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Fino a una manciata di anni fa nessuno avrebbe immaginato che delle piccole navicelle spaziali sarebbero divenute parte integrante del nostro quotidiano. Invece eccoli oggi i cieli percorsi dai droni. Le piccole ”astronavi”, ormai impiegate nei più svariati settori e in continua evoluzione, erano impensabili in un passato non troppo remoto, e ancor più difficile da immaginare era che il Rwanda, il piccolissimo stato dell’Africa centrale che soli 23 anni fa ha conosciuto l’orrore del genocidio, sarebbe diventato invece la prima nazione del pianeta ad ospitare un aeroporto per droni.

Immaginazione, fantascienza, fantasia narrativa? No è la verità e con risvolti molto più profondi e radicati nel sociale di quanto possa sembrare a una prima lettura della notizia.

Il perché infatti venga realizzato un droni porto in Africa non è d’immediata comprensione, ma ci si rende invece conto dell’importanza di questo progetto voluto dal preisdente rwandese Paul Kagame nel momento in cui si scoprono le finalità.

Il paese dei Grandi Laghi, sebbene negli ultimi vent’anni abbia assistito ad un progresso quasi senza pari nel continente africano, rimane però ancora uno degli stati più poveri al mondo. Ciò significa che la rete dei collegamenti e delle infrastrutture è estremamente precaria e sopratutto durante la stagione delle piogge molte comunità rurali vivono nell’isolamento e nell’impossibilità di accedere ai servizi medici. Tradotto in numeri significa che oggi il 25% delle morti per malaria in Rwanda è dovuto alla mancanza di sacche di sangue per effettuare le trasfusioni e che altre 100mila persone ogni anno, proprio perchè impossibilitate a effettuare regolari trasfusioni, muoiono di anemia falciforme. Cosa c’entra tutto ciò con un aeroporto per droni? Vista la difficoltà di effettuare spostamenti via terra e raggiungere tutti i villaggi del Paese, allora il governo rwandese ha pensato di sposare il progetto del droni porto e dotarsi così di una flotta di pony express volanti che avranno il compito di trasportare farmaci e sacche di sangue in tutta la nazione delle ”Mille colline”.

L’idea è stata messa a punto dal governo rwandese, dalla startup Zipline e vede la partecipazione del colosso americano UPS. Partendo dalla costruzione di un droni-porto, la volontà è quella di creare inizialmente collegamenti con cinque ospedali; successivamente dovrebbero divenire almeno 45 gli ospedali serviti dai droni e in un giorno si prevede che i postini volanti possano effettuare fino a 150 consegne, con tempi massimi di 15 minuti l’una.

I mini aeroplani hanno un peso di 22 chili e, sfruttando il segnale Gps, sono in grado di trasportare materiale di 10 chili fino a 75 migliaia di distanza. Poi, una volta a destinazione, i droni, che volano a un’altezza di 500 metri, paracadutano il contenuto.

Le autorità governative del Rwanda hanno fatto sapere di essersi già messe all’opera per la costruzione del droni-porto, che viene realizzato grazie alla collaborazione dell’Istituto Federale di Tecnologia di Losanna insieme al noto architetto inglese Norman Foster, il quale ha così parlato in merito al progetto che dovrebbe essere ultimato entro il 2020: ”Dal momento che la rete stradale e le vie di comunicazione non sono in buono stato, i droni possono essere il mezzo con cui abbattere l’isolamento della popolazione che vive nei villaggi”. E poi ha proseguito, dicendo: ”I cellulari in Africa sono stati lo strumento con cui il continente ha sopperito alla mancanza di linee telefoniche fisse; chissà che l’impiego dei droni non possa essere il mezzo con cui superare barriere geografiche come montagne, laghi, fiumi, altrimenti insormontabili, dal momento che non ci sono le adeguate infrastrutture”.

Però, c’è anche un altro lato della medaglia, e guardando il progetto in filigrana ci si rende conto infatti di come ci siano alcune ombre che sembrano addensarsi all’orizzonte dell’iniziativa. Il timore è quello che, conoscendo la storia del Ruanda, il droni porto possa nascondere anche degli scopi militari. Il Rwanda rimane infatti un Paese con dei rapporti molto conflittuali nei confronti del vicino Burundi, ma soprattutto con la Repubblica democratica del Congo e quindi la paura è che i droni possano essere impiegati anche per attività militari. E a lanciare l’allarme è stata la BBC, che in un’inchiesta ha fatto sapere che l’esercito del Rwanda ha già dimostrato interesse per i veivoli di Zipline. Ma per fronteggiare il rischio che i droni possano essere usati per spionaggio, le industrie di produzione, e tutti gli attori impegnati in questo lavoro, si sono già espressi dicendo che monitoreranno gli sviluppi in modo minuzioso per accertarsi che gli scopi finali siano umanitari e che non ci sia nessuno spazio per quelli militari.

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