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Il primo esemplare di serie del caccia Sukhoi Su-57 (“Felon” in codice Nato), il velivolo di quinta generazione russo, con il primo nuovo motore operativo sarà consegnato al ministero della Difesa della Federazione Russa prima della fine dell’anno, ha detto ai giornalisti l’amministratore delegato della società statale Rostec, Sergei Chemezov. Come riporta la Tass, Chemezov ha dichiarato che “nel prossimo futuro, letteralmente prima della fine dell’anno, dovremmo consegnare un velivolo prodotto in serie con il motore di primo stadio. È conforme a tutte le caratteristiche richieste per gli aerei di quinta generazione”. L’Ad di Rostec ha anche specificato che tutti i lavori sul Su-57 sono stati condotti secondo il programma stabilito: “abbiamo già consegnato 10 velivoli come lotto di prova, hanno funzionato con successo. Ora è in corso l’attuazione di un contratto statale per la consegna di 76 velivoli”.

Il velivolo che, presumibilmente, sarà consegnato entro la fine dell’anno è però il secondo di serie uscito dalla fabbrica di Komsolsk-na-Amure: il 24 dicembre 2019, il primo Su-57 di produzione è precipitato poco dopo il decollo con la perdita totale del velivolo. Lo scopo del volo era testare proprio i nuovi motori che da sempre, come vedremo, affliggono il progetto del caccia russo. Il caccia, l’undicesimo aereo prodotto dalla Sukhoi – designato Blue 01 – si è schiantato a 111 chilometri dall’aeroporto per un guasto agli impianti avionici di bordo: gli stabilizzatori di coda si sono bloccati in posizione opposta e alla massima escursione non rispondendo più ai comandi nemmeno dopo il passaggio al controllo manuale.

Questo incidente ha ritardato ulteriormente le consegne: due esemplari avrebbero dovuto essere presi in forza ufficialmente dalla Vks (Vozdušno-kosmičeskie sily), la Forza Aerospaziale Russa, in questo 2020.

Secondo i piani della Uac (United Aircraft Corporation), quattro Su-57 saranno consegnati nel 2021, dopodiché la capacità di produzione sarà aumentata fino a 15 aerei all’anno in modo da raggiungere la consegna degli ultimi esemplari nel 2028, ovvero un anno dopo rispetto quanto recentemente preventivato. Persistono ancora poche certezze sui motori, il vero tallone d’Achille del velivolo russo.

Tutti gli esemplari di pre-serie, così come quelli di produzione attuale, sono equipaggiati con i motori Saturn Al-41F1, una versione aggiornata dell’Al-31 sviluppata per il Su-27 Flanker negli anni ’70. Tuttavia questa motorizzazione è considerata una misura provvisoria in quanto un altro motore – finora denominato Izdeliye 30 (Prodotto 30) – è stato sviluppato per il “Felon” da zero.

All’inizio del 2020 sono emerse le foto di un prototipo di Su-57 che provava in volo un Izdeliye 30 ma i nuovi motori sono ancora ben lontani dall’essere prodotti in serie, e pertanto resta la data del 2023/2025 come traguardo finale per il loro montaggio sugli esemplari di serie.

I nuovi motori dovrebbero essere più potenti, più efficienti ed economici di quelli attuali, con alcune caratteristiche impressionanti. Tuttavia, c’è ancora molta strada prima che siano pronti, pertanto tutti i Su-57 di serie prodotti prima di quella data – e forse alcuni anche dopo – saranno dotati del “vecchio” Al-41F1. I nuovi Izdeliye 30, fabbricati sempre dalla Npo, dovranno erogare 11mila chilogrammi di spinta a secco e 18mila con postbruciatore, con l’obiettivo fissato di arrivare sino a 19mila. Anch’essi avranno capacità di spinta vettoriale, per permettere al velivolo di avere migliorate le doti di manovrabilità, e sono progettati per abbattere i consumi di carburante e ridurre il numero di componenti, fattore che ne semplifica notevolmente la manutenzione.

I propulsori sono studiati per far mantenere al Su-57 la cosiddetta supercruise ovvero una velocità di crociera supersonica. Questa è pari a Mach 1.6 a 11mila metri di quota. Possibilità quest’ultima sino ad ora raggiunta solo dal caccia americano della Boeing F-22 “Raptor”.

Una serie di problemi tecnici che, come dicevamo, ha causato ritardi: l’8 febbraio 2018 il Ministero della Difesa russo aveva reso noto dell’imminente firma del contratto di preproduzione del nuovo caccia. Yuri Borisov, viceministro della Difesa, aveva affermato che il primo stadio delle prove del nuovo caccia di quinta generazione si era concluso e che i primi due esemplari avrebbero dovuto diventare operativi entro il 2019. Dopo la perdita del primo esemplare lo scorso dicembre, nella Vks , ad oggi, ancora non ci sono Su-57 in servizio. Qualche mese dopo, a luglio dello stesso anno, un’altra “doccia fredda”: sempre Borisov fa sapere che la Russia non avrebbe avviato la produzione in massa del nuovo cacciabombardiere in quanto, come affermato, non avrebbe avuto senso in questo particolare periodo in quanto i caccia attualmente in servizio (Su-35) sono ancora all’altezza di quelli occidentali. Una spiegazione di propaganda per celare le difficoltà tecniche incontrate nello sviluppo del velivolo anche causate dall’incertezza economica in cui versa la Russia.

Sappiamo anche che l’incidente occorso al caccia ha portato a una parziale riprogettazione: una modifica riguarderebbe proprio la trasmissione idraulica del velivolo, che verrà sostituita con una elettromeccanica. Il primo volo di prova per il Su-57 così modificato è previsto per il 2022, quindi se i ratei di produzione saranno quelli affermati, ci saranno due velivoli in servizio abbastanza diversi.

Lo scopo di tale modifica dovrebbe essere quello di ridurre i costi di manutenzione futuri e aumentare l’efficienza del velivolo. Sembra che il fattore economico – ridurre i costi complessivi di gestione del Su-57 – potrebbe essere cruciale per la sorte del velivolo: come accennato anche da Borisov, all’interno delle Ministero della Difesa russo ci sono persone fortemente critiche verso la nuova macchina di Sukhoi, proprio perché si ritiene che i caccia di vecchia generazione siano ancora efficaci contro quelli occidentali.

Una posizione dettata più dalle ristrettezze economiche che da un reale confronto tra caccia di quarta generazione russa e quinta generazione occidentale, ma che sicuramente farà felice gli Stati maggiori delle aeronautiche della Nato.