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Il calcio in Siria è una componente importante da quando la guerra ha iniziato a fare drammaticamente capolino nel Paese. Il ritorno di una partita in una città appena liberata dal conflitto ha sempre rappresentato una delle prime forme di rientro nella normalità di un determinato territorio. Lo scorso anno, proprio nel giorno della liberazione di Deir Ezzor dall’assedio dell’Isis, un gol di Omar Al Soma (nativo di quella città) ha dato alla Siria il pareggio contro l’Iran che le ha permesso di sperare nella qualificazione ai mondiali di Russia. La gente si è riversata in strada, a Damasco come ad Aleppo caroselli di auto hanno fatto sembrare per un’ora la Siria un Paese realmente normale. 

Ma il calcio è anche motivo di speranza e specchio di una società che, stanca di sette anni di guerra, vuole adesso proiettarsi al futuro. Ed in questo contesto spicca la storia della giovane Maha Janoud.

Il primo allenatore donna del mondo arabo

La Siria ha un suo campionato, il quale per volontà del governo e della locale federazione sportiva si è disputato anche durante gli anni della guerra. Il movimento calcistico siriano ha avuto due exploit nella sua storia, la prima nel 1986 quando ha sfiorato la qualificazione ai mondiali del Messico (perdendo contro l’Iraq in un derby molto teso), la seconda come detto pochi mesi fa quando è uscita soltanto agli spareggi dal mondiale russo. Ma la prosecuzione dell’attività agonistica durante il conflitto ha destato curiosità negli ambienti sportivi. Qualche anno fa, a drizzare ulteriormente l’attenzione sul calcio siriano, anche la strana proposta avanzata a Josè Mourinho dalla federcalcio locale per diventare commissario tecnico della nazionale. 

Il prossimo campionato siriano vede ai nastri di partenza anche una piccola squadra di un sobborgo di Damasco. Si chiama Al-Muhafaza Sporting Club: fondata nel 1988, il palmares non risulta particolarmente significativo ma la società si è sempre distinta per una scrupolosa attenzione nel lanciare giovani talenti locali. Anche quest’anno il suo piccolo stadio da mille posti ospiterà la massima serie del campionato, con le altre squadre della capitale, di Aleppo e di altre città siriane che giocheranno qui. Ma l’attenzione su questo club da parte di pubblico e stampa sarà orientata, prima ancora che sul campo, sulla panchina. Per la prima volta qui infatti, siederà una donna. Si tratta in particolare della giovane Maha Janoud, ex giocatrice ed ex allenatrice della nazionale siriana di calcio femminile. 

Laureata in psicologia a Damasco, come si legge nel suo profilo di Linkedin, il calcio è sempre stata la sua più grande passione. Negli archivi del sito della Fifa, è possibile trovare una sua intervista rilasciata nell’ottobre 2016 durante uno stage tenuto ad Amman in occasione dei mondiali di calcio femminile under 17. Dopo aver giocato per diversi anni nelle squadre della capitale, Maha Janoud ha avuto gloria anche come allenatrice. Prima lo stesso Al-Muhafaza, sezione femminile, poi la nazionale di calcio siriana femminile. Adesso l’occasione di una vita: essere vice allenatore della prima squadra dell’Al-Muhafaza maschile nella Serie A siriana. Un’occasione non solo sportiva, ma intrisa ovviamente di tanti altri significati. In panchina affiancherà l’attuale coach Adnan Dahla, è una prima assoluta nel mondo arabo. 

Ma anche in Europa vedere donne in panchina nel calcio maschile non è proprio usuale. Il primo precedente nel mondo professionistico si ha in Italia, nel 1999: Luciano Gaucci, famoso per essere stato presidente del Perugia che ha portato in Seria A il figlio di Gheddafi, ha tesserato con l’allora sua Viterbese in Serie C Carolina Morace. Poi nel decennio successivo ci sono stati altri casi nel vecchio continente, per lo più però nel calcio dilettantistico. Nel 2014 ha fatto scalpore la nomina di Helena Costa prima e Corinne Diacre poi alla guida del Clermont, Serie B francese. 

Jeans, maglietta, niente velo e vestiti all’occidentale: Maha Janoud si presenta così nelle foto di archivio che girano in rete, adesso in tanti aspettano di vederla con tuta e fischietto in bocca pronta ad allenare assieme al suo coach i ragazzi dell’Al Muhafaza. 

Il calcio come specchio della società

Il mondo del pallone, così amato ed odiato ma così anche immensamente popolare in tutto il mondo, deve forse la sua fama grazie all’immenso merito di poter rappresentare uno spaccato importante della società. Tifo, stadi, mentalità da portare in campo, c’è molto dell’identità di un determinato popolo nella propria squadra rappresentativa che scende in campo.

Ed allora l’esempio di Maha Janoud ben fa comprendere alcuni elementi importanti della società siriana. Una donna che arriva a sedere in una panchina del calcio maschile, è indice di una condizione femminile che nella regione mediorientale appare all’avanguardia. Per lo stesso principio secondo cui il calcio è specchio della società, è certamente impietoso il confronto con l’Arabia Saudita. Qui solo pochi mesi fa le autorità hanno permesso alle donne di poter accedere allo stadio. 

La storia di Maha Janoud sta inevitabilmente facendo il giro del mondo, catalizzando clamorosamente l’attenzione sul campionato siriano. Una nomina, quella della ragazza, che ha ripercussioni non solo sportive: in queste ore, tante ragazze siriane e non solo vedono nell’esperienza di Maha Janoud un simbolo del possibile riscatto post bellico ed un emblema di quello che la Siria vuole essere in un futuro senza più il conflitto. 

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