La creazione di un sistema difensivo antimissile integrato e connesso a un’unica rete è uno dei temi centrali della Missile Defense Review pubblicata dal Pentagono nel 2019. A questo scopo l’Esercito (Us Army) ha deciso di ordinare da Israele due batterie del sistema di difesa missilistica di punto Iron Dome, così da verificarne la compatibilità con le apparecchiature informatiche e radar in uso dalle forze armate statunitensi. Queste saranno dotate del radar di nuova generazione AN/MPQ-64A4 Sentinel, lo stesso che sarà impiegato nell’ultima versione del Patriot. In questo modo l’Esercito statunitense avrà la possibilità di integrare la difesa antimissile di punto e a corto-medio raggio in un unico sistema, che a sua volta verrà collegato alla rete antimissile balistico.

Il prossimo test

La direzione presa dall’Esercito statunitense è quella di riuscire ad integrare tutti i sistemi in un’unica piattaforma di controllo (Ibcs, Integrated Air and Missile Defense Battle Command System), che permetterà di ottimizzare le capacità di comando e controllo tramite la condivisione istantanea di ogni informazione rilevata dai radar e sensori. I test sul programma sono iniziati nel 2004 e, nonostante le difficoltà nell’integrare i diversi sistemi, questi continuano tuttora, sulla falsariga di quanto avviene con il Nifc-Ca (Navy Integrated Fire Control-Counter Air) della Marina statunitense. Nonostante i molti test, però, l’integrazione multidominio di tutti i sistemi di difesa attiva e passiva sembra ancora lontana dall’essere completata.

Anche per questo motivo a settembre, nel deserto del New Mexico, l’Esercito statunitense effettuerà un nuovo test cruciale per il futuro del programma Ibcs. L’esercitazione coinvolgerà un numero limitato di truppe -per via delle restrizioni dovute dalla pandemia da Coronavirus-, ma questo non impedirà l’utilizzo di uomini nella gestione dei sistemi di difesa antimissile. Per l’attività è stato creato uno scenario in cui dovranno essere neutralizzate diverse minacce reali, tramite l’impiego dei sistemi difensivi a corto e medio raggio.

Presto operativo?

L’obiettivo dell’Esercito sarebbe quello di rendere operativo il sistema di comando integrato entro il 2022, dopo che verranno superati con successo i test contro i missili da crociera e balistici, ma anche contro aerei, droni ed elicotteri. Per funzionare alla perfezione il futuro sistema di difesa aerea statunitense dovrà essere dotato di un’intelligenza artificiale capace di analizzare dati e informazioni ricevuti dai radar terrestri e dai sensori degli aerei in volo, consigliando agli operatori l’arma migliore da impiegare per intercettare la minaccia.

Una capacità che è considerata prioritaria dal Pentagono soprattutto per via dell’aumento delle tensioni con l’Iran e la Cina, oltre che per lo sviluppo di nuovi missili da parte della Russia. In caso di conflitto regionale, o non, per gli Stati Uniti sarà fondamentale avere a disposizione un dispositivo antimissile integrato in un unico sistema multidominio.

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