I sogni di una ragazza di 22 anni, le sue prospettive ed i progetti futuri anche lì dove il futuro appare spesso offuscato da nuvole nere che celano disastri, attentati e guerre. Forse è proprio questo quello che immagina Tara Fares mentre percorre con la propria auto alcune vie di un quartiere centrale di Baghdad. Pochi anni fa la ragazza è arrivata seconda al concorso di miss Iraq, ma per Baghdad e l’intero paese è lei la più bella ed è anche la più seguita. Foto artistiche nel suo curriculum di modella, nulla di scandaloso sia per i costumi occidentali che per quelli di tanti iracheni, ma evidentemente tanto basta per suscitare la reazione di alcuni gruppi islamisti. Tara Fares forse sa di essere nel loro mirino, ma al tempo stesso forse non si immagina di essere in pericolo. Anche nelle ultime settimane pubblica tranquillamente video su Instagram, dove negli anni diventa una vera star, forse la più popolare di un Iraq che prova anche in questa maniera a ritagliarsi uno spazio di quotidianità e distrarsi dalle follie dell’Isis e dall’ombra di una terribile crisi economica. 

Sabato però la mano armata è molto più vicina alla modella di quanto potesse immaginare la stessa ragazza di 22 anni. Mentre guida nel traffico di Baghdad, una raffica di mitra pone fine alla sua troppo breve vita. E lei è già la quarta donna famosa uccisa in Iraq negli ultimi mesi.

La storia di Tara Fares

La biografia della giovane modella rimasta vittima di un agguato a Baghdad parla di un contesto emancipato e non settario. Il papà è cristiano, la mamma libanese, lei nata nella capitale irachena ma trasferitasi da tempo ad Erbil, capoluogo della regione autonoma del Kurdistan. Forse lì, negli anni passati, la giovane si è sentita maggiormente al sicuro che nella sua città natale. Del resto Tara Fares cresce in un ambiente dove il fanatismo non fa breccia, nella sua stessa famiglia convivono cristiani, sunniti, libanesi e nessuno ha problemi quando alcuni dei suoi parenti la seguono ad Erbil. Lei già da adolescente ha la passione per lo spettacolo. Quando gli Usa invadono l’Iraq e depongono Saddam Hussein, Tara Fares ha appena nove anni, vive dunque la sua adolescenza tra i disastri delle guerre settarie e del conflitto civile scaturito dopo la caduta del rais. Eppure anche in questo Iraq c’è spazio per le attività mondane, per lo spettacolo e le sfilate di moda. 

Seconda a miss Iraq, il maggiore successo lo ottiene però dai social. Sfrutta le potenzialità di Instagram, lì la sua bellezza bruna e tipicamente mediorientale fa breccia nel pubblico iracheno. Nei suoi video c’è spazio per canzoni, discorsi sulla quotidianità delle ragazze irachene, ma anche foto ed immagini dei suoi tatuaggi. Una vita ed una carriera all’occidentale dunque, che attrae le ire dei fondamentalisti. Non si conosce al momento se in passato la ragazza ha ricevuto o meno minacce specifiche, ma forse la decisione di passare sempre meno tempo a Baghdad non appare affatto casuale. E forse, con il senno di poi, mettere piede nella capitale era forse del tutto sconsigliabile. Sogni di gloria, di spettacolo e di carriera di una ragazza di appena 22 anni, sono poi svaniti in pochi secondi per mezzo di un brutale omicidio nel cuore della più grande città irachena.

In Iraq il fondamentalismo acquista terreno

Sembrano lontani i tempi in cui Baghdad è la città con il maggiore numero di locali notturni del medio oriente, punto di riferimento per la vita mondana non solo dell’Iraq ma dell’intera regione. Il partito Baath di Saddam Hussein ha sempre operato per una laicizzazione dello Stato, che è anche coincisa con una maggiore secolarizzazione della società. Negli anni ’80 e ’90, nonostante le guerre con l’Iran e con gli Usa, l’Iraq presenta aspetti molto all’avanguardia da questo punto di vista in seno al mondo arabo. Non tutte le donne indossano il velo, diverse le ragazze che intraprendono la carriera di modelle, ma non solo: università, scuole, mondo della medicina, le donne irachene hanno accesso a gran parte della vita pubblica del paese. 

Oggi sulla carta è ancora così, ma nei fatti tutto appare molto più difficile. Non solo per le donne, ma anche per tutti coloro (a prescindere se maschi o femmine) che mostrano interesse per una vita più discostata dai precetti dell’islamismo radicale. L’Isis militarmente è sconfitto, o quasi, ma il fondamentalismo in Iraq invade sempre più la quotidianità e rischia di marcare i principi cardine della società. La storia drammaticamente interrotta di Tara Fares è solo un esempio. Altre donne ed altri uomini di recente sono morti per via del proprio stile di vita o delle proprie idee. A Bassora un’attivista mamma di due figli, Suaad al-Ali, è stata uccisa mentre era al supermercato assieme al marito. Ad agosto invece è stata uccisa Rafeef al-Yasiri, altra donna molto popolare tra il pubblico iracheno. Sempre in questo mese si conta un’altra morte sospetta: quella di Rasha al-Hassan, proprietaria di un beauty center a Baghdad. 

Ed ecco il paradosso che si trascina dalla guerra del 2003, da quando cioè gli americani hanno messo piede in Iraq per “esportare” la democrazia. Lì dove vi era un Paese in cui, nel bene o nel male, le donne potevano accedere all’istruzione e scegliere autonomamente come vestirsi, adesso vi è una nazione in rovina ed in macerie dove, per l’appunto, anche fare la modella od esprimere semplicemente le proprie idee può far rischiare la vita ad una giovane ragazza. Come nel caso, tragico e terribile, di Tara Fares.