserita dal Pentagono del cosiddetto “Asse del Cyber” composto dalle potenze che conducono attacchi cibernetici per colpire il “blocco occidentale”, ossia Cina, Russia e Corea del Nord, blinda la sua rete in vista di una delle prima mosse offensive che Washington potrebbe fare in caso di un’escalation: bloccare l’Iran sferrando un attacco dalle sue nuove e avveniristiche divisioni che invece di attestarsi sulle spiagge di sbarco si schiererebbero nel cyber-spazio.

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