Donald Trump pubblica una foto con una bandiera americana su Twitter, l’Iran risponde che è un atto di codardia e terrorismo e che sono pronte reazioni. Attendendo cosa comporterà l’ultimo raid americano in termini di escalation in tutto il Medio Oriente, l’uccisione del generale Qassem Soleimani, capo delle forze Quds dei Pasdaran, in un raid a Baghdad rischia di far esplodere il già fragile equilibrio mediorientale.

Il raid americano

Il raid è avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 nel centro di Baghdad. Come affermato dal Pentagono, l’ordine è arrivato dallo stesso presidente degli Stati Uniti che avrebbe dato il semaforo verde all’attacco come risposta all’assalto all’ambasciata americana nella capitale irachena. Nel raid – c’è chi dice sia avvenuto con elicotteri d’assalto, chi solo con l’uso di droni – è stato ucciso, oltre a Soleimani, il vice comandante delle milizie Pmu irachene, Abu Mahdi al-Muhandis. Due figure chiave della strategia mediorientale dell’Iran: soprattutto in Iraq. Le proteste che in queste settimane hanno scandito le fronte dell’Iraq, culminate con l’assalto all’ambasciata americana nella Green Zone di Baghdad, erano il segnale di un’escalation di tensione in tutta l’area che avrebbe portato a un’esplosione di violenza tra Iran e Stati Uniti.

Mark Esper, segretario alla Difesa Usa, aveva annunciato il dispiegamento di centinaia di uomini per proteggere i funzionari americani in Medio Oriente, e lo stesso capo del Pentagono aveva parlato di altre “misure preventive” per colpire gli iraniani qualora l’intelligence avesse avuto sentore di nuove azioni contro le strategie americane. L’azione è avvenuta: ma non è solo un attacco preventivo. Quello di questa notte è un gesto che supera la misura preventiva, è un nuovo livello superato nello scontro tra Iran e Stati Uniti. E ora da Teheran giurano vendetta.

Il Medio Oriente attende il suo destino

La vendetta per la morte del generale Soleimani pone in allerta tutto il Medio Oriente. Le forze in campo sono quasi tutte in stato d’allarme, perché è del tutto evidente che le ramificazioni delle forze iraniane, in particolare dei Pasdaran e della forza Quds, possano colpire ovunque sia le forze alleati degli Stati Uniti che le forze americane stesse. Ritorsioni per quanto avvenuto questa notte a Baghdad possono arrivare in Siria, in Libano, in Israele così come infiammare di nuovo il Golfo Persico dove Hormuz è da tempo sotto stressa osservazione di tutte le potenze mondiali. Le esercitazioni congiunte tra Iran, Russia e Cina a largo del Golfo dell’Oman, la partenza dell’Operazione Sentinella a guida americana così come il dispiegamento di migliaia di americana in tutti i regni alleati di Washington nella Penisola Araba rende impossibile pensare che questa uccisione possa avere solo ripercussioni localizzate in Iraq. Ma le scintille di questo attacco possono lambire anche l’Afghanistan, dove l’influenza iraniana esiste, così come infiammare nuovamente lo Yemen o la guerra in Siria.

Israele in stato d’allerta

Il primo a muoversi dopo l’uccisione del generale è stato Israele. Paese che da tempo aveva messo il generale dei Pasdaran in cima alla lista dei suoi più pericolosi avversari e che per molto tempo aveva tenuto nel mirino dei servizi segreti esterni insieme all’alleato americano. Come riportano i media dello Stato ebraico, il ministro della Difesa Naftali Bennett ha deciso di riunire tutti i vertici delle forze armate israeliane insieme al capo di Stato maggiore Aviv Kochavi. La radio dell’esercito israeliano, subito dopo l’attacco a Baghdad, ha dichiarato che i militari erano tutti in stato d’allerta, e la Difesa ha aumentato il livello di allerta anche per i militari impiegati oltre confine. E il Monte Hermon è stato chiuso immediatamente ai visitatori. Nei quartier generali di Gerusalemme e di Tel Aviv si temono ritorsioni sia sul fronte di Gaza (Soleimani aveva intrecciato legami forti sia con Hamas che con la Jihad islamica) sia sul fronte settentrionale, con Hezbollah che è pronto a colpire il nemico come segnale di risposta alla morte di colui che aveva in mano il destino dell’Iran in Medio Oriente.

infografica a cura di Alberto Bellotto

Il Golfo Persico rischia di esplodere

Ma l’allerta non riguarda solo Israele. Nel Golfo Persico tutte le unità americane sanno di poter entrare in azione da un momento all’altro. La Guida Suprema Ali Khamenei, che aveva pi volte minacciato la chiusura di Hormuz già l’anno scorso con il ripristino delle sanzioni da parte di Trump, ora potrebbe chiamare a raccolta i Guardiani della Rivoluzione e procedere con un nuovo incendio nel mare che collega i giacimenti arabi, iraniani e iracheni dall’Oceano Indiano e dai ricchi mercati europei e asiatici. I droni di Teheran sono pronti a colpire così come i missili a medio e lungo raggio. In molti temono un attacco di ritorsione contro i pozzi sauditi come avvenuto con il devastante incendio che colpì i giacimenti di Saudi Aramco dopo un bombardamento nello Yemen.

In Bahrein, la Quinta Flotta americana è pienamente operativa. Nel frattempo si sono unite le forze legate all’Operazione Sentinella per la libertà di navigazione a Hormuz e Bab el Mandeb, in particolare quelle europee, che hanno nella base francese di Camp de la paix, negli Emirati, il loro centro di controllo. In molti pensano che i Pasdaran possano colpire lì: Guido Olimpio per il Corriere.it parla di possibili uccisioni mirate proprio per replicare all’azione di Baghdad. In ogni caso, Hormuz tornerà al centro dell’attenzione mondiale proprio a pochi giorni dall’arrivo di unità della flotta russa e cinese per manovre congiunte con la marina di Teheran nel Golfo dell’Oman. Uno scenario di guerra che terrorizza anche sul fronte petrolifero, dove già si notano i primi forti rialzi del prezzo dell’oro nero in seguito all’uccisione di Soleimani all’aeroporto di Baghdad.

Forze Quds pronte all’azione

Intanto le milizie mediorientali legate ai Pasdaran – unite dal collante della Forza Quds (responsabile delle azioni dei guardiani della Rivoluzione all’estero) – sono pronte a colpire. Se il primo raid americano è avvenuto in seguito a un bombardamento contro una base Usa da parte di Kata’ib Hezbollah, è segno che tutte le forze alleate dell’Iran e tutti i proxy di Teheran possono riprendere la guerra. Con la Siria sotto l’ombrello russo (e forse anche cinese dopo l’invio di radar di Pechino), il colpo potrebbe partire come detto da Hezbollah, ma anche dalle milizie Houthi oltre che incendiare le basi Usa dispiegate intorno al perimetro delle frontiere iraniane. Servizi segreti iraniani e dei Pasdaran hanno i loro uomini ovunque, fino all’America Latina. E ora gli Stati Uniti sanno che con il raid di Baghdad tutto è tornato in dubbio.

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