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Abbiamo sentito tante volte parlare del Mossad, l’intelligence israeliana tra le più sofisticate al mondo, ma sono diverse le operazioni che ancora oggi attendono una rivendicazione ufficiale, che probabilmente non avverrà mai.

Tuttavia, tra le storie firmate dall’agenzia, una in particolare è tutt’oggi motivo di orgoglio israeliano: si tratta di un eroe e di un martire che ha sacrificato vita, famiglia, e ideali per il proprio Paese, si tratta di Eli Cohen. Dicembre 2024 ha segnato il centenario dalla sua nascita, e dopo la caduta di Bashar al-Assad si dice che le spie di Israele stiano cercando, nella capitale siriana Damasco, il luogo di sepoltura di un uomo che, tra grandezza e tragedia, ha fatto la storia dello spionaggio.

Chi era Eli Cohen

La straordinaria storia di Cohen inizia ad Alessandria d’Egitto, quando viene messo al mondo nel 1924 da una famiglia di ebrei siriani originari di Aleppo. Secondo di otto figli, il patriottismo entrerà ben presto a far parte nella sua vita, quando il clima nazionalista e anti-israeliano inizia a fomentare l’Egitto dopo la nascita dello Stato di Israele, nel 1948. Quel clima costringe la sua famiglia ad emigrare nella terra promessa, ma Eli decide di rimanere in Egitto per finire i suoi studi universitari.

Nel 1951, anno in cui viene ufficialmente riconosciuto come parte della struttura burocratica, il Mossad crea un’organizzazione di ebrei egiziani per sostenere coloro che volevano rifugiarsi in Israele. Eli Cohen viene reclutato. Qui inizia il suo viaggio nei servizi segreti, viaggio che finirà 14 anni dopo, insieme alla sua vita.

La svolta avviene nel 1956, quando le forti tensioni tra Gerusalemme e Il Cairo, impegnati nella crisi di Suez lo portano all’espulsione, costringendolo così ad emigrare in Israele, a Bat Yam. Quella che conduce fino al 1960 è una vita apparentemente tranquilla, conosce e sposa l’amore della sua vita, l’israeliana di origini irachene Nadja Majald e lavora come contabile e ispettore da Hamshbir, una catena di grandi magazzini.

La quiete si interrompe quando alla porta di casa sua bussa nuovamente il Mossad per reclutarlo. Dopo un intenso addestramento durato all’incirca sei mesi, Eli diventa un katsa (un agente sul campo) e viene mandato l’anno successivo a Buenos Aires con la copertura che vestirà fino al giorno della sua morte, Kamel Amin Tha’abet.

Kamel Amin Tha’abet

Uomo d’affari siriano espatriato in Argentina per motivi politici, Kamel inizia la sua nuova vita frequentando sin da subito esuli nazisti che lo presentano al generale siriano Amin al-Hafiz, segretamente membro del Baath, il partito socialista panarabo. Il legame tra i due si stringe particolarmente e Kamel rivela la sua posizione politica a favore del partito.

In previsione di un grosso colpo di stato, la spia del Mossad si reca finalmente a Damasco nel 1962, portandosi dietro una forte personalità che è riuscita a solidificarsi grazie ai legami con i membri del Baath.

Nel 1963 accade quello per cui l’intelligence aveva preparato il suo agente: Amin al-Hafiz porta a segno il colpo di Stato e diventa il nuovo Presidente della Siria. Eli, o meglio Kamel, viene nominato dal neo-leader di Stato come viceministro della Difesa del regime siriano, una carica di altissimo rango.

Dopo giornate passate a stringere mani dell’establishment, Kamel collezionava informazioni top secret che quotidianamente riportava in codice Morse tramite una radio nascosta al quartier generale del Mossad in Israele. Le trasmissioni radio erano brevi per evitare che venissero localizzate dalle autorità siriane, che monitoravano le frequenze per scoprire eventuali attività spionistiche.

Le piante di eucalipto e la fine

A testimoniare l’astuzia di Cohen è il celebre episodio delle piante di eucalipto. Divenuto ormai un pezzo grosso del governo, Kamel mostra un particolare interesse per capire come i siriani attaccheranno il suo nemico. Decide così di fare un tour guidato dai generali sulle Alture del Golan, dove le truppe erano appostate in attesa di ordini contro Gerusalemme. Kamel riportò agli ufficiali la drammatica situazione dei soldati, che dovevano resistere tutto il giorno sotto al sole cocente, fucili alla mano. Con questa scusa, fece piantare diversi alberi di eucalipto per fornire ombra e sollievo ai soldati, e al contempo visibilità strategica agli israeliani.

Tutto finisce in un batter d’occhio. Nel 1965, una squadra dell’Unione Sovietica viene mandata a Damasco per fornire un supporto ai siriani, che da tempo sospettano la presenza di una spia all’interno del governo. Kamel viene colto in flagrante mentre stava trasmettendo informazioni nel suo appartamento.

Israele ammette immediatamente il suo coinvolgimento e rivela la vera identità di Eli Cohen. Propongono uno scambio con alcuni uomini di servizi arabi catturati in Israele, ma la ferita subita dalla Siria è talmente profonda che rifiutano qualsiasi trattativa. Tra appelli internazionali di Francia, Belgio e Canada, nulla di tutto è in grado di placare il volere di Damasco. Eli viene condannato a morte e pubblicamente impiccato nella piazza centrale della capitale.

È grazie alle sue preziose informazioni che Israele riuscì a vincere la guerra dei sei giorni, in cui le truppe dell’Idf riuscirono a conquistare il Golan. Eli Cohen non tornerà più a casa da sua moglie e dai suoi figli, e così anche le sue spoglie, tuttora conservate in Siria e mai restituite ad Israele.

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