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Guerra

In Siria la Gran Bretagna sta con turchi (e ribelli)

Nella giornata di giovedì 12 marzo il Ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha ricevuto ad Ankara il Segretario alla Difesa britannico, Ben Wallace, con tanto di cerimonia militare; temi principali dell’incontro le spese per l’industria militare, la situazione regionale...

Nella giornata di giovedì 12 marzo il Ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha ricevuto ad Ankara il Segretario alla Difesa britannico, Ben Wallace, con tanto di cerimonia militare; temi principali dell’incontro le spese per l’industria militare, la situazione regionale legata alla crisi di Idlib e il rinnovato sostegno della Gran Bretagna alla Turchia, in quanto paese membro della Nato. I due ministri hanno espresso la loro determinazione nel voler fermare lo spargimento di sangue a Idlib, nel preservare la stabilità dei confini turchi e nel prevenire una crisi umanitaria in Siria, facendosi anche fotografare presso una torre di osservazione militare turca nella zona di Hatay, al confine con la Siria.

L’incontro di Ankara ha avuto luogo una settimana dopo la visita di Wallace a Washington, dove aveva incontrato il suo omologo statunitense per discutere aspetti legati alla sicurezza, ribadendo la propria convinzione secondo cui “Assad e la Russia stanno perpetrando crimini contro l’umanità a Idlib”. Wallace ha poi affermato che “Assad ha intenzione di spianare tutta la provincia e spingere oltre il confine turco la popolazione rimasta”.

Il 3 marzo scorso era invece stata la volta del Ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, di recarsi ad Ankara per incontrare il suo omologo, Mevlut Cavusoglu e assicurare il sostegno di Londra alla Turchia come alleato Nato, in modo da arrivare a un nuovo cessate il fuoco a Idlib.

Raab ha tenuto a ricordare come la Turchia sia uno dei Paesi membri più importanti della Nato e come l’amicizia tra Gran Bretagna e Turchia sia più forte che mai; il Ministro degli Esteri britannico ha poi accusato il Presidente siriano Bashar al-Assad e la Russia di essere i responsabili degli “ingiusti attacchi” su Idlib ed ha tessuto le lodi della Turchia per i suoi sforzi nel “proteggere la popolazione dagli ingiusti attacchi del regime siriano”.

Oltranzismo britannico a favore della Turchia

Le dichiarazioni di Wallace, ma soprattutto quelle del Ministro degli Esteri britannico Raab, non possono non destare sconcerto, considerato che la Turchia sta di fatto occupando militarmente parte di territorio di uno Stato sovrano, quello siriano, impedendone la riunificazione. Una Turchia che sta tra l’altro utilizzando, proteggendo e sostenendo apertamente gruppi jihadisti attivi in quel pezzo di territorio, tra i quali sono presenti anche i terroristi di Hayyat Tahrir al-Sham, costola siriana di al-Qaeda che ha addirittura ringraziato Ankara per il sostegno contro l’esercito governativo siriano.

Raab ha espresso solidarietà nei confronti dei militari turchi morti sotto il bombardamento siriano, ma ha forse dimenticato di tenere in considerazione che quei militari si trovavano assieme ai terroristi islamici, vero target del bombardamento delle truppe di Assad. Del resto i militari turchi erano già stati presi in castagna in un filmato dove apparivano in radunata, nella zona di Idlib, assieme ai jihadisti e al grido “Allahu Akbar”, video più volte pubblicato su YouTube da diversi utenti ma poi oscurato ed attualmente visibile qui.

Intanto, nella giornata di sabato, un comunicato del gruppo jihadista Faylak al-Sham rendeva nota la contrarietà al passaggio di pattuglie militari russe (ma non di quelle turche) sull’autostrada M4, come previsto dagli accordi di Mosca siglati la scorsa settimana tra Russia e Turchia, minacciando di aprire il fuoco. Gli accordi erano stati rigettati anche dai qaedisti di Hayyat Tahrir al-Sham. In poche parole, i jihadisti vedono di buon occhio la presenza di pattuglie turche, ma non di quelle congiunte che includono i russi, un segnale più che eloquente e significativo.

