L’accusa è di quelle pesantissime: occultamento di crimini di guerra. La rivelazione arriva dal Sunday Times e dalla Bbc: uno “squadrone della morte” composto da elementi del Sas, un reggimento delle Forze Speciali inglesi, avrebbe ucciso indiscriminatamente civili in Afghanistan e qualcuno, nelle alte sfere dell’Esercito, avrebbe cercato di tenerlo nascosto.

La diffusione di e-mail segrete sulle operazioni del Sas in Afghanistan sta causando imbarazzo e un vero e proprio terremoto politico all’interno del Ministero della Difesa di Londra, con un processo che inizierà questa settimana per riesaminare il modo in cui il governo e il dicastero sono stati tenuti all’oscuro di quanto accaduto.

Qualcuno punta il dito sul dipartimento legale del Ministero, altri sullo Stato maggiore dei reparti di Forze Speciali che avrebbero insabbiato il tutto, ma la questione è arrivata direttamente sul tavolo del ministro della Difesa Ben Wallace che ora intende riesaminare tutta la questione dall’inizio.

Quanto accaduto, infatti, non è recente ma risale al 2011, quando nella provincia di Helmand una compagnia, la D, del 22esimo reggimento del Sas, si sarebbe macchiata di violenze sulla popolazione civile e di vere e proprie esecuzioni sommarie. Tutto emerge quando un contadino afghano presenta denuncia contro il governo britannico a seguito dell’uccisione di quattro membri della sua famiglia dopo un raid effettuato proprio dal Sas nel suo villaggio: tutti trovati morti con colpi di arma da fuoco alla testa. Lo stesso uomo era stato imprigionato per 20 giorni dopo il raid e poi rilasciato senza alcuna accusa. La denuncia sui quattro omicidi era stata trasmessa al ramo investigativo speciale della Royal Military Police (Rmp), che ha ritenuto che le accuse fossero sufficientemente gravi per avviare un’indagine nel marzo 2014. L’indagine, chiamata Operazione Northmoor, si concluse tre anni dopo, nel 2017, quando l’avvocato che stava portando avanti la causa legale, Phil Shiner, viene radiato dall’albo per aver pagato persone in Iraq per accaparrarsi clienti.

Shiner, infatti, lavorava per conto del Iraq Historic Allegations Team (Ihat), che ha indagato su presunti crimini di guerra commessi da soldati britannici in Iraq, oltre che occuparsi dell’Operazione Northmoor.

Le inchieste non produssero nessun risultato e non ci fu nessun indagato: in un anno di indagini però, Shiner afferma di aver trovato prove di omicidi da parte di elementi del Sas, nonché uccisioni di persone trattenute in custodia, pestaggi, torture e abusi sessuali di detenuti da parte di membri del Black Watch, un altro reggimento dell’Esercito inglese.

Storie torbide che si incrociano tra Baghdad e Kabul, con un denominatore comune rappresentato dai militari inglesi che effettuano quelle che sembrano spedizioni punitive. Come quella che vede coinvolto ancora un soldato del Sas, che entrato in una casa di un villaggio afgano, sparò a tre ragazzi e un giovane in testa a distanza ravvicinata. Due delle vittime, che avevano 12, 14, 17 e 20 anni, furono successivamente dichiarate dal governo membri dei talebani, ma nessuna prova fu prodotta in tal senso.

Sembrava che tutto quanto fosse stato messo a tacere, che il tentativo di insabbiamento avesse avuto successo, ma ora le mail pubblicate dai media britannici fanno scoppiare nuovamente lo scandalo.

Come riporta la Bbc il giudice che si sta occupando del caso ha chiesto al Ministero della Difesa una spiegazione del perché le e-mail non sono state rivelate durante precedenti procedimenti.

Una fonte del dicastero ha affermato che le rivelazioni avevano causato “vera preoccupazione”, tra i ministri del governo britannico quando si è capito, lo scorso venerdì, cosa stava per diventare pubblico, ma hanno insistito sul fatto che il loro disagio era derivato da una mancanza di comunicazione con il Ministero della Difesa, lasciando intendere che la fiducia verso i comandanti del Sas, o comunque verso i vertici militari, è rimasta immutata.

Hanno infatti negato che le rivelazioni avrebbero sconvolto i rapporti con il comandante delle Forze Speciali, o con il capo dello Stato maggiore o con quello dell’esercito, che era al comando delle Forze Speciali nel periodo 2012-2015.

Le accuse di insabbiamento tornano così prepotentemente in auge dopo pochi anni dalla chiusura della prima inchiesta pubblica, la già citata Operazione Northmoor, il cui esito aveva scatenato una ridda di polemiche mai del tutto sopite, nonostante le dichiarazioni ufficiali del governo britannico e dell’Esercito che si sono sempre detti estranei a ogni tipo di interferenza sul procedimento di inchiesta.“Le accuse secondo cui il Ministero della Difesa ha interferito con le indagini o le decisioni giudiziarie relative alla condotta delle forze britanniche in Iraq e in Afghanistan sono false” ebbe a dire il portavoce del Ministero a novembre del 2019 “durante tutto il processo le decisioni dei pubblici ministeri e degli investigatori sono state indipendenti dal Ministero della Difesa e hanno comportato supervisione esterna e consulenza legale”.

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