La geopolitica della corsa allo spazio
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L’occhio degli Stati Uniti scruta l’Ucraina e la Russia da molto prima della guerra. Ma riducendo l’arco temporale agli ultimi mesi, già agli inizi dell’escalation, quando ancora tacevano le armi in Europa, Washington ha voluto far capire al resto del mondo di avere il pieno polso della situazione di quanto stava accadendo e stava per accadere alle porte dell’Europa. L’amministrazione Usa è stata l’unica ad allertare il mondo delle intenzioni di Vladimir Putin. Joe Biden, rilanciando i report dei servizi, ha sempre messo in guardia dal pericolo di un’invasione, addirittura parlando di possibili date.

Molto spesso, le affermazioni dell’amministrazione democratica sono state seguite da una forma quasi di sottovalutazione, se non di una vera e propria presa in giro. Nessuno riteneva possibile che la Russia avesse già deciso di andare avanti fino a muovere guerra all’Ucraina mentre il mondo della diplomazia cercava in tutti i modi di trovare un accordo dopo gli avvertimenti del Cremlino. Le esercitazioni militari che venivano effettuate ai confini dell’Ucraina, in territorio russo come anche bielorusso, erano considerate delle manovre per mettere sotto pressione Kiev e l’Occidente, e la maggior parte dei principali partner della Federazione si erano recati a Mosca con l’idea di evitare la debacle.

Gli avvertimenti statunitensi e inglesi hanno avuto poi una tragica concretezza. L’operazione militare speciale avviata da Putin dopo il riconoscimento delle repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk ha scatenato un conflitto di cui ancora oggi vediamo le sue conseguenze. E se non è questa la sede per un’analisi del conflitto, è però utile soffermarci sul ruolo che l’intelligence angloamericana ha avuto dall’inizio dell’invasione. Un’importanza che è cresciuta non solo dal punto di vista fattuale, sul campo, ma anche a livello mediatico. Duplice binario di una guerra che non può che essere evidentemente ibrida, tra la concretezza delle armi e le più profonde, ma non meno incisive, tecniche di info-war.

Le ultime rivelazioni dei media statunitensi hanno segnato un cambio di percezione definitiva sull’importanza dell’intelligence Usa nel conflitto. Washington Post e New York Times, ma anche con essi anche altre testate ed emittenti statunitensi, hanno avuto modo di confermare un impegno costante e pubblico delle agenzie di Washington. Una pubblicizzazione che non era mai stata così evidente nemmeno nelle guerra più recenti in cui sono state coinvolte (direttamente o indirettamente) le forze Usa. E che pertanto conferma un posizionamento sempre più elevato dei servizi segreti nelle gerarchie anche della strategia bellica americana. Le agenzie di sicurezza non sono più un apparato oscuro del sistema statunitense, ma elementi fondamentali della difesa e della politica estera. Elementi vivi, visibili, mediatici, con un continui flusso di informazioni che vengono lasciate trapelare attraverso “fonti anonime” ai maggiori media del Paese per veicolare messaggi ad uso esterno e interno. Talmente presenzialiste da avere allarmato la stessa Casa Bianca, la quale ha dovuto convocare i capi delle maggiori agenzia di sicurezza per chiedere di evitare pericolose fughe di notizie che avrebbero potuto minare la strategia ucraina.

Le rivelazioni aiutano però a capire fino a che punto sia spinto l’impegno dell’intelligence americana nell’intricato ginepraio della guerra in Ucraina. Secondo le informazioni trapelate, per esempio, i servizi Usa avrebbero aiutato le forze di Kiev nell’individuare i generali e gli alti comandanti russi poi uccisi o gravemente feriti sul campo di battaglia. È stata proprio questa notizia a far scattare l’ira di Washington: tuttavia, a dimostrazione della veridicità delle affermazioni dei media, gli apparati del governo democratico hanno dovuto ammettere sostanzialmente di supportare i colleghi ucraini pur negando di avere materialmente aiutato a uccidere le personalità delle forze russe. Una smentita che sa di ammissione di responsabilità e che conferma dunque la pervasività del sistema americano già provato, pubblicamente, quando i report avevano dimostrato di sapere esattamente le intenzioni di Putin rispetto a quello dei partner europei e occidentali.

Tutto questo è possibile grazie a un complesso sistema di infiltrazione, diplomazia parallela e sfruttamento delle risorse tecnologiche e militari che hanno reso ormai sempre più marcato e decisivo il coinvolgimento statunitense. Da ancora prima dell’inizio della guerra, i droni e gli aerei-spia in forza all’aviazione e alla marina degli Stati Uniti hanno monitorato palmo a palmo il Mar Nero e prima ancora i confini delle regioni del Donbass. Qualcuno ritiene che la vicinanza di mezzi Usa ad alcuni accadimenti molto rilevanti della guerra, in particolar l’affondamento del Moskva, sia da ricollegare proprio a un continui flusso di informazioni che viene riversato dall’intelligence Usa a chi combatte materialmente sul campo. Satelliti anche per uso commerciale esplorano con le loro telecamere il terreno per controllare i movimenti delle truppe russe al punto di rilevare quasi in tempo reale gli spostamenti e le azioni delle forze nemiche. Un tema importante, quello dei satelliti commerciali, cui si deve aggiungere la quantità di esperti e tecnici, più o meno vicini all’intelligence americana, che ha invaso i social somministrando continuamente informazioni anche molto dettagliate su quello che avviene in Ucraina. Fonti “osint” che per hanno certamente il ruolo di avere creato una sorta di copertura mediatica totale dando poi l’immagine dell’Occidente di possedere, anche attraverso comuni individui, una capacità capillare di comprendere le mosse russe. Inoltre, l’addestramento delle diverse componenti dell’esercito, dell’aeronautica e della marina ucraine ha indubbiamente avuto la capacità di costruire una rete di relazioni, oltre che di conoscenze non solo tra le truppe di Kiev, ma anche sullo stesso campo di battaglia. Network imprescindibili per un conflitto in cui il fattore umano resta centrale, nonostante l’idea che dovesse essere la tecnologia a soppiantare del tutto l’uomo.

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