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Guerra

Iran. Mentre cadono le bombe, si muove la diplomazia

Mentre proseguono i bombardamenti Usa e le rappresaglie iraniane, i mediatori hanno rilanciato proposte per chiudere il conflitto. E ieri tale lavorìo diplomatico è emerso pubblicamente con la visita del Ministro degli interni iraniano Eskandar Momeni in Pakistan, dove ha incontrato il primo ministro Shehbaz Sharif e, successivamente, l'uomo forte del paese, il Capo di Stato Maggiore Syed Asim Munir.
Iran. Mentre cadono le bombe, si muove la diplomazia

Mentre proseguono i bombardamenti Usa e le rappresaglie iraniane, i mediatori hanno rilanciato proposte per chiudere il conflitto. E ieri tale lavorìo diplomatico è emerso pubblicamente con la visita del Ministro degli interni iraniano Eskandar Momeni in Pakistan, dove ha incontrato il primo ministro Shehbaz Sharif e, successivamente, l’uomo forte del paese, il Capo di Stato Maggiore Syed Asim Munir.

A riferire le proposte avanzate dai mediatori – Egitto, Pakistan e Qatar – è Axios, secondo il quale si starebbe trattando per ottenere una tregua di 10 giorni nei quali sciogliere i nodi rimasti controversi del Memorandum di Islamabad e riprendere il filo di quell’accordo.

Iran mediators push new ceasefire as Trump eyes all-out war

Il punto cruciale resta il destino dello Stretto di Hormuz, su cui tutto sta o cade, almeno al momento (pretesti per iniziare guerre se ne trovano sempre). Di interesse quanto riporta il sito americano: “Secondo una fonte regionale, una delle opzioni consentirebbe all’Iran di riscuotere ‘tariffe di servizio ragionevoli’ per la sicurezza marittima, la protezione ambientale e altri servizi”.

“La fonte ha indicato come possibile modello quanto avviene nello Stretto di Malacca, dove Malesia, Indonesia e Singapore applicano alle navi tariffe per servizi specifici anziché una tariffa di transito fissa. Un’altra idea è quella di convogliare i proventi di tali tariffe in un fondo comune gestito con il coinvolgimento dell’Organizzazione marittima internazionale”.

Ipotesi già avanzate in precedenza, ma che adesso appaiono meno aleatorie dal momento che Trump deve decidere di che morte morire (politicamente): se arrendendosi subito alla realtà, che dice che non può vincere questa guerra, o dopo aver causato altri lutti e devastazioni alla regione, agli Stati Uniti e al mondo, come sta minacciando di fare.

Sulla vanità degli attacchi americani riportiamo quanto si legge sul Washington Post: “Secondo una nuova valutazione dell’intelligence, elaborata da funzionari statunitensi, sia in servizio che in pensione, è improbabile che il governo iraniano risenta in modo significativo o ammorbidisca la propria posizione negoziale a seguito di nuove ondate di attacchi militari statunitensi come quelli attualmente in corso”.

U.S. strikes unlikely to move Iran, intelligence reports say

“[…] L’attuale strategia di Trump, caratterizzata da attacchi sempre più incisivi, sembra aver portato a una situazione di stallo. Tuttavia, data la profonda impopolarità della guerra nella nazione, un’ulteriore escalation da parte degli Stati Uniti, come il possibile dispiegamento di truppe di terra, comporterebbe rischi politici per il presidente, senza che vi sia alcuna garanzia di un successo militare”.

Peraltro, questa guerra impopolare sta mietendo vite americane, anche se il Pentagono cerca di nasconderne la reale portata. Notizie che rendono il conflitto ancora più impopolare negli States, come scrive The American Conservative.

Trump Can Still Salvage Midterms If He Acts Quickly

Sempre nell’articolo del Wp l’autorevole opinione di Jonathan Panikoff, ex vice responsabile dell’intelligence nazionale statunitense per il Vicino Oriente e attuale dirigente del think tank Atlantic Council: secondo Panikoff, l’amministrazione Trump sembra credere che, continuando a colpire l’Iran con sempre più intensità, Teheran diventerà più flessibile. “Questa valutazione è quasi certamente errata”, ha commentato.

In altre note abbiamo accennato alle difficoltà in cui versa il mondo a causa del venir meno delle risorse energetiche che prima transitavano attraverso Hormuz, difficoltà incrementate dalla decisione degli Houti di chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb alle navi saudite in risposta all’embargo imposto da Riad allo Yemen. Difficoltà che urgono l’amministrazione Usa a evitare un prolungamento del conflitto e che si sommano a quelle causate dall’esaurimento delle scorte.

Sul punto il rapporto del Center for Strategic and International Studies riporatato dal media al Akbhar, che riferisce come, al termine del cessate il fuoco precedente, “il Pentagono avesse utilizzato almeno il 50% dei suoi missili intercettori THAAD, circa la metà dei suoi intercettori Patriot e circa il 30% dei suoi missili Tomahawk”.

“Secondo il rapporto, il ritmo di produzione di tali armamenti non tiene il passo con il loro dispiegamento nel teatro di guerra. Il Pentagono riceve solo circa 15 nuovi missili Tomahawk e 20 nuovi missili Patriot al mese e per il 2026 non è previsto l’arrivo di nessun missile intercettore THAAD”.

Su questa inutile e sanguinaria guerra, la nota dell’ex deputato Ron Paul: “Questa guerra è stata iniziata a febbraio dal presidente Trump senza l’approvazione del Congresso perché riteneva che l’Iran, a 6.000 miglia di distanza, rappresentasse una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti”.

How to Honor the Dead US Service Members

“Allo stesso tempo, credeva che il governo iraniano fosse così debole che dopo un paio di giorni di bombardamenti il ​​sistema politico sarebbe crollato e al suo posto si sarebbe potuto insediare un governo ‘filo-americano’. Ciò non ha senso. Come può un paese essere abbastanza forte da minacciare gli Stati Uniti ma allo stesso tempo così debole da essere sull’orlo del collasso?”

“Passati cinque mesi, continuiamo ad attaccare l’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz che prima della guerra era aperto e per porre fine a un programma per la produzione di armi nucleari che non esiste”.

“[…] Un recente sondaggio pubblicato sul Washington Post rivela che quasi sette americani su dieci disapprovano la gestione della guerra con l’Iran da parte del presidente Trump. Insieme all’economia, la guerra con l’Iran è la questione più importante che preoccupa oggi il popolo americano”.

“Nel fine settimana il presidente Trump ha annunciato che ‘abbiamo colpito di nuovo duramente l’Iran… in onore dei tre’ militari uccisi nei giorni scorsi. Ma colpire di nuovo l’Iran non onora i militari americani caduti. Garantisce solo che altri americani seguiranno la loro sorte”.

“Se il Presidente vuole davvero onorare le nostre forze armate deve dichiarare la fine di questa inutile guerra, riportare in patria tutti i nostri soldati e annunciare che le basi americane distrutte non saranno ricostruite. È ora di porre fine all’impero americano e tornare a casa”.

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