La Corea del Sud ha testato per la prima volta un missile balistico da lancio sottomarino (Slbm) e proposto, in vista del 2022, di incrementare il proprio budget militare del 4,5%. Allo stesso modo, il Giappone sta cercando di trovare un modo per aumentare la spesa per la Difesa, già cresciuta di quasi un sesto nell’arco dell’ultimo decennio. Taiwan ha invece svelato una cifra record impegnata nel comparto bellico, che l’anno prossimo toccherà l’inedita somma di 16,8 miliardi di dollari. E le sorprese potrebbero non essere finite qui, visto e considerando quanto sta accadendo in Asia.

Inutile far finta di niente: la gestione americana della vicenda afghana, al di là della diplomazia e delle frasi di facciata, ha creato una spaccatura nel rapporto di fiducia tra gli Stati Uniti e i suoi storici alleati sparsi in tutto il mondo. Dal momento che, congelato il Medio Oriente, è ora l’Indo-Pacifico la regione geopoliticamente più calda del pianeta, ecco che i partner asiatici di Washington hanno iniziato a prendere contromisure in vista di un probabile – ma fin qui mai confermato – disimpegno statunitense da quest’area.

Nonostante la sensazione sia quella opposta, ovvero che Joe Biden rafforzerà il peso specifico Usa in Estremo Oriente, c’è chi ha messo le mani avanti. Vanno benissimo i vari Quad, Five Eyes e il freschissimo AUKUS, però, come insegna la ritirata statunitense da Kabul, alla fine ogni nazione fa il proprio interesse. Chi potrà mai assicurare a Seul, Tokyo e Taipei che gli Stati Uniti saranno sempre lì, pronti a dare il loro contributo in una improbabile quanto sfiancante sfida a distanza con la Cina?

La Corea del Sud stringe i muscoli

Ogni reazione genera sempre una reazione. La vecchia legge della dinamica è ben visibile nelle recenti dinamiche asiatiche. Detto in altre parole, la mossa americana in Afghanistan ha provocato una sorta di effetto domino, una specie di corsa al riarmo probabilmente anche e soprattutto a causa della paura inconscia di restare senza il supporto Usa.

Partiamo dalla Corea del Sud, stranamente attivissima in campo militare. La notizia principale riguarda il primissimo lancio in assoluto di un Slbm. Il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha assistito al test, avvenuto “con successo”. Seul è così entrata a far parte di un elenco ristretto di sette nazioni che hanno già a disposizione questa tecnologia (assieme a Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e India, e con la Corea del Nord che rivendica un simile risultato dopo i test compiuti in anni recenti). Il nuovo Slbm avrà un “grande ruolo” nello stabilimento della pace nella penisola coreana, ha sottolineato in una nota il palazzo presidenziale sudcoreano, e rappresenta un “sicuro deterrente alle provocazioni nord-coreane”.

Alla fine di agosto, il ministero della Difesa della Corea del Sud ha proposto un budget per la difesa di 47,6 miliardi di dollari per il 2022. Si tratta di un aumento su base annua del 4,5%. Questo aumento riflette le preoccupazioni di Seul per la modernizzazione militare della Corea del Nord, ma anche per l’ascesa della Cina e il parallelo ma silenzioso rafforzamento giapponese. L’ambiguità mostrata dagli Stati Uniti in Afghanistan è infine stata la classica ciliegina sulla torta che ha spinto le autorità locali a puntare, per la prima volta, sulle proprie forze.

I principali progetti di ricerca e sviluppo che dovrebbero essere finanziati dal budget includono il caccia KF-21, sottomarini di nuova generazione, piccoli satelliti e un sistema di intercettazione dell’artiglieria a lungo raggio, oltre che l’approvvigionamento di satelliti di sorveglianza militare, sistemi di difesa aerea, capacità di comunicazione tattica, carri armati Hyundai Rotem K-2, caccia Lockheed Martin F-35 e FFX III e fregate missilistiche guidate.

La reazione di Taipei e Tokyo

Taiwan ha ancora più da temere rispetto alla Corea del Sud. La Cina, presto o tardi, ha intenzione di riannettere la “provincia ribelle”. È per questo che Taipei ha svelato un budget record per la difesa relativo al 2022, quando le intimidazioni di Pechino potrebbero aumentare ulteriormente d’intensità. L’aumento della spesa per rafforzare la sicurezza nazionale taiwanese include un budget speciale per nuovi aerei da guerra. Come ha sottolineato il South China Morning Post, non sono stati forniti dettagli in merito.

Il governo ha in ogni caso approvato il più grande budget per la difesa mai partorito dall’isola, con un’impennata del 5,2% rispetto all’anno precedente. La spesa militare di Taiwan rappresenterà il 15,7% del budget complessivo pari a 2,26 trilioni di dollari taiwanesi (1 dollaro americano vale circa 28 dollari taiwanesi), e rappresenta circa il 2,1% del pil nazionale previsto per il 2022.

Arriviamo così al Giappone. Lo scorso 31 agosto, l’Associated Press scriveva che il ministero della Difesa nipponico aveva chiesto un aumento del 2,6% rispetto al budget militare record di quest’anno, nel tentativo di rafforzare l’esercito del Paese di fronte alla crescente assertività della Cina nella regione. Ricordiamo che il budget del Ministero prevedeva 5,48 trilioni di yen (ossia 49,86 miliardi di dollari) per l’intero anno, a partire dal 1 aprile 2022. La corsa agli armamenti, o più semplicemente al miglioramento delle difese militari dei singoli alleati americani potrebbe continuare ancora, fino all’inevitabile terremoto. Anche perché difficilmente Pechino resterà a guardare.