Un manipolo di senatori degli Stati Uniti vuole rallentare a tutti costi il trasferimento del primo F-35 destinato alla Turchia. Il timore è che la Russia, con la quale  Recep Tayyip Erdogan sta stringendo affari per l’acquisto del sistema di difesa antiaerea S-400, possa entrare in possesso di informazioni sensibili riguardanti la più avanzata piattaforma aerea schierata dalla Nato. 

Un gruppo bipartisan di legislatori ha per questo aggiunto un emendamento alla legge di stanziamento del Senato per il Dipartimento di Stato e le operazioni estere che proibirebbe l’impiego di fondi del programma Joint Strike Fighters da utilizzare “per trasferire o facilitare il trasferimento del primo jet F-35 in Turchia”, a meno che il segretario di stato non certifichi che la Turchia non acquisterà – come affermato nei giorni scorsi – il sistema missilistico antiaereo di fabbricazione russa S-400. Questo è quanto riporta la Cnn dopo le dichiarazioni di un funzionario della difesa statunitense, che ha riferito le preoccupazioni collegate all’acquisizione del sistema missilistico S-400, noto negli ambienti del Cremlino come “F-35 killer”.

Nel particolare si teme che alcune informazioni sensibili e dati tecnici riguardanti il caccia di quinta generazione potrebbero essere passate  volontariamente o involontariamente a Mosca, o cadere comunque nelle mani dell’ingelligence del Cremlino.

La preoccupazione risiede nel fatto che “l’F-35 è il velivolo più avanzato della Nato, e se la Turchia proseguisse con l’acquisizione dell’S-400, permetterà ai russi di raccogliere informazioni su come attaccare più efficacemente un F-35”, ha dichiarato il senatore Chris Van Hollen, un democratico del Maryland, co-promotori dell’emendamento atto a rallentare la consegna del velivolo.

Le preoccupazioni di Ankara riguardanti un eventuale “ricatto” da parte degli Stati Uniti basato sulla contropartita F-35 – la cui consegna doveva iniziare oggi dopo una cerimonia svoltasi presso la base aeronautica di Luke, in Arizona – erano già state divulgate gli scorsi giorni: “La Turchia sta adempiendo a tutti i suoi impegni” e si aspetta “puntualità nella consegna del primo caccia di quinta generazione F-35 Joint Strike Fighter” aveva riferito alla stampa il ministro della Difesa turca Canikli. Asserendo che le pressioni di Washington intese a scoraggiare l’acquisto del sistema d’arma russo sono da considerarsi “inaccettabili”, approssimativi al ricatto. 

La Turchia assumerà tecnicamente la proprietà del primo degli oltre 30 F-35A ( +70 opzionati) destinati alla Turkish Air Force – terza forza aera per grandezza all’interno della Nato – da questo giovedì, ma gli Stati Uniti manterranno comunque l’affidamento dei jet durante l’addestramento dei piloti e del personale di terra adibito. Questa rallentamento potrebbe permettere ai membri del Senato di avere il tempo, o le leve necessarie, per contrapporsi ai voleri di Ankara, che non pare curarsi di questa “combinazione di armamenti” sgradita al Pentagono.

Come riportato in precedenza, il sistema Surface-to-Air S-400 – classificato dalla Nato come il nome in codice “Growler” – è una piattaforma di difesa antiaerea che comprende otto lanciatori con una dotazione di 112 missili, ed è capace di tracciare oltre 36 obiettivi contemporaneamente ha un raggio d’azione di oltre 400 km e raggiunge una velocità di Mach 2.3/9. Secondo fonti russe l’S-400 sarebbe efficace anche contro i caccia stealth di quinta generazione F-35 Joint Strike Fighter: cacciabombardiere con capacità stealth, supersonico e multiruolo, del quale presto saranno dotati Stati Uniti, Regno Unito,Israele, Italia, Danimarca, Paesi Bassi, Giappone, Corea del Sud, Australia, Norvegia.