Usa e Gran Bretagna dietro i “ribelli moderati”

Nel dicembre del 2017 la Devex rendeva noto che il programma “Access to Justice and Community Security” (AJACS) per la Siria era stato sospeso dai suoi sei finanziatori (Stati Uniti, Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Germania e Canada) in seguito a un servizio della BBC Panorama ,dal titolo “Jihadists you pay for”, nel quale la reporter, Jane Corbin, esponeva come i finanziamenti (per un valore di 16 milioni di dollari statunitensi), che in teoria dovevano servire a sostenere la “Free Syrian Police” con l’obiettivo di proteggere la popolazione nelle aree di Aleppo e Idlib, erano invece finiti in tasca a gruppi estremisti responsabili di torture ed esecuzioni sommarie; la reporter aveva anche denunciato diversi casi di corruzione.

Un pezzo della Bbc aveva poi esposto in dettaglio le irregolarità riscontrate dalla reporter, con le forze di polizia finanziate dal programma AJACS accusate di collaborare con estremisti che giustiziavano civili, inclusi due casi di lapidazione nei confronti di donne; il passaggio di denaro da polizia a gruppi estremisti; l’assunzione da parte della polizia di persone risultate però decedute o non esistenti. Nell’aprile del 2017, l’allora Segretario agli Esteri ed attuale Primo Ministro britannico, Boris Johnson, aveva annunciato un ulteriore finanziamento di 4 milioni di sterline a favore della AJACS.

Sul caso era intervenuto anche l’ex corrispondente estero del Guardian, Jonathan Steele, che aveva affermato che se da una parte la Gran Bretagna aveva fornito alla Free Syrian Police addestramento e supporto tattico, la Turchia si era occupata di un ulteriore addestramento.

Nel febbraio del 2018 l’Ufficio per gli Affari Esteri britannico aveva reso noto il ripristino dei finanziamenti al programma  dopo accurate indagini istituzionali ed aveva accusato il servizio della Bbc di essere “non veritiero e fuorviante“.  Accuse alla Bbc Panorama erano arrivate anche dalla Adam Smith International.

Come illustrato dalla Devex, il programma AJACS risultava implementato dai britannici della Adam Smith International e dalla Creative Associates, quest’ultima già nota per aver svolto un ruolo di primo piano nell’esportazione e promozione della “democrazia” statunitense in paesi come Nicaragua e Iraq, come già illustrato dal Prof. Dyonisis Markakis nel suo libro “ US Democracy Promotion in the Middle East: The Pursuit of Hegemony” , assicurandosi anche la ristrutturazione del sistema educativo iracheno e quello afghano, grazie anche ai legami con la USAID, come illustrato dal Dr. Kenneth Saltman. 

Nell’agosto del 2018 però il Governo britannico decideva di porre fine al flusso di finanziamenti nei confronti della “Free Syrian Police” tramite il programma AJACS a causa dell’elevato rischio di operare nelle aree di Aleppo e Idlib.

Interessante il commento al riguardo dell’attivista siriano Wissam Zarqa: “Assieme al servizio di soccorso (Elmetti Bianchi), la Free Syrian Police è una delle migliori fondamenta rivoluzionarie instaurate. Dovremo trovare altri sponsor e sarà difficile”.

L’esecutivo britannico aveva negato che la decisione di porre fine al programma, scattata in seguito all’avanzata dell’esercito governativo siriano verso Idlib, fosse legata allo scandalo sollevato da Bbc Panorama.

L’attuale improvvisa mobilitazione governativa britannica a favore della Turchia proprio nel momento in cui le truppe governative siriane si avvicinano alla città di Idlib, attualmente occupata da vari gruppi jihadisti e dai militari turchi, non può dunque sorprendere, ma può certamente preoccupare visto che è in atto l’occupazione territoriale, militare, ai danni di uno Stato sovrano, che ne impedisce la riunificazione e la normalizzazione dopo otto anni di guerra.





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