La geopolitica della corsa allo spazio
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Mentre nell’est dell’Ucraina la Russia sta ottenendo un “successo tattico”, come ha sottolineato l’intelligence britannica, a sud le forze del Cremlino devono fare i conti con ripetute, piccole e chirurgiche controffensive nemiche. Azioni che, nel loro insieme e alla lunga, rischiano non solo di mettere in discussione parte dei territori conquistati da Mosca nel quadrante meridionale ucraino, ma anche di far concentrare i russi su un secondo fronte nel sud, parallelo al principale, in fase di svolgimento nel Donbass.

Al netto di qualsiasi road map filtrata dai media, secondo cui Vladimir Putin vorrebbe conquistare gli oblast di Lugansk e Donetsk rispettivamente entro giugno e luglio (per il primo il tempo sarebbe già scaduto), l’esercito russo è ancora impegnato nella battaglia di Severodonetsk. Mosca non ha quindi ancora preso possesso del Lugansk, che pure controllerebbe quasi interamente, pare al 90-95%. Per dare il colpo di reni finale a questa regione dovrebbero servire – a meno di clamorosi colpi di scena – almeno altre due settimane. Ma nel frattempo, come detto, Kiev non sta certo a guardare: oppone una coriacea resistenza nel Donbass e, dove può, sferra fastidiosissimi contrattacchi strategici.



Kiev contrattacca a sud

Da giorni gli analisti segnalano controffensive ucraine nell’oblast di Kherson. L’azione, talvolta inaspettata, delle forze di Kiev ha costretto i russi a concentrare una parte della loro attenzione – e di uomini – nell’area.

Mosca non ha alcuna intenzione di perdere la doppia linea di comunicazione via terra fondamentale per il rifornimento e la logistica del suo apparato militare: l’autostrada E97, che collega Kherson alla Crimea da nord a sud, e la M14, una seconda autostrada che si dipana a est, verso Melitopol, altro centro occupato dai russi. Gli ucraini hanno effettuato vari contrattacchi pianificati contro insediamenti rivali situati sulla sponda orientale del fiume Ihulets, non distante dalla M14. La risposta russa si è materializzata nella distruzione dei ponti usati dagli avversari e nel mantenimento della loro linea contro le ormai previste e continue operazioni di controffensiva.

Non è tuttavia da escludere che le forze di Kiev possano riuscire, in qualche modo, a interrompere l’uso di una di queste autostrade come via di rifornimento principale, andando così a minare – almeno potenzialmente – la capacità dei russi di resistere a ulteriori controffensive ucraine provenienti da nord. Nelle ultime ore, intanto, i soldati della difesa territoriale Azov Dnipro hanno fatto sapere che le Forze Armate ucraine hanno liberato 8 chilometri di territorio occupato nella regione di Kherson.

Il “ventre molle” di Mosca

Il pericolo principale per la Russia, dunque, viene da sud. Si tratta, a ben vedere, di una sorta di serpe in seno a Mosca, visto che le maggiori minacce provengono da due centri conquistati e attualmente sotto controllo del Cremlino: Melitopol e Kherson. Per quanto riguarda Kherson, stiamo parlando del primo e fino ad ora unico capoluogo di un oblast finito sotto il controllo russo, controllato dallo scorso 24 febbraio, inizio della guerra, nonché di una città chiave collegata alle basi russe della Crimea.

Melitopol è invece passata agli onori delle cronache per l’attivismo di alcuni combattenti ucraini locali. Lo scorso 18 maggio, ad esempio, un treno blindato russo, con dieci vagoni e altrettanti serbatoi di carburante, è stato fatto saltare in aria. Questo è stato il primo, tangibile segnale di come la resistenza di Kiev stesse lentamente prendendo forma anche nei territori occupati dai russi.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, difficilmente gli ucraini attaccheranno direttamente Kherson, in primis per scongiurare una strage di civili. È però lecito supporre che gli uomini di Zelensky possano cercare di avvicinarsi il più possibile ad una delle due strade sopra citate, E97 ed M14, nel tentativo di tagliare i rifornimenti a Mosca. Unendo l’intensa attività partigiana degli ucraini a Melitopol, le controffensive di Kiev a Kherson e il massimo impegno russo concentrato altrove (nel Donbass: per conquistare Lugansk e Donetsk ma anche per respingere i nemici da Kharkiv), ecco perché l’Ucraina potrebbe mettere in difficoltà Putin proprio nel quadrante orientale. In che modo? Mettendo in crisi la logistica del suo esercito. Proprio come nelle prime fasi del conflitto.

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