Nelle ultime 48 ore i caccia siriani e russi hanno pesantemente bombardato la parte meridionale della provincia di Idlib, provocando la morte di diversi civili, tra cui una bambina di pochi mesi, le cui foto – terribili – sono state rilanciate sui social per denunciare la violenza di Damasco.
Il vertice di Teheran – dove si sono incontrati Vladimir Putin, Hassan Rouhani e Recep Tayyip Erdogan – non ha prodotto alcun risultato concreto. Tutto ruotava attorno all’evacuazione dei ribelli dalla provincia, ma la risposta di Hayat Tahrir al Sham (la vecchia Al Nusra che controlla oltre il 60% del territorio) è stata negativa. I jihadisti rimarranno e combatteranno fino all’ultimo uomo. Ma non solo.
I ribelli, secondo quanto riporta il Washington Post, avrebbero costruito nella città di Haram, al confine con la Turchia, una forca per giustiziare coloro che in questi giorni stanno cercando di trovare una soluzione con Damasco per arrendersi ed evitare il bagno di sangue. Un attivista citato dal quotidiano americano ha raccontato: “La forca è stata creata per intimidire i traditori che lavoravano ad un accordo con il regime, in modo che sapessero che il loro destino era la morte. Lo scopo della sua costruzione è quello di spaventare”.
Un altro testimone ha invece raccontato: “Tutti qui sono paranoici e nessuno vuole parlare”. Il gruppo più attivo in queste sparizioni forzate e torture è Hayat Tahrir al Sham, che conta – secondo le stime delle Nazioni Unite – circa 10mila combattenti. E sono proprio questi miliziani ad impedire una soluzione politica per la provincia di Idlib e ad arrestare e torturare gli oppositori in prigioni segrete nascoste nelle grotte.
Uno scenario non diverso da quello di Douma, dove i terroristi dell’Esercito dell’islam avevano ricavato nei tunnel delle vere e proprie camere della morte dove torturare e giustiziare.
Idlib è diventato un vero e proprio regno del terrore. Non solo per le bombe che piovono dal cielo, ma anche – e soprattutto – per il modo in cui i ribelli stanno governando. Sempre secondo il Washington Post, Hayat Tahrir al Sham avrebbe riempito Idlib di videocamere di sorveglianza per monitorare i cittadini.
Un report dettagliato dei crimini dei ribelli è stato realizzato nel 2016 da Amnesty International. Ma la situazione, da due anni a questa parte, è notevolmente peggiorata. Anche perché, in seguito alle avanzate governative, i jihadisti sono stati deportati in massa in questa provincia.
In queste ore, inoltre, secondo quanto riporta Al Jazeera, la Turchia starebbe mandando dei rinforzi a Idlib in vista di una più massiccia operazione militare da parte di Damasco.
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