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Non è stato certamente un caso se il 4 maggio il presidente del consiglio europeo Charles Michel sia voluto andare a Chisinau, capitale della Moldavia. Qui la guerra fa paura più che altrove. Su InsideOver già il 15 febbraio, prima quindi dell’intervento russo in Ucraina, si era detto di come in caso di escalation questo piccolo Paese ex sovietico avrebbe rischiato di essere travolto. Il motivo è dato dalla presenza in Moldavia di un “piccolo Donbass”. Una regione a maggioranza russofona cioè controllata da separatisti russi e con il supporto delle truppe di Mosca. Il riferimento è alla Transnistria, dal 1992 indipendente de facto ma non riconosciuta nemmeno dal Cremlino. Una striscia di terra a est del fiume Dnestr confinante con l’Ucraina che, in caso di ulteriore escalation, potrebbe trascinare nella guerra Chisinau.

Michel: “Aumenteremo il supporto alla Moldavia”

Michel a Chisinau ha incontrato Maia Sandu, presidente filo occidentale eletta nel 2019. La Moldavia ha sempre “ballato” tra due distinte visioni. Una più legata alla Russia, l’altra invece a occidente. Tra i primi ci sono coloro che non disdegnano di guardare a Mosca, memori del fatto che il Paese era una delle repubbliche dell’Urss fino al 1991, nonostante non fosse a maggioranza slava. Gran parte dei moldavi parlano il rumeno e si identificano più con i rumeni che con i russi. Da qui parte la base della visione invece del secondo gruppo, di coloro cioè che guardano a occidente. Ma il duello non ha motivazioni etniche. Essere filorussi o filo occidentali da queste parti appare come un qualcosa di legato maggiormente alla sfera politica e alla volontà di assecondare o la volontà di guardare a Mosca oppure quella di integrarsi con l’Ue.

Maia Sandu, anche dopo l’inizio del conflitto, ha mantenuto lo status di neutralità della Moldavia. Uno status su cui Chisinau ha sempre puntato sia per appianare le tensioni interne e sia per evitare tensioni con i vicini. Il presidente però ha messo la firma sulla domanda di adesione all’Ue. Circostanza che non piega la neutralità, ma che spiega la direzione della classe dirigente attualmente in sella. La domanda, ha assicurato Michel, verrà presa in considerazione. Ma prima l’Europa vuole tutelarsi e cerca di evitare sorprese provenienti dalla Transnistria. “Il nostro obiettivo – ha infatti spiegato Michel nel corso di una conferenza stampa congiunta con Maia Sandu – è garantire la stabilità, la sicurezza e l’integrità territoriale della Repubblica moldava. L’Europa è “completamente solidale” con la Moldavia”. E così, prima ancora di esaminare la domanda, Michel ha promesso l’invio di aiuti militari a Chisinau. In particolare, saranno implementati soldi e mezzi a disposizione dell’esercito moldavo. Un modo per provare non solo a rassicurare Maia Sandu, ma anche per cercare di far abbassare le pretese circa un coinvolgimento del Paese nella guerra.

I progetti russi che preoccupano la Moldavia

La tensione è aumentata quando a fine aprile il comandante del distretto militare centrale russo, Rustam Minnekayev, ha reso note possibili velleità russe di unione della Transnistria con il Donbass. Un lungo corridoio possibile solo con la conquista di Odessa, il cui oblast è confinante con la regione autonoma russofona in Moldavia. Per alcuni analisti, viste le difficoltà di Mosca sul campo, Minnekayev ha soltanto voluto lanciare una dichiarazione volta a mantenere alta l’attenzione su Odessa. E, di conseguenza, fare in modo che l’esercito ucraino eviti di distrarre mezzi e uomini dalla città sul Mar Nero e mandare aiuti verso il Donbass, vero obiettivo a breve termine del Cremlino. Per altri invece quelle di Minnekayev potrebbero rappresentare inquietanti anticipazioni circa le volontà concrete della Russia.

Del resto il “sogno” di unire tutte le regioni russofone a Mosca risale già al 2014. Quando la Crimea è stata annessa e quando a Mariupol lottavano soldati di Kiev contro separatisti di Donetsk, da più parti si parlava di una possibile sollevazione anche di Odessa e togliere ogni controllo sul mare all’Ucraina. Ma al di là della fattibilità o meno del progetto, rimane un fatto che dopo le dichiarazioni del generale russo in Transnistria si sono verificati fatti non certo rasserenanti. Attacchi, sparatorie, granate lanciate contro obiettivi sensibili, droni in azione: per alcuni giorni la regione (e l’intera Moldavia) hanno vissuto con il fiato sospeso.

“Gli incidenti che sono avvenuti nella regione della Transnistria alcuni giorni fa – ha rimarcato Maia Sandu oggi in conferenza stampa – sono preoccupanti e i nostri accertamenti indicano che questi incidenti sono stati provocati dalle forze pro guerra nella regione”. La Moldavia, secondo Sandu, non è pronta per una guerra. Ma altre voci fatte circolare nelle ultime ore non hanno lasciato presagire nulla di buono. Martedì ad esempio il comando dell’esercito ucraino ha riferito di movimenti “sospetti”, volti a far evacuare dalla Transnistria i parenti dei generali russi operanti nella regione. Qualcosa si muove e Chisinau continua a tremare. La guerra, non solo da un punto di vista geografico, non appare così lontana.

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