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Se l’Ucraina è riuscita a resistere egregiamente all’avanzata dell’esercito russo, sulla carta più avanzato e potente, il merito non è soltanto dell’eroismo mostrato dalle forze di Kiev. Le ragioni del – fin qui – successo difensivo di questo Paese sono anche collegate e collegabili ad un intenso (e complesso) lavoro di intelligence.



In particolare, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, il direttore della Cia, William Burns, ha fornito al governo guidato da Volodymyr Zelensky informazioni di grandissima importanza prima che iniziasse l’operazione militare orchestrata da Mosca. Queste informazioni avrebbero aiutato gli ucraini a preparare i piani difensivi nei primissimi giorni di guerra.

Prima ancora, intorno alla metà dello scorso gennaio, Burns ha effettuato un viaggio segreto in quel di Kiev per un faccia a faccia con Zelensky. Facile intuire il piatto forte del loro incontro: l’analisi e la condivisione dei dati raccolti dall’intelligence americana. Che, fino a quel momento, aveva acquisito notizie molto più consistenti rispetto ai colleghi ucraini ed europei.

Il ruolo della Cia

Tra le informazioni in possesso dell’intelligence statunitense, e condivise con l’Ucraina, c’era anche il fatto che includeva un rapido attacco di Kiev dalla Bielorussia. Non è finita qui, perché il direttore della Cia, sempre stando alla ricostruzione offerta dal Wsj, ha fornito al governo Zelensky un pezzo fondamentale di intelligence che ha aiutato il Paese in misura significativa all’inizio del conflitto.

Un esempio? Burns ha fatto sapere agli alleati ucraini che i russi pianificavano di impossessarsi dell’Aeroporto Antonov a Hostomel, vicino alla capitale, e di usarlo per paracadutare le truppe che avrebbero poi dovuto prendere Kiev e abbattere l’esecutivo di Zelensky. Risultato: quando le unità elitrasportate sono giunte nei pressi dello scalo hanno dovuto fare i conti con perdite tanto pesanti quanto inaspettate.

Pare, inoltre, che Mosca puntasse a una sorta di quinta colonna di collaborazionisti ucraini che, in teoria, avrebbero dovuto decapitare il presidente. Non è un caso che, proprio in quelle ore, gli Stati Uniti offrirono a Zelensky di portarlo in salvo, lontano dall’epicentro del conflitto. A quanto pare, il leader ucraino non avrebbe voluto lasciare l’Ucraina.

Il lavoro dell’intelligence Usa

Dal canto loro, e per tutto lo scorso autunno, diplomatici, generali e spie avrebbero cercato in tutti i modi di dissuadere Vladimir Putin dalle sue intenzioni. Gli Usa avrebbero anche messo in guarda gli alleati europei in merito ai rischi, ma questi ultimi avrebbero giudicato la pressione statunitense troppo allarmante.

In ogni caso, gli Stati Uniti hanno continuato a raccogliere informazioni e condividerle con gli ucraini. Pare che l’intelligence di Washington abbia svolto un lavoro cruciale da almeno tre punti di vista. Intanto, dal 2015 in poi, gli americani avrebbero addestrato fisicamente le unità speciali di Kiev in vista di una possibile guerra. Come se non bastasse, sempre da Washington sarebbero arrivati consigli su come affrontare la Russia. Infine, a guerra iniziata, gli Stati Uniti avrebbero condiviso con le truppe di Zelensky foto satellitari, indicazioni e intercettazioni.

Tutti jolly che “Davide” Kiev avrebbe saputo usare al meglio contro “Golia” Mosca. Unendo il supporto ricevuto da Pentagono e Casa Bianca alla coraggiosa resistenza mostrata, l’Ucraina sarebbe dunque così riuscita a salvare fin qui la propria capitale da una conquista pressoché assicurata.

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