Un salto nel buio per il Medio Oriente, un colpo al cuore della diplomazia internazionale. Le bombe sul Qatar, ottavo teatro d’operazione di Tel Aviv, sono l’ennesima minaccia alla tenuta del sistema geopolitico regionale.
Israele si ricompatta attorno alle bombe sui negoziatori di Hamas: Benjamin Netanyahu assume “tutte le responsabilità” per i bombardamenti contro Doha, capitale del Qatar, che hanno preso di mira i diplomatici dell’organizzazione che controlla Gaza mentre discutevano la proposta di pace e la liberazione degli ostaggi. Anche Yair Lapid, capo dell’opposizione, esalta “l’eccellente operazione dell’Idf” che allontana la liberazione di quegli stessi ostaggi per la cui liberazione diceva Bibi non stesse facendo abbastanza. Ma mentre i vari nazionalisti di Tel Aviv gongolano, durissimi interrogativi si pongono.
Primo: potrà ancora seriamente Israele parlare di “guerra per liberare gli ostaggi” a Gaza dopo aver bombardato i negoziatori? Se già in precedenza questa tesi sembrava fallace e non soddisfacente, ora il re è nudo.
Secondo punto: chi sapeva? Le fonti Osint e diversi commentatori informati sui fatti parlano di un plausibile coinvolgimento americano. Ryan Grim di DropSite ha scritto che “Trump ha inviato un accordo di pace ad Hamas, Hamas si è incontrata per discuterne a Doha, dove gli Stati Uniti stanno mediando i colloqui e hanno una base, e Israele li ha bombardati, presumibilmente con il supporto degli Stati Uniti”.
Per Grim “l’attacco a Doha era mirato ai negoziatori di Hamas che si erano riuniti per discutere l’offerta di cessate il fuoco di Trump, proprio come Trump ha condotto falsi colloqui nucleari con l’Iran per uccidere i negoziatori iraniani”. Le fonti, inoltre, riportano di aerei americani e britannici in volo prima dell’attacco.
Se di attacco aereo si è trattato, difficile pensare a un Qatar non informato dai fatti. Doha ha un’ottima antiaerea e possiede caccia Rafale, Typhoon e F-15. Possibile non fosse a conoscenza di nulla e sia stata sorpresa?
E, infine, chi si fiderà più delle promesse negoziali di Usa e Israele dopo questa manovra volta a colpire i diplomatici di Hamas in un Paese terzo? Chi ricostituirà la possibilità di un dialogo e di un confronto politico costruttivo? A essere minato è stato l’ordine internazionale in quanto tale, la certezza di ciò che rimaneva della possibilità di dialogo per pacificare il Medio Oriente, la possibilità di un accordo capace di frenare le guerre infinte. Tre mesi dopo l’Iran, anche Hamas è colpito tra l’incudine americano e il martello israeliano. Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno scelto di eleggere la forza a unico metro di giudizio del futuro politico della regione. Decisione azzardata da cui difficilmente si tornerà indietro senza gravi conseguenze per tutti.

