Gli Stati Uniti hanno impiegato per la prima volta i droni navali Corsair in combattimento. Dopo essere stati impiegati per l’operazione di salvataggio dei piloti dell’elicottero Apache abbattuto dai pasdaran nel Golfo dell’Oman, i droni navaliCorsair sono stati impiegati come piattaforme “kamikaze” per attaccare il porto iraniano di Bandar Abbas, colpendo infrastrutture sensibili e un sottomarino tascabile Ghadir, impiegando le stesse tattiche usate dall’Ucraina per colpire la Flotta del Mar Nero russa in Crimea. Si tratta del primo attacco di questo tipo ordinato dal Pentagono nella storia militare degli Stati Uniti.
Secondo quanto riportato nella giornata di ieri dal Comando Centrale degli Stati Uniti, CENTCOM, il 12 luglio una piccola flotta di droni di superficie senza equipaggio del tipo Corsair è stata impiegata come piattaforma d’attacco per colpire “decine di obiettivi iraniani” situati nel porto di Bandar Abbas. Il raid navale, in perfetto stile “Gruppo 13” delle forze armate ucraine, pioniere e maestro in questo genere di operazioni, è parte della serie di attacchi che gli Stati Uniti hanno lanciato dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato di voler porre nuovamente lo Stretto di Hormuz sotto il controllo statunitense, ripristinando il “blocco navale” sui porti iraniani e ponendo gli Stati Uniti nel ruolo di “guardiani dello stretto”.
“Su indicazione del Comandante in Capo, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti riprenderanno il blocco del traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani il 14 luglio alle 16:00 ET”, ha dichiarato il CENTCOM attraverso il suo canale X, aggiungendo che le forze armate statunitensi “faranno rispettare il blocco alle navi in transito da o verso i porti e le zone costiere iraniane” e “continueranno a supportare il flusso di traffico nelle acque regionali per tutte le navi che non violano il blocco”.
I Corsair – configurati come imbarcazioni dronizzate lunghe circa 7,3 metri, con un design simile a quello di un motoscafo, che possono essere configurate per diversi tipi di missione e raggiungere una velocità di 35 nodi, hanno un’autonomia di circa 1.600 km e una capacità di carico utile di circa 450 kg – sono stati impiegati come droni unidirezionali navali, colpendo con successo un impianto di manutenzione di sottomarini e navi in Iran. Secondo i piani precedentemente illustrati dall’Iran, i sottomarini tascabili Ghadir potevano essere schierati nelle acque dello Stretto per colpire navi da guerra, petroliere e mercantili che intendevano violare il blocco imposto da Teheran. L’azienda Saronic ha dichiarato: “Siamo orgogliosi che la nostra tecnologia abbia supportato questa missione e contribuito a ridurre le minacce al trasporto marittimo commerciale. Saronic rimane impegnata a fornire sistemi marittimi autonomi che rafforzino la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati”.
Nel video diffuso dal Comando statunitense possiamo notare uno dei droni Corsair che attacca quello che appare essere un mini-sottomarino diesel-elettrico di classe Ghadir. Considerata la posizione strategica della base navale di Bandar Abbas durante questo conflitto, non è chiaro come l’Iran abbia ancora a disposizione questi sottomarini. Il Pentagono continua a domandarsi “quanti” sottomarini di classe Ghadir fossero presenti nella flotta iraniana prima dell’attuale conflitto. Tuttavia, le stime precedenti indicavano generalmente una flotta compresa tra 16 e 20 unità. I sottomarini tascabili rappresentano rappresentano una delle principali minacce per le navi in transito, insieme alle oramai famigerate mine navali posate nello stretto, ai droni kamikaze Shahed-136 e ai droni navali iraniani.
Prima di questo raid, un drone Corsair della Task Force 59 della 5ª Flotta della US Navy era stato impiegato per il recupero dell’equipaggio di un elicottero d’attacco AH-64 Apache precipitato, probabilmente in seguito ad abbattimento, nel Golfo dell’Oman. Questa unità di test, istituita nel 2021, è incaricata di “sperimentare l’integrazione di nuove capacità senza equipaggio e di intelligenza artificiale nelle operazioni navali quotidiane in Medio Oriente”. La progressiva sperimentazione, a quanto pare, ha portato la task force al punto di padroneggiare queste tecnologie, rendendo le piattaforme pronte al combattimento.
L’utilizzo degli Unmanned Surface Vehicles come il Corsair in un ruolo offensivo, analogo all’impiego dei droni navali Magura e SeaBaby ucraini, potrebbe rivoluzionare il conflitto nel Golfo, contribuendo a ridurre il carico di lavoro di aerei ed equipaggi per gli attacchi, consentendo al Pentagono di colpire obiettivi in mare aperto e lungo la costa iraniana, senza esporre a rischio le piattaforme con equipaggio umano. Va inoltre considerato come questo nuovo vettore per le operazioni cinetiche possa complicare, almeno per un primo breve periodo, i piani difensivi dei pasdaran, nonostante la loro ampia conoscenza dei droni navali e delle imbarcazioni dronizzate che compongono la loro Mosquito Fleet.
L’impiego dei Corsair come piattaforme d’attacco segna un precedente destinato ad avere implicazioni ben oltre l’area di responsabilità del CENTCOM. Per la prima volta gli Stati Uniti hanno impiegato in combattimento droni navali unidirezionali, adottando una capacità operativa sviluppata e affinata negli ultimi anni sui campi di battaglia del Mar Nero. La scelta conferma come il Pentagono stia progressivamente integrando nella propria dottrina sistemi e tattiche emersi dai conflitti più recenti, ampliando le opzioni disponibili per colpire obiettivi marittimi e costieri senza esporre equipaggi umani.
La crisi dello Stretto di Hormuz, che sembrava essere prossima alla risoluzione, continua a essere estremamente critica e potrebbe protrarsi per l’intera estate. “La ripresa del blocco navale statunitense contro l’Iran segue l’attuazione iniziale avvenuta dal 13 aprile al 18 giugno”, scrivono dal Comando Centrale degli Stati Uniti, proseguendo: “Le forze del CENTCOM hanno deviato oltre 140 navi conformi, messo fuori uso nove navi non conformi e consentito a oltre 50 navi commerciali che trasportavano aiuti umanitari di attraversare il blocco“. Il comando statunitense responsabile delle operazioni in Medio Oriente ha invitato tutte le navi in transito a monitorare con attenzione gli “Avvisi ai Naviganti” e contattare le forze navali statunitensi sul canale 16 durante la navigazione nel Golfo dell’Oman e nello Stretto di Hormuz affinché venga garantita la loro sicurezza.