Il campo K1 a Kirkuk, che ospita le forze della coalizione, nei giorni scorsi è stato colpito da alcuni missili, secondo quanto riferito dall’esercito iracheno mediante i social. L’attacco è avvenuto intorno alle 19.20 dello scorso venerdì e ha ucciso un contractor operativo sul territorio e ha ferito un numero consistente di soldati americani che stazionavano nella base. L’accaduto è stato comunicato via e-mail da operatori dell’Operation Inherent Resolve al Military Times, che ha successivamente diffuso la notizia. Secondo quanto diffuso, le forze irachene hanno proceduto alle investigazioni senza però aver riscontrato fattori rilevanti atti ad identificare gli autori degli attentati. Nessun comunicato né da parte di forze regolari, né da gruppi ostili alle truppe statunitensi è stato ufficializzato. Il comandante in capo dell’esercito americano, il generale Miley, ha affermato: “Affrontiamo un momento molto delicato con l’Iran e consigliamo vivamente al regime di non proseguire in questa direzione””Da tale comunicazione già sembrava trapelare una possibile reazione militare, anche in virtù di una telefonata del Segretario della Difesa al primo ministro iracheno e dello stesso Segretario di Stato Mike Pompeo che, con toni chiari, aveva avvertito i leader iraniani di una tremenda risposta americana qualora gli attentati fossero continuati.
I raid di Washington
E la risposta non ha tardato a farsi sentire. Un bombardamento aereo su obbiettivi strategici è stato il messaggio chiaro dell’esercito statunitense dopo i danni riportati all’apparato logistico di Kirkuk. Washington ha dichiarato di aver effettuato solo attacchi mirati contro la milizia irachena sostenuta dall’Iran. Tali operazioni, secondo Washington, erano nel diritto della propria difesa ed orientati a proteggere gli interessi statunitensi sul territorio. I raid hanno colpito cinque siti del Kateb Hezbollah in Iraq e Siria con lo scopo di evitare ulteriori lanci missilistici verso le basi americane. Inoltre il Pentagono ha specificato che tale obiettivi sono diversi dal gruppo militante di Hezbollah libanese e che si è agito in questa direzione in quanto, si sospettava, l’ombra dei finanziamenti dell’Iran dietro questi attacchi.
Pronta però è stata la risposta del responsabile alla comunicazione del Kateb Hezbollah che ha fortemente negato la partecipazione del gruppo agli attentati presso Kirkuk e che le operazioni militari americane sono solo un pretesto per attaccare l’Iran. I numeri dei raid aerei americani riferito all’Associated Press dallo spokesman Mohieh contano 25 morti e 51 feriti tra le milizie. Lo stesso ha denunciato come “crimini e massacri” tali azioni. Intanto il ministero degli Esteri iraniano si è pronunciato su tali operazioni come: “Ovvio caso di Terrorismo” imputando agli Usa anche la colpevolezza di avere violato la sovranità dello spazio aereo e territoriale iracheno.
Le manovre del Pentagono contro l’Iran
Da quanto sembra gli Usa erano pronti già prima del 19 novembre scorso, quando il Pentagono ha pubblicato il report sulle capacità militari dell’Iran. Un vero e proprio breviario che indirettamente mette a nudo potenzialità e fragilità di Teheran.
La superpotenza americana esplica in soli tre punti le capacità belliche iraniane. Indicando, indirettamente, proprio quelli che potrebbero essere gli obiettivi strategico-militari in un probabile attacco. Il primo punto fa riferimento ai missili balistici, unica vera risorsa dell’Iran identificata come “la più grande forza missilistica del Medio Oriente”. Differentemente, le analisi sul comparto aereo hanno fornito valutazioni molto basse sull’aeronautica, giudicata come del tutto inesistente. L’operazione potrebbe infatti essere quella di annientare l’apparato logistico e di sviluppo nel settore missilistico, visto anche il timore delle aspirazioni spaziali iraniane che porterebbe l’uso di tali attività ad essere invece un banco di prova per l’industrializzazione tecnologica di missili balistici intercontinentali.
Il secondo obiettivo è la forza navale che, sebbene costretta nelle sue limitate possibilità, è indicata come capace di poter minacciare la navigazione nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. Inoltre abile ad enfatizzare le “tattiche asimmetriche”mediante l’utilizzo di piattaforme dotate di armamento con missili da crociera anti-nave lanciati a terra e da nave, piccole imbarcazioni, mine navali, sottomarini, veicoli aerei senza pilota, missili balistici anti-nave e difese aeree. Al terzo punto, l’intelligence denota alcune potenzialità di Teheran nella “guerra non convenzionale” e le possibilità di combattimento mediante l’uso di partner e delegati all’estero.
L’unica perplessità che trapela dal rapporto è l’incertezza sulle piattaforme Uab, Unmanned Aerial Vehicles e Isr, in quanto fortemente versatili per la varietà di operazioni in merito alla sorveglianza e l’intelligence. Escludendo il sistema di difesa, SA-20C di fabbricazione russa, neanche il settore del cyberwafare iraniano sembra preoccupare l’amministrazione Usa che sa come, dove e quando colpire. Come ha dimostrato l’attacco di questa notte contro il generale Qassem Soleimani.



