Il tentato golpe della Wagner e la guerra in Ucraina: ecco le possibili conseguenze

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Nella notte, miliziani della Pmc (Private Military Company) russa Wagner hanno avviato un’insurrezione aizzata dal loro leader, Evgenij Prigozhin, nel tentativo di rovesciare l’assetto politico/militare del Cremlino.

Attualmente, mentre scriviamo, i miliziani hanno occupato Rostov sul Don senza sparare un colpo, e lo stesso Prigozhin, stamattina, è giunto in città. Sono stati segnalati scontri a fuoco altrove, soprattutto a Voronezh dove i reparti della Wagner hanno abbattuto almeno tre elicotteri dell’aviazione dell’esercito russo “lealista”.

Mosca è in stato d’assedio, con gli accessi alla città bloccati e la Rosgvardia (la guardia nazionale russa rispondente direttamente al Cremlino) che presidia i centri vitali della capitale. Proprio nella Rosgvardia sono state segnalate alcune defezioni mentre fonti da noi sentite riferiscono che alcuni reparti dell’esercito russo abbiano posato le armi (anche d’élite come i paracadutisti) mentre altre unità si sarebbero schierate con gli insorti.

Gli ultimi movimenti della Wagner

In queste ore, immagini da fonti russe mostrano che mezzi della Wagner hanno sfondato blocchi stradali sull’autostrada M4 a nord di Voronezh e sono diretti verso Mosca. Nella notte, il confine tra la Federazione e il Donbass è stato chiuso, a sottolineare come Mosca si attendesse l’arrivo di elementi della Wagner da quella regione, mentre lo Stato maggiore ha inviato forze speciali a Rostov, sebbene sino a ora non sono stati segnalati combattimenti.

Il presidente Putin questa mattina ha parlato alla nazione, affermando che “la Russia oggi sta conducendo una dura lotta per il suo futuro, respingendo l’aggressione dei neonazisti e dei loro padroni. Questa battaglia, che decide il destino del popolo, richiede l’unificazione di tutte le forze, unità, consolidamento e responsabilità. Le azioni che scindono l’unità sono, infatti, l’apostasia dal proprio popolo, dai compagni d’armi che combattono al fronte. Fu proprio un tale colpo che fu inferto alla Russia nel 1917, poi tutto finì nella tragedia della Guerra Civile. Nella situazione attuale, la Russia deve affrontare il tradimento, ambizioni esorbitanti e interessi personali. Tutti coloro che hanno deliberatamente intrapreso la strada del tradimento subiranno inevitabili punizioni, risponderanno sia davanti alla legge che davanti al popolo. Le forze armate e altri organi statali hanno ricevuto gli ordini necessari, saranno intraprese azioni decisive per stabilizzare la situazione a Rostov sul Don. Gli organizzatori della ribellione hanno tradito la Russia e ne risponderanno”.

Ancora prima, nella notte, è avvenuto un fatto ancora più rilevante che testimonia la gravità di queste ore: il comandante delle forze russe in Ucraina, generale Sergei Surovikin, e il primo vicecapo dell’intelligence militare russa (GRU) generale Vladimir Alekseev, hanno lanciato un appello ai soldati e ai comandanti del Gruppo Wagner invitandoli a deporre le armi e non seguire Prigozhin.

Cambiando lato, il fronte ucraino per il momento tace, con Kiev che sembra non voler spingere gli attacchi a fondo forse seguendo il suggerimento (che appare un ordine) dell’intelligence britannica: il rischio è che un’eventuale rotta con uno sfondamento del fronte getti nel panico il Cremlino portandolo a utilizzare il nucleare tattico, potendo infatti contare su almeno una forza armata che appare più “lealista”: l’aeronautica militare, o Vks (Vozdushno-Kosmicheskiye Sily – Forze aerospaziali).

L’evoluzione del tentato golpe

Il tentato golpe, al momento, è ancora in evoluzione e la situazione è molto tesa: a quanto sembra la maggior parte della popolazione appoggia gli insorti là dove essi sono intervenuti, e non è da escludere che parti delle Forze Armate russe siano dalla loro parte: del resto, nei mesi scorsi, abbiamo assistito ad alcuni alti ufficiali dell’esercito russo che sono passati con Prigozhin abbandonando “le stellette”.

Quanto sta accadendo non è una novità: da mesi il leader del Gruppo Wagner si è scagliato contro il Cremlino e la sua condotta della guerra, lanciando anatemi contro il capo di Stato maggiore della Difesa Valery Gerasimov e il ministro della Difesa Sergey Shoigu. In effetti lo stesso Prigozhin ha chiesto espressamente “le teste” delle due massime cariche militari, affermando di essere “un patriota”.

