Non ci sono più bombardamenti e raid, che hanno caratterizzato soprattutto la prima fase dell’operazionePrimavera di pace“, ma nel nord della Siria si continua a combattere e la situazione non è del tutto stabilizzata. A confermarlo ci sono gli scontri tra milizie Sdf e milizie filo turche lungo l’autostrada M4, così come le dichiarazioni diffuse dal canale Twitter del ministero della difesa turco secondo cui i curdi non stanno rispettando i patti. A questo occorre aggiungere un aumento delle azioni dell’Isis nella zona, le quali hanno preso di mira diverse località siriane.

I combattimenti lungo la M4

Il vertice bilaterale di Sochi tra Putin ed Erdogan dello scorso 22 ottobre, ha sancito una tregua basata su alcuni punti fondamentali: l’allontanamento dei combattenti curdi da una fascia profonde 30 km dal confine turco, il riposizionamento al posto delle Sdf delle truppe dell’esercito siriano, il pattugliamento congiunto russo – turco in una fascia di 10 km. A questo occorre aggiungere anche il via libera per il provvisorio controllo delle porzioni di territorio guadagnate durante le operazioni terrestri compiute dalle milizie filo turche. Un’area delimitata dall’autostrada M4, l’arteria che collega Aleppo con Qamishli. Ed è proprio in questa porzione di territorio che si stanno concentrando i combattimenti. Le forze Sdf e quelle delle milizie vicine ad Ankara hanno ingaggiato diversi combattimenti, con importanti perdite su entrambi i fronti.

Ed è proprio a questo forse che si è riferita la dichiarazione sopra riportata da parte del ministero della difesa turco: “I combattenti curdo-siriani delle Unità di protezione popolari – si legge – continuano a violare gli accordi che la Turchia ha firmato con Stati Uniti e Russia per l’istituzione di una “zona di sicurezza” nel nord-est della Siria. Mentre le forze armate turche sono pienamente impegnate a rispettare l’accordo raggiunto per l’istituzione della zona di sicurezza, i terroristi delle Ypg e del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) continuano ad attaccare il territorio dell’operazione Fonte di pace”.

Dal canto loro, i curdi tramite il canale Twitter del comando delle Sdf, hanno accusato turchi e filo turchi di colpire aree al di fuori della fascia di 30 km, causando anche vittime civili. Il timore dei curdi è che da Ankara ci sia l’intenzione di continuare ad ingrandire la fascia di territorio in possesso alle forze filo turche, da qui la permanenza di propri combattenti nei pressi dell’autostrada M4. Gli scontri delle ultime ore hanno interessato diverse località, alcune delle quali passate di mano più volte tra curdi e filo turchi. Intanto, proprio sul territorio in mano ai gruppi sostenuti dalla Turchia, si stanno concentrando le attenzioni di molte organizzazioni umanitarie: secondo Amnesty International, i miliziani che hanno occupato questa parte della Siria non stanno rispettando i diritti umani, con razzie, abusi ed uccisioni che hanno preso di mira sia la minoranza curda che gli appartenenti ad altre comunità, a partire da quella cristiana.

Il pattugliamento congiunto russo-turco

Nella aree del nord della Siria fuori dal controllo delle milizie filo Ankara, si sta intanto cercando di tornare alla normalità. Per adesso in queste zone la situazione appare meno tesa, non si assiste a combattimenti anche se il pericolo di un riacutizzarsi del conflitto certamente non ha abbandonato una popolazione oramai abituata alla guerra. A destare maggiore preoccupazione per adesso in queste aree è un potenziale ritorno dell’Isis: la fuga di centinaia di miliziani dalle carceri controllate dalle Sdf durante la fase più intensa dell’offensiva turca, ha creato i presupposti per un nuovo periodo nero sotto questo fronte. E negli ultimi giorni è stato riscontrato un aumento dell’aggressività dell’Isis, con diversi attacchi registrati in diverse località siriane. 

Una notizia positiva sembra invece arrivare dal mantenimento dell’accordo tra Russia e Turchia, visto che nelle scorse ore è iniziata una seconda fase di quel pattugliamento congiunto che rappresenta uno dei cardini dell’intesa. Truppe di Mosca ed Ankara, stanno conducendo comuni azioni volte a confermare il ritiro delle forze curde da un’area profonda 10 km dal confine turco. Intanto, l’esercito siriano ha progressivamente preso possesso delle zone di frontiera.