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L’atteso incontro alla Casa Bianca tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente statunitense Donald Trump non ha prodotto i risultati sperati per Kiev. Zelensky, che aveva puntato sull’ottenimento dei missili Tomahawk a lungo raggio per colpire obiettivi strategici in Russia, è tornato a mani vuote, complice una telefonata tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin avvenuta il giorno prima. Lo riporta il New York Times, delineando un quadro di aspettative infrante per l’Ucraina.

Zelensky aveva preparato il terreno con cura per la sua visita di venerdì. Nei giorni precedenti, aveva insistito sulla necessità dei Tomahawk per rafforzare la posizione ucraina nel conflitto, contattando Trump nel fine settimana e inviando a Washington i suoi più stretti collaboratori per incontrare i produttori delle armi. Tuttavia, l’atmosfera è cambiata radicalmente dopo la chiamata tra Trump e Putin. Secondo il New York Times, il leader russo avrebbe convinto Trump a puntare su nuovi colloqui di pace, distogliendolo dalla vendita delle armi richieste da Kiev.

No ai missili Tomahawk, la delusione di Zelensky

Durante l’incontro, Trump ha manifestato il suo cambio di rotta. Speriamo di poter porre fine alla guerra senza pensare ai Tomahawk,” ha detto a Zelensky, aggiungendo che Putin “vuole fare un accordo”. Parole che hanno suscitato profonda frustrazione nella delegazione ucraina. “Trump è caduto di nuovo nel vecchio trucco di Putin”, ha commentato Oleksandr Merezhko, presidente della commissione per gli affari esteri del parlamento ucraino, al New York Times.

L’Ucraina, che nelle ultime settimane aveva cercato di sfruttare la frustrazione di Trump nei confronti del rifiuto di Mosca di negoziare, si trova ora in una posizione incerta. Invece di ottenere il via libera per attacchi a lungo raggio, Kyiv è costretta a tornare a un ciclo di colloqui che considera già fallimentare. La situazione è complicata dall’attesa di un possibile incontro tra Trump e Putin, previsto a Budapest, con Viktor Orban come padrone di casa.

Zelensky, osserva Politico, al termine dell’incontro alla Casa Bianca, ha dichiarato ai giornalisti che Trump ha espresso preoccupazione per l’escalation del conflitto e l’esaurimento delle scorte missilistiche Usa come motivi della sua riluttanza a fornire ulteriori armi. Interrogato sulla possibilità di ottenere i missili Tomahawk, Zelensky ha risposto con un sorriso ironico: “Sono realista”, sottolineando che questa è la posizione della Casa Bianca, al momento.

La situazione sul campo

A proposito di armi, a destare preoccupazione, dal punto di vista di Zelensky e di Kiev, è in generale il crollo delle forniture di armi. Come ha ricordato il direttore di InsideOver, Fulvio Scaglione, l’Ukraine Support Tracker del Kiel Institute ci dice che, a dispetto delle più recenti iniziative Nato, l’aiuto militare all’Ucraina da parte degli europei è crollato del 57% nella seconda metà dell’anno rispetto alla prima metà, e quello generale del 43%. In poche parole: se non si arriva a confiscare i soldi russi sarà difficile andare avanti. 

A questo punto della guerra, osserva George Bebee, ex direttore dell’analisi sulla Russia alla CIA e direttore della Grand Strategy presso il Quincy Institute for Responsible Statecraft, “c’è poco che le fabbriche militari occidentali, già sovraccariche, possano fare per affrontare la carenza di sistemi di difesa aerea dell’Ucraina, in un momento in cui la Russia ha accumulato un formidabile arsenale di missili, bombe plananti e droni e sta intensificando i suoi attacchi alle infrastrutture ucraine. Attacchi in profondità sulla Russia con missili Tomahawk, che non possono essere forniti in grandi quantità anche se l’Ucraina escogitasse un modo per lanciarli , non cambieranno questo quadro”.

Inoltre, afferma Bebee, “l’Ucraina sta perdendo la guerra del personale, poiché la Russia supera costantemente i suoi obiettivi mensili di reclutamento, mentre l’Ucraina non riesce a raggiungere i numeri necessari per rimpinguare le sue crescenti perdite, comprese quelle di molte delle sue forze più efficaci. L’unico modo in cui Trump potrebbe porre rimedio a questa carenza sarebbe quello di impegnare truppe occidentali in operazioni di combattimento a fianco degli ucraini”.

Perché i Tomahawk non sono dei “game-changer”

Il punto è che, anche qualora Trump decidesse di fornire Kiev degli agognati Tomahwak, ci sarebbero più rischi (pericolo escalation) che effettivi benefici. Secondo la Cnn, infatti, i missili Tomahawk non rappresentano un “game-changer” per l’Ucraina perché il loro impatto “è più psicologico che militare”, a causa della limitata disponibilità negli arsenali USA, dell’alto costo di 2 milioni di dollari ciascuno e della necessità di adattarli per il lancio terrestre, un processo che richiederebbe mesi. Inoltre, osserva ancora la Cnn, il loro raggio d’azione non supera significativamente quello dei droni già usati da Kiev, e il loro utilizzo implicherebbe colpire obiettivi strategici di alto valore, rischiando un’escalation che gli USA, come ammesso dallo stesso Zelensky.

Peraltro, come ha dettagliatamente spiegato Davide Ragnolini su InsideOver, sebbene il Tomahawk rappresenti potenzialmente l’arma occidentale a più lungo raggio impiegata nel teatro ucraino, seguita dai missili da crociera anglo-francesi Storm Shadow / SCALP (560 km circa), e dai missili impiegati dai sistemi balistico-tattici ATACMS (300 km circa), si tratta comunque di un’arma che presenta alcune lacune significative. Sul piano tecnico-operativo, la bassa velocità lo rende particolarmente vulnerabile ai sistemi di difesa puntuale (PD), ovvero sistemi difensivi a corto raggio progettati per proteggere un oggetto specifico, a supporto delle difese a lungo raggio.

Inoltre, ricorda sempre Ragnolini, “sul piano della filiera produttiva, si tratta di una tipologia di missile il cui arsenale è stato molto ridimensionato negli ultimi due anni a causa del suo forte impiego in più teatri operativi:nel 2023, l’intero acquisto annuale di 55 missili Tomahawk avrebbe rappresentato ben il 68% delle munizioni di precisione sparate contro gli Houthi in un solo giorno“. Insomma, secondo l’amministrazione Trump, in attesa del vertice di Budapest con Putin, il gioco non vale la candela. Meglio negoziare, che piaccia o meno agli europei.

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