Il 12 e il 13 luglio Vilnius, capitale della Lituania, sarà la sede del 33esimo summit della storia della Nato, il primo dopo quello di giugno 2022 svoltosi a Madrid in cui l’Alleanza Atlantica ha messo in campo le sue nuove linee guida strategiche dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Ospita la Lituania, “falco” tra i falchi atlantici
Nel vertice che avrà come ospite d’onore il leader ucraino Volodymyr Zelensky padrona di casa sarà la piccola e agguerrita Lituania. Paese che ha già superato il target di spesa del 2% del Pil per la Difesa e punta al 3%, come ricordato da Laurynas Kasčiūnas, presidente della commissione Sicurezza nazionale e Difesa del parlamento lituano, parlando con Formiche. E non è un caso. Vilnius sta ottenendo nuova centralità nella Nato come prima linea del contenimento anti-russo, come nazione, assieme all’Estonia e alla Polonia, più solerte nel disaccoppiarsi dalla Federazione russa sul gas e nell’inviare armi all’Ucraina.

Dare centralità alla piccola Repubblica del Baltico è stata una scelta chiara da parte del segretario generale Jens Stoltenberg e dei vertici dell’Alleanza Atlantica. Che proprio a Vilnius, peraltro, inizieranno a ragionare sul successore dell’ex premier norvegese. Il baricentro spostato a Est indica che il successore di Stoltenberg potrebbe arrivare proprio dai Paesi ex sovietici, dalla “Nuova Europa”, Marte del Vecchio Continente secondo la metafora del politologo Robert Kagan a inizio Anni Duemila. L’ex presidentessa e “Lady di Ferro” del Vilnius Dalia Grybauskaitė, capo dello Stato della Lituania dal 2009 al 2019, è tra le candidate.
Ma non solo di questo si dovrà discutere. La Lituania è un attore chiave nel contrasto alla Russia e tra le alleate Nato più proattive nel sostegno a Kiev. Ma è anche un laboratorio del nuovo approccio anti-cinese su cui gli Usa spingono. E proprio su questo fronte può essere il teatro in cui varare la svolta “mondiale” dell’Alleanza Atlantica.

La Nato mondiale nascerà a Vilnius?
Il concetto di inscindibilità del contesto securitario euroatlantico e dell’Indo-Pacifico, ribadita di recente con le manovre delle principali marine Nato ai margini della Cina, con alleanze come Aukus e il Gcap tra Italia, Regno Unito e Giappone e con la critica della sinergia russo-cinese, potrebbe avere a Vilnius la sua celebrazione.
In quest’ottica, la preoccupazione per la minaccia cinese è un tema su cui la Lituania, per posizionarsi, spinge da tempo. E l’Atlantic Council indica nella risposta alle sfide di Pechino e nella definizione di una “China Policy” della Nato uno dei metri su cui il summit di Vilnius dovrà essere giudicato. In particolare “il controllo della Cina sulle infrastrutture civili critiche da cui dipendono le operazioni dell’Alleanza sarà una preoccupazione primaria a Vilnius” e si affermerà la matrice duale delle sfide poste all’economia, l’industria e agli asset critici dei Paesi euroatlantici dall’ascesa di Pechino.
Vilnius ha rotto nel 2022 l’accordo 17+1 tra i Paesi dell’Est Europa e la Cina, seguita a ruota da Estonia e Lettonia, per la cooperazione infrastrutturale. L’Atlantic Council ricorda che Washington a Vilnius “richiederà ai leader della Nato di compiere i prossimi passi concreti nell’affrontare la sfida sistemica della Cina attraverso un’intensificata cooperazione transatlantico-transpacifica”. Destinata a essere approfondita dall’invito garantito ai leader di Australia, Giappone, Corea del Sud e Nuova Zelanda per discussioni speciali in una sessione dedicata.
Su questo fronte si muovono da tempo il presidente lituano Gitanas Nauseda e, soprattutto, il “falco” tra i falchi, il Ministro degli Esteri Gabrielius Landsbergis, presidente del partito centrista Unione per la Patria e fautore di una partecipazione sempre più attiva della Lituania a tutte le iniziative di contrasto ai rivali strategici dell’Occidente. Un Occidente il cui confine travalica oggi la Vistola e ha i suoi più accesi sostenitori nelle Repubbliche ex sovietiche. Che per contare alzano sempre di più la posta nel contrasto ai rivali sistemici dell’Alleanza Atlantica. Con somma soddisfazione di Washington, che usa il loro oltranzismo per richiamare ai doveri la più riluttante Europa occidentale.

