Guerra /

Lo scorso 11 giugno l’Afrl (Air Force Research Lab) ha rilasciato un comunicato in cui annunciava che il secondo test di volo del drone XQ-58A è stato coronato da successo. Il volo è durato 71 minuti durante i quali il velivolo non pilotato ha portato a termine tutti gli obiettivi del test avvenuto nei cieli del poligono e centro sperimentale di Yuma, Arizona.

L’XQ-58A Valkyrie ha fatto il suo primo volo lo scorso 5 marzo, sempre a Yuma, divenendo così il primo vero drone da combattimento stealth nato per operare sia in modo autonomo sia congiuntamente con i velivoli di quinta generazione, come vedremo in dettaglio più avanti. Quello dell’11 giugno è stato il secondo di cinque voli di collaudo previsti.

La Valchiria “loyal wingman” dell’F-35

Il progetto, portato a termine dall’Afrl e dalla Kratos Defense, è nato due anni e mezzo fa quando è stato assegnato il contratto di produzione da parte del Pentagono. Il velivolo, come detto, è un drone da combattimento, un Ucav, in grado di portare il proprio carico di sensori o armamenti (si ritiene possa portare nella stiva interna un paio di bombe di piccolo diametro o un missile da crociera) a una distanza operativa massima che si aggira intorno ai 3200 chilometri (2mila miglia).

L’XQ-58A è lungo poco meno di 10 metri ed ha un’apertura alare di poco meno di 7. Monta un singolo motore con presa d’aria, dal disegno stealth, sul dorso delle fusoliera. Le ali sono a freccia e non presenta piani di coda orizzontali, sostituiti da due derive che hanno un accentuato diedro che ricorda molto quello dei caccia di quinta generazione.

Non sappiamo nulla sulle soluzioni costruttive ma è ragionevole supporre che sia stato fatto largo impiego di materiali compositi e radar-assorbenti: il drone è infatti pensato per operare di concerto all’F-35 e penetrare le bolle A2/AD del nemico.

“L’XQ-58A è il primo esempio di una classe di Uav che è definita da un basso profilo di costi operativi e di procurement e allo stesso tempo provvede a fornire capacità in grado di farne un game changer del campo di battaglia” sono state le parole di Doug Szczublewski, program manager del Afrl. Secondo le prime stime del Pentagono, infatti, il drone verrebbe a costare tra i due e i tre milioni di dollari ad esemplare in caso ne vengano ordinati cento, ovvero quanto il costo di un missile da crociera di tipo avanzato. Il vantaggio per le finanze della Difesa risulta quindi evidente in termini di possibilità di reimpiego.

L’XQ-58A può anche operare da postazioni avanzate grazie alla possibilità di decollare con un sistema razzo-assistito, quindi indipendentemente dalla presenza di una pista di decollo di tipo classico: questo è stato uno dei requisiti fondamentali dell’Usaf per poter essere in grado di raggiungere praticamente ogni parte del globo con il drone.

L’Air Force prevede di ultimare i test in questo biennio e di cominciare con l’ingresso in servizio nel 2023, frattanto non solo l’F-35A sta per essere dotato di un data link in grado di comunicare col l’XQ-58A, ma anche il nuovo F-15EX.

La quinta generazione

Vedremo presto in linea, quindi, il nuovissimo drone da combattimento che opererà a stretto contatto con gli asset di quinta generazione dell’Usaf (e non solo come detto), al pari di quanto sta facendo la Russia con il nuovo drone Okhotnik-B, che però per dimensioni e disegno è radicalmente diverso rispetto alla soluzione americana.

L’XQ-58A sarà quindi il “fedele compagno d’ala” (loyal wingman) dell’F-35 e la vera rivoluzione della quinta generazione di velivoli sta proprio in questo: la possibilità, per un velivolo, di essere anche una piattaforma in grado di dialogare e comandare altri asset sul campo di battaglia; possibilità che si unisce all’enorme capacità di raccolta e analisi dei dati in tempo reale che vengono parimenti condivisi.

Se andiamo a vedere alle caratteristiche di invisibilità, infatti, si tratta di un campo di ricerca che ha fatto parte già delle generazioni di velivoli precedenti: l’SR-71 Blackbird aveva in sé caratteristiche stealth, al pari del suo predecessore U-2/TR-1 per non parlare poi di quanto realizzato con l’F-117. Tutti velivoli ormai consegnati alla storia.

La novità della quinta generazione, infatti, non è essere una piattaforma invisibile ai radar, bensì l’integrazione di questa vecchia tecnologia con le nuove capacità netcentriche di raccolta e condivisione di dati insieme alla possibilità di manovrare altri velivoli unmanned come l’XQ-58A. Caratteristiche, peraltro, che saranno ulteriormente implementate nei caccia di sesta generazione, come da specifiche.

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