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Guerra

Iran, per Trump ed Hegseth l’ipotesi di mandare truppe di terra non è più un tabù

Donald Trump non esclude l'invio di truppe di terra Usa in Iran: anche Hegseth rifiuta di escludere l'ipotesi "boots on the ground".

In un contesto di escalation rapida nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il Presidente Donald Trump ha dichiarato che la guerra potrebbe durare “molto più a lungo” delle iniziali proiezioni di 4-5 settimane. Le sue parole, unite a quelle del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, riaprono la porta a un possibile intervento boots on the ground – con truppe di terra – da parte di Stati Uniti e Israele, ipotesi che lo stesso Trump, in passato, ha sempre scartato. Ma la sensazione è che Washington e Tel Aviv vogliano far passare il messaggio di essere pronti a tutto pur di raggiungere l’obiettivo – remoto – di rovesciare la Repubblica Islamica e instaurare un regime alleato.

Le parole di Trump ed Hegseth

Durante un’intervista con il New York Post, Trump ha espresso una posizione piuttosto netta: «Non ho timori riguardo ai boots on the ground – come ogni presidente dice ‘Non ci saranno boots on the ground‘. Io non lo dico. Dico ‘probabilmente non ne abbiamo bisogno». Subito dopo il capo del Pentagono, Pete Hegseth, durante un briefing stampa, ha fatto eco al presidente, rifiutando di escludere opzioni militari specifiche. Tra cui l’ipotesi boots on the ground. Alla domanda se gli Usa abbiano già truppe in Iran, ha risposto: «No, ma non entreremo nell’esercizio di dire cosa faremo o non faremo».

Ha criticato l’idea di rivelare piani al nemico, definendola “follia”: «Perché dovremmo dire a voi, al nemico, a chiunque, cosa faremo o non faremo per perseguire un obiettivo?». Riferendosi alla sua esperienza in Iraq, Hegseth ha promesso che non si ripeteranno gli errori del passato: «Non devi mandare 200.000 persone e restare per 20 anni. Abbiamo dimostrato che si possono raggiungere obiettivi che avanzano gli interessi americani senza essere sciocchi. Saremo audaci? Decisi? Metteremo mesi di pianificazione negli effetti che vogliamo ottenere? Assolutamente».

Dopotutto, nemmeno gli alleati escludono – almeno a parole – di dispiegare truppe sul campo. Sul fronte israeliano, Benny Gantz ha rafforzato l’ipotesi di un intervento di terra. «Non escludo nulla. Abbiamo aspettato 47 anni. Siamo arrivati a un punto in cui ogni mezzo necessario deve essere preso per raggiungere i nostri obiettivi».

«Trump ora afferma che non escluderà un’invasione di terra dell’Iran Questo è ciò che intendeva Netanyahu quando ha detto che Trump sta attuando il piano da lui concepito 40 anni fa» commenta il giornalista Max Blumenthal.

In conclusione, le recenti dichiarazioni di Trump e Hegseth potrebbero rientrare in una classica postura muscolare del presidente americano, volta a (tentare) di dimostrare al nemico – l’Iran – una determinazione assoluta e una disponibilità a tutto pur di perseguire obiettivi (che appaiono tuttavia nebulosi e contraddittori).

Questo approccio, che evita di escludere opzioni drastiche come l’invio di truppe di terra, serve a proiettare forza e imprevedibilità, scoraggiando Teheran dal prolungare la resistenza. In alternativa, non si può escludere che Trump stia seriamente valutando di accontentare Israele su questo fronte: una campagna di bombardamenti massiccia e senza precedenti, per quanto devastante, potrebbe rivelarsi insufficiente a destabilizzare il regime degli Ayatollah, come del resto le agenzie di intelligence Usa avevano anticipato in rapporti passati, aprendo alla drammatica ipotesi di un intervento terrestre per provare a garantire -solo sulla carta – un cambio di regime che comunque potrebbe non arrivare. La sensazione è che Trump si sia infilato in un vicolo cieco dal quale difficilmente potrà districarsi mentre il bilancio delle vittime Usa che si aggrava di ora in ora. Non andrà tutto bene.

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