Un nuovo viaggio in Europa per Li Hui. L’inviato speciale del governo cinese per l’Eurasia, ha intrapreso un altro tour nel Vecchio Continente, con tappe previste in Ucraina, Russia e diversi Paesi europei, come Belgio (il quartier generale dell’Unione europea a Bruxelles), Polonia, Germania e Francia.
L’uomo di Xi Jinping è già passato da Mosca, dove ha ribadito le tesi di Pechino in un incontro con il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin. Ha aggiunto una proposta che la Cina aveva precedentemente evitato: la disponibilità a “mediare e raggiungere il consenso tra Russia, Ucraina e altre parti interessate”, lasciando intravedere un nuovo, possibile sviluppo nella posizione del Dragone nei confronti della questione ucraina.
Prima che iniziasse la missione di Li, il ministero degli Esteri cinese spiegava che il suo invio in Europa sarebbe stato propedeutico al raggiungimento di “un consenso sul cessate il fuoco” e alla costruzione di un vero “percorso verso i colloqui di pace”.
Ma perché mister Li ha effettuato un nuovo viaggio in Europa dopo che il primo (ne abbiamo parlato qui) non ha sostanzialmente portato sviluppi desiderati? Per quale motivo, inoltre, la Cina è tornata ad accendere i riflettori sull’Ucraina in seguito a mesi di sostanziale disinteresse, e soprattutto in un periodo delicato, e cioè mentre il gigante asiatico fatica ad affrontare le difficoltà economiche interne e altre sfide urgenti? A cosa punta davvero Pechino?
Pechino e il nuovo scenario ucraino
Procediamo per gradi. Innanzitutto molto è cambiato da quando Li, ex ambasciatore cinese a Mosca (sempre qui abbiamo tratteggiato il suo profilo), ha effettuato il suo primo viaggio in Europa come inviato speciale cinese incaricato di occuparsi del dossier ucraino. Le relazioni diplomatiche tra la Cina e l’Occidente si sono fatte più tese, al netto dell’incontro quasi incolore tra Xi Jinping e Joe Biden andato in scena nel novembre 2023, mentre sul campo di battaglia dell’Ucraina la situazione è ben diversa rispetto allo scorso anno.
A Kiev nessuno si azzarda più a parlare di controffensiva e la Russia ha ripreso a martellare sul fronte meridionale. Le risorse economiche e umane a disposizione di Volodymyr Zelensky si avviano verso l’esaurimento. Gli Stati Uniti non potranno approvare gli aiuti militari all’Ucraina per molto tempo e, addirittura, in caso di elezione di Donald Trump, almeno a giudicare dalle affermazioni del tycoon, lo scenario diventerebbe ancor più cupo per gli ucraini. In Europa, intanto, si moltiplicano i problemi socioeconomici che, tra le altre cose, innescano spesso e volentieri accese proteste contro l’importazione di prodotti ucraini e l’invio di armamenti in direzione opposta.
In un contesto del genere, la Cina ritiene che il sostegno occidentale nei confronti di Zelensky possa ulteriormente ridursi, e che Mosca, dopo aver dimostrato di saper resistere alla pressione delle sanzioni, sia in grado di finanziare la sua operazione militare speciale per tanti altri mesi a venire. Gli equilibri sono cambiati e dunque, a detta di Pechino, è aumentata la probabilità che le parti in causa – leggi: Kiev e il blocco occidentale – possano accettare colloqui di pace e compromessi. Se così fosse, è il messaggio inviato al mondo intero da Zhongnanhai, cuore operativo del Partito Comunista Cinese, a due passi dalla Città Proibita, la Cina sarebbe allora pronta a fungere da mediatrice.
I compiti di Li Hui
L’iniziativa di pace cinese, presentata da Li a metà del 2023, era stata accolta inizialmente con scetticismo, visto che la proposta di Pechino difendeva l’integrità territoriale di Russia e Ucraina, ma non conteneva alcun riferimento all’annessione russa di quattro regioni ucraine, né al ritiro delle truppe del Cremlino. Adesso, dato il nuovo contesto venutosi a creare, questa stessa iniziativa potrebbe trovare accoglimento.
È qui che entra in gioco Li Hui, incaricato di scoprire la disponibilità dell’Ucraina e dei suoi partner occidentali ai negoziati e al compromesso con la Russia; di capire quanto e se Bruxelles e Washington siano disposte a decretare la fine della resistenza di Kiev; di valutare quale piega prenderà il processo della formazione di una nuova architettura di sicurezza in Europa.
Il South China Morning Post ha scritto che funzionari dell’Unione Europea si sarebbero scontrati con l’inviato speciale cinese, indicando che rimane un ampio divario tra le due parti. Secondo Bloomberg, invece, l’ultimo viaggio di Li sarebbe stato “organizzato frettolosamente”, e sarebbe avvenuto tra le crescenti richieste provenienti dall’Ucraina e da vari Paesi europei, desiderosi di convincere la Cina a svolgere un ruolo maggiore per porre fine all’offensiva russa.
In attesa di sapere se la missione dell’uomo di Xi produrrà una fumata bianca o una nera, la Cina monitora con attenzione gli umori dei quattro protagonisti del dossier ucraino – Usa, Ue, Ucraina e Russia – nel tentativo di farsi trovare pronta di fronte ad ogni evenienza.
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