Non è un segreto che l’uomo sia “un falco” che vorrebbe più impegno nel conflitto, e la sua dichiarazione di venerdì mattina, in cui ha affermato che “in 8 anni l’Ucraina non ha bombardato il Donetsk, ma le postazioni russe. E non avrebbe attaccato la Russia coi soldati Nato. Il Donbass è stato saccheggiato. Il Ministero della Difesa inganna l’opinione pubblica”, ora trova un parziale inquadramento in quanto sta accadendo, sebbene ci possa essere la possibilità che un tale ammissione possa essere stata un tentativo di apertura verso Kiev, magari per ottenere, molto cinicamente, un intervento militare di supporto all’insurrezione in cambio di una tregua generale.

Quanto può influire l’occupazione di Rostov sul Don

Il fronte però appare stabile e non si registrano azioni degne di nota sebbene Kiev riferisca che nella regione di Luhansk abbia recuperato posizioni che aveva perso “sin dal 2014”, ma riteniamo possa trattarsi facilmente di propaganda atta a gettare ulteriore scompiglio negli animi dell’esercito russo. Per parlare delle possibili conseguenze del tentato golpe sull’andamento del conflitto occorre fare un chiarimento: l’occupazione di Rostov sul Don non è casuale ma risponde a un preciso disegno. La città, insieme a Voronezh (dove ci sono scontri a fuoco come detto), a Belgorod e a Kursk rappresenta le retrovie del fronte russo. Le retrovie sono molto importanti in quanto sede di tutta la rete logistica di supporto al conflitto, e occupare i centri cittadini principali significa poter controllarla, almeno in larga parte. Del resto, come sappiamo, le linee di rifornimento russe dipendono per la massima parte dalla rete ferroviaria e controllare le città degli oblast, che sono snodi ferroviari principali, significa poter controllare i flussi di rifornimento.

Questo significa che, se i miliziani del Gruppo Wagner dovessero muoversi anche a Belgorod (dove ha sede un distaccamento) e a Kursk, Prigozhin avrebbe una carta importante da giocarsi con le forze armate per cercare di ottenere il loro appoggio. Potenzialmente, potrebbe perfino bloccare gli afflussi di rifornimenti e quindi nel medio termine andare a incidere sull’andamento del conflitto: esistono sempre depositi e magazzini avanzati, che però, proprio per via delle azioni ucraine in territorio russo, sono stati dispersi e sono di piccole dimensioni, quindi necessitano di flussi più frequenti.

Come disarticolare la catena di comando russa

Inoltre a Rostov è presente il comando delle operazioni in Ucraina, quindi controllare la città significa potenzialmente inserirsi o disarticolare la catena di comando russa. Le truppe cecene sono state segnalate in arrivo a Rostov sul Don e Voronezh, e può essere un ulteriore segnale di come in realtà il Cremlino stia facendo fatica a controllare la situazione e fermare l’insurrezione: questo potrebbe essere indicativo di come, al fronte, i reparti dell’esercito regolare russo abbiano ricevuto ordine di non muoversi e di attendere ordini.

Cosa accadrà nel prossimo futuro al fronte? Difficile fare ipotesi in un momento in cui gli eventi si susseguono a ritmi molto rapidi: gli scenari che si aprono sono tantissimi ed è impossibile (e inutile) elencarli, possiamo però provare a ipotizzare che gli alleati di Kiev, soprattutto Stati Uniti e Regno Unito, seguiranno molto più attentamente la direzione della guerra per evitare che il conflitto degeneri sia dal punto di vista dell’escalation militare, sia dal punto di vista della sua estensione, quindi coinvolgendo la Nato.

Sarà interessante invece osservare le operazioni del Gruppo Wagner all’estero: sappiamo che sono presenti in alcuni Stati africani come il Mali, la Libia o la Repubblica Centraficana agendo nell’interesse del Cremlino ma soprattutto dovendo contare sul supporto logistico dell’esercito e dell’aviazione russa. Se dovesse venire a mancare, per ordine di Mosca, molto probabilmente assisteremmo a rivolte e a nuove e più gravi situazioni di instabilità diffusa. Forse anche per questo, come riporta una fonte non confermata, il piano del presidente Putin sarebbe quello di “eliminare” Prigozhin e offrire un’amnistia ai combattenti della Wagner.