L’Iran abbraccia l’Afghanistan e si dice pronto a supportare il governo di Kabul nella lotta al terrorismo. Una mossa interessante che modifica e non poco il quadro dei rapporti di forza in Asia centrale, dove finora erano gli Stati Uniti i maggiori alleati del governo afghano che invece, ultimamente, sta cambiando posizione. “La Repubblica islamica dell’Iran cerca incondizionatamente la pace, la stabilità, la calma e la sicurezza per tutti i Paesi vicini”. Queste le parole di Amir Hatami, ministro della Difesa iraniano in un incontro a Teheran con il vice ministro della Difesa afghano, Ahmad Tamim Asi.

Il generale iraniano ha voluto sottolineare l’importanza di Kabul nella politica di Teheran, mostrando in particolare di aver sempre sostenuto il governo afghano nella lotta al terrorismo islamico. Una politica interessante che, per certi versi, ricorda quella sostenuta dall’Iran in Iraq e che lo stesso generale iraniano ha voluto mettere a confronto, come riporta l’agenzia Tasnim. Un rapporto che nel tempo è migliorato e che dimostra da un lato l’ascesa del ruolo geopolitico dell’iran in Asia e, di converso, il graduale deterioramento della leadership americana nell’area.

 

A febbraio, i ministri della difesa di Iran e Afghanistan hanno chiesto sforzi maggiori ai loro governi per rafforzare la cooperazione bilaterale e regionale nella lotta contro il terrorismo, in particolare per il trasferimento di gruppi terroristici dalla Siria e dall’Iraq in Afghanistan e che mettevano a repentaglio la sicurezza dell’Iran costruendo un fronte unico e malleabile alle frontiere occidentali e orientali.

Nel giugno del 2017, l’Iran e l’Afghanistan hanno tenuto un primo primo ciclo di colloqui di alto livello su un documento di partenariato strategico globale come parte degli sforzi per rafforzare le relazioni bilaterali in vari settori, tra cui sicurezza, difesa, economia, cultura e istruzione.

Ma è un rapporto che Teheran ha costruito nel tempo e che, pur manifestandosi più efficacemente in questi mesi, in realtà ha le sue radici molto più indietro e che, per certi versi, deve anche all’interventismo degli Stati Uniti il suo consolidamento. Come scrisse già nell’estate del 2017 Carlotta Gall per il New York Times, la politica americana in Asia centrale e in Medio Oriente, di fatto ha spezzato due importanti poteri contrari all’Iran: quello di Saddam Hussein in Iraq e quello dei talebani in Afghanistan. 

In sostanza, proprio grazie all’interventismo del suo principale nemico, gli Stati Uniti, Teheran è riuscita a debellare due nemici. In questo modo, l’Iran ha ottenuto un doppio vantaggio. Da una parte ha fatto sì che i governi avversari fossero definitivamente rimossi. Dall’altro lato, e questo è ancora più importante, si è incuneata nella politica di quei due Paesi un tempo nemici per renderli suoi partner.

In Iraq, la guerra allo Stato islamico e l’intervento fondamentale delle milizie sciite alleate di Teheran hanno di fatto creato e consolidato un asse tra Baghdad e Teheran che ancora oggi rappresenta un colpo molto duro per la strategia degli Stati Uniti in Medio Oriente. Mentre in Afghanistan, non solo gli Usa hanno debellato il governo talebano dal Paese, ma oggi l’Iran ha intessuto rapporti proprio con i talebani, oltre che con alcune importanti milizie sciite nel Paese, in funzione della lotta allo Stato islamico. Di fronte alla minaccia delle bandiere nere, i talebani, che hanno ricevuto una sorta di sdoganamento politico dalla Cina, vedono ora nell’Iran un interlocutore, mentre trovano le porte sbarrate da parte americana. 

Questo chiaramente non si traduce in un’equiparazione della situazione irachena con quella afghana. Nelle province di confine, esistono forti sacche di resistenza all’ascesa dell’influenza iraniana dovute a differenze culturali, politiche e religiosa (anche se sciismo e sunnismo non sono dirimenti del tutto e sarebbe superficiale, come ricorda Il Post, farne un tema centrale). Però la strategia è simile e Teheran si sta giocando molto, anche d’azzardo, in un Paese che potrebbe diventare una pedina essenziale dello scacchiere che la unisce al gigante cinese: un partner fondamentale per l’economia iraniana.

Il corridoio Cina-Iran serve a entrambi ed è qui che può iessere individuata una chiave di lettura per la strategia di Teheran- Da un punto di vista infrastrutturale, l’Afghanistan è un passaggio obbligato, insieme al Pakistan,. Le merci e i mezzi cinesi devono passare per il territorio sotto il controllo di Kabul che è già oggetto di forti interessi anche del rivale dell’India. L’Iran può ottenere vantaggi fondamentali da questo gioco. Può colpire gli interessi americani allontanando le sue truppe dal confine orientale. Può consolidare l’asse con la Cina attraverso la Nuova Via della Seta. Può aiutare l’impresa indiana che vuole raggiungere i mercati dell’Asia centrale proprio passando per l’Iran e il porto di Chabahar. E, infine, può aggiungere un tassello fondamentale alla stabilità e alla sua sicurezza, sconfiggendo Daesh e trovando una quadra con i talebani.

 

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