Il rapimento a scopo politico è un elemento che anche nella Libia di oggi inquieta e non poco: anche in un paese in guerra da 8 anni, senza uno Stato da quando Gheddafi è stato ucciso, abituato dunque ad una violenza che sembra non aver fine, il rapimento di una delle deputate più attive suscita molta indignazione. Da martedì infatti non si hanno più notizie di Seham Sergewa, parlamentare di Tobruck tra le più popolari e le più attive. Una banda armata sequestra la deputata mentre è in macchina con il marito in una località dell’est della Libia. Da allora non si hanno più notizie di lei.

Chi è Seham Sergewa

Il nome dell’esponente politico emerge soprattutto a partire dal 2014, anno in cui viene eletta in quel parlamento nazionale che prende poi sede a Tobruk e che in qualche modo appare il braccio politico del generale Haftar, visto che quest’ultimo controlla gran parte della Cirenaica.

Seham Sergewa viene molto apprezzata per il suo impegno sia all’interno del parlamento, che nella società civile risultando tra le donne più influenti del panorama libico. A novembre, in occasione del vertice di Palermo, Seham Sergewe si trova nel capoluogo siciliano in rappresentanza della commissione diritti umani del parlamento di Tobruck. Con lo stesso incarico la deputata risulta rientrata da pochi giorni da Il Cairo prima del rapimento: nella capitale egiziana, in particolare, partecipa ai lavori della riunione tra alcuni parlamentari libici e le istituzioni egiziane per concordare mosse comuni sulla crisi che attanaglia il paese nordafricano.

Così come scrivono fonti locali, di recente Sergewa avrebbe dato vita ad un partito anche a Tripoli portando quindi il suo lavoro nella capitale. In Libia si vivono ore di ansia per le sorti della deputata: le ultime immagini relative al sequestro mostrano l’auto in cui Sergewa avrebbe viaggiato assieme al marito prima del rapimento. I vetri del mezzo appaiono infranti da diversi colpi d’arma da fuoco, il marito invece risulta leggermente ferito.

Cosa vuol dire questo rapimento

L’azione della banda, finora ignota anche perché non risulta essere arrivata alcuna credibile rivendicazione, sembra mossa da finalità terroristiche e politiche. Chi agisce dunque, lo fa con l’intento di intimorire e di colpire la deputata per la sua attività in parlamento. Segno quindi dell’aria che si respira in Libia: pensare che al di fuori di Tripoli, dove dallo scorso 4 aprile si fronteggia il Gna guidato da Al Sarraj e l’Lna di Haftar, la situazione sia sotto controllo non corrisponde a verità. La contrapposizione in seno alla società libica e le azioni di bande armate che agiscono con finalità politica, per non parlare dell’avanzata dell’islamismo, fanno della Libia una polveriera sempre più difficile da gestire.

Questo viene dimostrato anche dal rimpallo di responsabilità circa il rapimento di Seham Sergewa. Il governo di Al Sarraj da Tripoli accuse le forze di Haftar, dall’altro lato dalla Cirenaica si punta il dito contro le milizie al fianco dell’esecutivo stanziato a Tripoli le quali, secondo l’Lna, strumentalizzano il rapimento della deputata per gettare benzina sul fuoco di una guerra che non accenna a finire.