Il governo inglese sembrerebbe deciso ad acquistare solo la metà degli F-35 originariamente preventivati a fronte della recessione pandemica in cui è piombato il Regno Unito e poter così reindirizzare le “poche” risorse finanziarie disponibili verso il progetto del caccia di sesta generazione Tempest.
L’intenzione iniziale, per Londra, era acquistare 138 F-35 nella versione B, quella a decollo corto e atterraggio verticale (in inglese Short Take Off Vertical Landing – Stovl), che avrebbero dovuto sostituire sia i Tornado della Royal Air Force, sia andare a formare la spina dorsale della rinata aviazione imbarcata, che col pensionamento della portaerei Hms Ark Royal, avvenuto nel 2011, è sparita dai registri della Royal Navy sino all’avvento del nuovo caccia stealth di quinta generazione che verrà impiegato sulle due nuove unità portaerei: la Hms Queen Elizabeth e la Hms Prince of Wales.
Di questi 138 il primo ordine piazzato dal Regno Uniti è per 48 velivoli da consegnarsi entro il 2025 per una spesa totale di 9,1 miliardi di sterline (11,75 miliardi di dollari). I costi per questa prima tranche di cacciabombardieri, però, sono lievitati del 15% dal 2015 – anno in cui la decisione di acquisto fu messa a bilancio – a causa di miglioramenti al software, sostenibilità e integrazione con gli armamenti made in Uk, arrivando a circa 10,5 miliardi di sterline (13,5 miliardi di dollari).
Anche per questo, lo scorso giugno, il governo britannico, in fase di ridefinizione dei programmi della Difesa, ha ventilato l’ipotesi di non finanziare l’upgrade dell’F-35 al Block 4 per tutti e 48 i velivoli inglesi. Il software Block 4 permette al velivolo di utilizzare le ultime configurazioni dei sensori elettronici ma anche gli ultimi sistemi d’arma come la bomba AGM-154 Joint Stand-Off Weapon (Jsow) o le GBU-53/B StormBreaker, quindi se non venisse fornito a tutti i velivoli, il Regno Unito avrebbe degli F-35 “azzoppati” che non potrebbero effettuare tutte le missioni per le quali sono nati.
Secondo fonti della Difesa inglese, l’aspirazione di Londra di acquistare 138 F-35B è vista ormai come improbabile. Attualmente il contratto di acquisto siglato dal Regno Unito con la Lockheed-Martin non obbliga ad acquistarne più di 48, ma i massimi organi militari inglesi hanno ritenuto che la cifra di 70 F-35 sia il minimo consentito per avere una forza credibile. Del resto le sole portaerei classe Queen Elizabeth sono nate per trasportarne tra i 12 e i 36 – a seconda delle configurazioni di missione – ed il velivolo dovrà comunque sostituire i Tornado della Raf, che sono ormai prossimi al ritiro dal servizio attivo, sebbene il Regno Unito preveda di utilizzare ad interim il Typhoon nello stesso ruolo che fu del velivolo del consorzio Panavia.
Gli F-35B inglesi, dichiarati operativi a gennaio del 2019, hanno fatto segnare il loro primo appontaggio sulla Hms Queen Elizabeth sempre a giugno di quest’anno, quando velivoli del 617 Squadron – noto come i Dambusters – hanno effettuato il debutto in operazioni imbarcate in attesa di quella che sarà la prima crociera operativa dell’unità navale con a bordo i caccia di quinta generazione che dovrebbe cominciare l’anno prossimo.
I ripensamenti del governo inglese sono stati fatti anche alla luce del corposo investimento finanziario che riguarda il nuovo caccia Tempest, al cui programma di sviluppo parteciperà anche l’Italia e la Svezia come vi abbiamo già ampiamente raccontato.
Londra sembra ritenere, infatti, che gli F-35B possano venire sostituiti dal velivolo “autoctono” che però non sarà pronto prima del 2035/2040. Sicuramente un’eventuale decisione di questo tipo è dettata più da considerazioni politico/commerciali che da reali esigenze operative: il Regno Unito spera di imbarcare un altro partner extra-europeo, nella fattispecie il Giappone, sia per poter spalmare ulteriormente i costi di sviluppo, sia per assicurarsi una testa di ponte sul mercato internazionale dei cacciabombardieri, che comunque è sempre stato tradizionalmente abbastanza interessato ai prodotti inglesi: il caccia Typhoon è in servizio, oltre che nelle Forze Aeree dei Paesi del consorzio che lo produce, in Austria, Kuwait e Arabia Saudita e vede altri potenziali clienti in Medio Oriente. Lo stesso Tornado è stato venduto con discreto successo in Arabia Saudita, ma ora, col Tempest, Londra sembra voler ampliare il suo mercato e scalzare quello che è il predominio francese, tra le nazioni europee, della vendita di caccia. In effetti Parigi – insieme a Berlino e Madrid – ha in essere un altro velivolo di sesta generazione, facente parte del programma Scaf (o Fcas nel suo acronimo inglese), che potrebbe proprio godere dell’ampio successo internazionale dei velivoli della Dassault.
Puntare tutto sul Tempest, però, non sarebbe una mossa del tutto assennata per Londra, anche al netto dell’emergenza economica data dalle contingenze pandemiche che hanno dissanguato le casse dello Stato: il velivolo, come già detto, non sarà pronto prima del 2035/2040, periodo in cui si prevede avverrà il suo primo volo (cosa ben diversa dall’entrata in servizio in numero consistente) pertanto per i prossimi 15 e 20 anni la Raf si troverebbe a dover affidarsi a pochi caccia di quinta generazione coadiuvati dai vecchi Typhoon; inoltre, sebbene i requisiti di massima siano già stati stabiliti, il Tempest non è, al momento, un velivolo multiruolo come l’F-35 (che ricordiamo è nato per lo strike, ovvero per l’attacco) ma ha una vocazione più da “superiorità aerea”, pertanto occorrerebbe una importante modifica dei progetti – e quindi della cellula del caccia – che potrebbe non essere ben vista dagli altri partner, ed in particolare dall’Italia che ha deciso di affidarsi proprio all’F-35 per sostituire la sua linea da attacco formata da Amx e Tornado.
Nonostante queste considerazioni, che sicuramente saranno state fatte a Londra, alcuni istituti di analisi strategica britannici, come il Royal United Services Institute, vedono di buon grado al riduzione degli F-35, proprio in considerazione delle particolari congiunture economiche e della necessità di sviluppare l’industria aeronautica made in Uk grazie all’ambizioso programma Tempest.
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