Anche se le attenzioni negli ultimi giorni sono state rivolte alla Siria, la guerra in Libia non è mai finita ed a Tripoli, così come in altre aree del paese, si è continuato a combattere. La situazione nel paese nordafricano non è affatto cambiata ed anzi, per certi versi è apparsa peggiorata. Il conflitto sta continuando a procedere in una continua ed oramai atavica fase di stallo, tutto questo non può che porre, in primis ad un’Europa ancora una volta incapace di intervenire, problemi relativi anche alla sicurezza.
Lo spauracchio del terrorismo nel Fezzan
Già nei giorni scorsi si è parlato dei nuovi raid condotti dagli Stati Uniti nel sud della Libia, in una regione del Fezzan che appare particolarmente turbolenta. Segno di un ritorno alla ribalta della tematica riguardante il terrorismo di matrice islamista, che per la verità nel paese africano non è mai stato superato. L’Isis, in particolar modo, appare destinato a sfruttare varie contingenze a sé favorevoli per provare a ricostituirsi: da un lato l’instabilità politica in Libia e dall’altro, il ritorno dei foreign fighters dalla Siria e dall’Iraq, stanno alimentando le fila del califfato. E le reti internazionali del jihadismo, stanno spostando progressivamente il “centro” del terrorismo proprio tra le dune del Sahara. Mesi fa si è vociferato, senza però avere riscontri, che lo stesso leader dell’Isis Al Baghdadi potrebbe essersi rifugiato in Libia.
Ad alimentare inquietudini per la presenza del terrorismo nel paese a noi dirimpettaio, è un deputato libico originario proprio del Fezzan: “Il problema principale, che a Sebha e nel sud in generale si sta affrontando, è l’alleanza tra l’opposizione chadiana, Isis ed al-Qaeda, che stanno formando una forza armata nella regione”: ad affermare queste dichiarazioni è stato, nei giorni scorsi, Mohamed Ajdaied. Intervistato da SpecialeLibia.it, il deputato che appartiene alla House of Representatives stanziata a Tobruck ha voluto lanciare un allarme sulla situazione dell’intero Fezzan.
La regione, in parte conquistata da Haftar ad inizio anno, in alcune parti ancora oggi è fuori da ogni controllo mentre, nelle stesse città controllate dall’uomo forte della Cirenaica, incluso il capoluogo Sebha, stanno emergendo coalizioni di terroristi in grado di destabilizzare ancora una volta la situazione. Anche far funzionare l’aeroporto della città più rappresentativa del Fezzan, da giorni appare molto difficile: “C’è un problema di sicurezza relativo all’atterraggio e al decollo degli aerei – ha spiegato Aidaied – poichè devono sorvolare a bassa quota aree non sicure, come quella della compagnia Indiana, dove i jihadisti potrebbero prendere di mira i voli”. Anche questo è il segno di come, nel sud della Libia, il contesto generale appaia sempre più precario ed il terrorismo, dal canto suo, sembra sempre più pronto a rialzare la testa.
I pericoli per l’Italia
E per il nostro paese, ancora una volta, non sono belle notizie. Il deteriorarsi della situazione in Libia, in questi mesi ha già contribuito, anche se in minima parte rispetto ad altri fattori, ad una ripresa delle partenze dalle coste della Tripolitania. Ma il punto più importante riguarda la sicurezza: il sud della Libia è terra di passaggio, imprescindibile nodo di collegamento tra l’Africa sub Sahariana ed il Magreb, se la situazione continuerà ad essere instabile con il terrorismo pronto a radicarsi tra le dune del deserto, vorrà dire che le sigle jihadiste saranno prossime ad affacciarsi pericolosamente nel Mediterraneo.
Per di più, la zona del Fezzan è quella dove si concentrano alcuni degli interessi economici più importanti per il nostro paese, a partire da quelli relativi ai giacimenti dell’Eni. Uno dei più grandi si trova ad El Feel, zona attualmente sotto il controllo di milizie ricollegabili ad Haftar, ma non lontana dalle località dove il terrorismo sta mostrando segni di ripresa. Il dossier libico dunque, se dovesse ancora una volta passare in secondo piano, potrebbe riservare sgradite sorprese.
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