Bakhmut torna a essere “epicentro dello ostilità”? Dopo la conquista annunciata dal capo della Wagner, Evgenij Prigozhin, e confermata dal ministero della Difesa russo, la battaglia per la città – paragonata da Volodymyr Zelensky a Hiroshima – non sembra finita.

A dare delle prime indicazioni su quanto sta accadendo nell’area è stato un messaggio su Telegram del viceministro della Difesa Hanna Maliar. “Cosa sta accadendo ora? Stiamo portando avanti la difesa avviata il 24 febbraio 2022. L’operazione difensiva include tutto, anche azioni di controffensiva. Quindi, in alcune aree stiamo procedendo con azioni offensive” ha spiegato il vice ministro come riportato da Adnkronos. “In particolare – continua sempre su Telegram – la direttrice di Bakhmut rimane epicentro delle ostilità. Lì ci muoviamo lungo un fronte abbastanza ampio. Abbiamo successo. Occupiamo le alture dominanti. Il nemico è sulla difensiva e vuole mantenere le sue posizioni. Nel sud, il nemico è sulla difensiva. Perché i russi diffondono notizie su una controffensiva? Perché hanno bisogno di distogliere l’attenzione dalla disfatta lungo la direttiva di Bakhmut”.

Il riferimento è quanto comunicato da Mosca in queste ore sul fatto di avere bloccato una prima controffensiva organizzata dalle truppe di Kiev. “Il nemico voleva sfondare le nostre difese in quella che riteneva la parte più vulnerabile del fronte, ma non ha avuto successo”, ha detto Igor Konashenkov, portavoce della Difesa russa. Ma a seguito di queste dichiarazioni, è arrivata la risposta del Centro per le Comunicazioni strategiche e la sicurezza dell’informazione ucraine che hanno accusato la Russia di volere mettere in atto una “operazione psicologica e mediatica”, mentre altri hanno bollato le frasi di Konashenkov come “deliranti”.

Accuse e controaccuse, dichiarazioni e controdichiarazioni che fanno dunque comprendere che in questo momento ci troviamo in piena fase di infowar, di guerra che si combatte sul campo dell’informazione e che in larga parte è impossibile da verificare. Perché se l’Ucraina vuole mantenere il mistero sulle sue operazioni, altrettanto lo vuole fare la Russia.

Del resto non è un mistero che in questo nuovo modo di fare la guerra, il dominio dell’informazione ha un ruolo primario. Anzi, dal momento che Mosca è uno dei principali protagonisti, se non artefici, dell’evoluzione delle guerre in un sistema multidominio dove l’informazione è un campo di battaglia come gli altri “tradizionali”, non deve sorprendere che la controffensiva di Kiev utilizzi anche questo terreno di scontro. In questo senso, l’operazione ucraina potrebbe essere già iniziata avendo come primo campo di battaglia proprio quello informativo e non quello classico terrestre, aereo o navale.

Bakhmut, visto il ruolo mediatico oltre che eminentemente strategico, rientrerebbe perfettamente in questa dinamica. L’enorme valore simbolico di quella battaglia, sia da parte russa che da parte ucraina, la rende un oggetto fondamentale delle logiche belliche e informative. E ora lo potrebbe diventare tanto la sua difesa da parte russa quanto la sua riconquista da parte ucraina. La battaglia non è realmente mai finita, anche con la caduta della città. E quello che sembra certo è che il “tritacarne” dell’Ucraina orientale, potrebbe presto essere un nuovo capitolo di quella che appare la prima parte della controffensiva di Kiev. Una campagna militare per la quale, come ha spiegato il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba alla Reuters, l’Ucraina ha le armi a sufficienza.

Di sicuro la controffensiva già è partita nel campo dell’informazione, dove gli attori sono diversi e con schemi non sempre chiari. Non è un caso che Kiev abbia parlato di “distrazione” da parte russa. Così come non è un caso che sia stato proprio Prigozhin ad avere sostenuto nelle scorse ore che le forze armate ucraine stessero riconquistano posizioni a nord di Bakhmut, partendo dall’area di Berkhivka. Secondo il leader della Wagner, una “tragedia”, non casualmente resa pubblica dopo l’annuncio del ritiro da parte dei suoi mercenari e la consegna della città nelle mani delle forze armate regolari. Confermando dunque la linea di Kiev, ma anche rafforzando la sua posizione politica in questa nuova fase del conflitto.

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