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Un cessate il fuoco umanitario, almeno secondo chi lo ha dichiarato, che però ha tutta l’aria di una resa o di una prima parziale ammissione della sconfitta per quella coalizione a guida saudita che, dopo 5 anni esatti di guerra, non è riuscita nello Yemen ad ottenere i risultati sperati. A parlare di un momentaneo stop del conflitto, è stato nella serata di mercoledì il portavoce della coalizione saudita, il colonnello Turki al Maliki. Secondo quanto dichiarato dal rappresentante militare di Riad, l’interruzione del conflitto durerĂ  almeno due settimane ed avrĂ  come obiettivo quello di garantire gli aiuti umanitari per fronteggiare l’epidemia da coronavirus.

Il cessate il fuoco unilaterale

Per la veritĂ  lo stop momentaneo alle ostilitĂ  è arrivato in un momento in cui invece la guerra proseguiva con sempre maggiore intensitĂ . Da una parte gli Houti, ossia la coalizione filo sciita che dal 2014 controlla la capitale Sana’a, che hanno avanzato per diverse settimane verso la strategica cittĂ  petrolifera di Marib. Dall’altro lato invece, la coalizione a guida saudita che appoggia il governo del presidente Hadi che fino a poche ore prima dell’annuncio ha rivendicato la conquista di una caserma nella strategica area di Al Jafw. Dunque, una tregua dovuta alla pandemia da coronavirus non sembrava alla portata. Anche perchĂ© ufficialmente nello Yemen non sono ancora stati riscontrati casi di Covid-19, pur se in ogni caso è forte il sospetto che il virus circoli nel Paese senza che però le autoritĂ  abbiano i mezzi per rilevarlo.

Come detto ad inizio articolo, nella serata di mercoledì è stato annunciato un cessate il fuoco unilaterale da parte della coalizione saudita. Esso durerĂ , secondo il portavoce Al Maliki, almeno due settimane ma potrebbe essere esteso ulteriormente nel caso in cui le circostanze lo richiedessero. Dunque, almeno per il momento le armi dovrebbero tacere, il condizionale è d’obbligo visto che anche in passato le tregue poi non hanno sortito l’effetto sperato.

Le difficoltĂ  saudite

Ma vista la situazione sul campo, il cessate il fuoco al momento conviene molto di piĂą proprio alla coalizione che lo ha dichiarato. La guerra contro gli Houti, sospettati di essere vicini all’Iran, è iniziata nel marzo del 2015. L’obiettivo era quello di togliere loro il controllo di Sana’a e far tornare la capitale sotto la giurisdizione del governo di Hadi, fedelissimo di Riad. Per questo i sauditi hanno costituito una coalizione di Stati arabi sunniti, i quali hanno partecipato alle prime fasi degli attacchi aerei volti a supportare l’esercito yemenita. Nonostante un potenziale tecnologico importante, la coalizione guidata dai sauditi però ha incontrato subito forti difficoltĂ , perdendo diversi uomini e mezzi. Gli Houti, capeggiati dalla Guardia Repubblicana fedele all’ex presidente Saleh, sono riusciti in questi anni a capitalizzare al massimo la conoscenza approfondita del territorio. Tra imboscate ed attacchi a sorpresa, i filo sciiti sono riusciti a conservare buona parte delle zone controllate prima dell’attacco saudita.

Per questo dunque, il cessate il fuoco potrebbe in qualche modo essere letto come un’indiretta ammissione delle difficoltĂ  da parte filo saudita. Una tregua quindi, per dimostrare buona volontĂ  e spingere anche la controparte Houti a virare verso quel confronto politico di cui nelle settimane scorse hanno parlato le Nazioni Unite. Il cessate il fuoco quindi, potrebbe avere il coronavirus soltanto come pretesto volto ad interrompere il prima possibile combattimenti che, nel corso di questi cinque anni, all’Arabia Saudita sono costati miliardi di Dollari, oltre che decine di perdite di uomini e mezzi ed una magra figura politica e militare a livello internazionale.

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