La geopolitica della corsa allo spazio
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L’allarme sulla potenziale crisi alimentare scatenata dalla guerra in Ucraina agita l’Unione europea, al punto che da Bruxelles si inizia a riflettere sull’ipotesi di una missione navale per scortare le navi cariche di cereali nel Mar Nero. A riportare la notizia è stato il quotidiano spagnolo El Pais che, in base alle bozze del documento finale e ai commenti ottenuti in via confidenziale, ritiene probabile che si discuta di questa opzione militare già nel vertice di lunedì prossimo.

Per l’Europa si tratta di una extrema ratio che scaturisce da diversi fattori. Il primo è il pericolo che il blocco delle rotte del Mar Nero possa provocare una crisi alimentare senza precedenti in grado di destabilizzare molte regioni a ridosso dei confini Ue. Non si tratterebbe di una momentanea parentesi di crisi, ma di una vera e propria emergenza alimentare che rischia di provocare un’ondata di proteste, conflitti e potenziali migrazioni. Uno scenario che l’Unione europea non può permettersi e per questo deve correre al più presto ai ripari.

Un secondo fattore riguarda invece la difficoltà nel trovare alternative veloci e parimenti efficaci alla partenza dei cargo dai porti ucraini o occupati dai russi. Le rotte del Mar Nero sono indubbiamente quelle più rapide ed efficaci per trasportare i cereali dall’Ucraina in quantità elevate. I Paesi europei stanno cercando vie che possano in qualche modo sostituire queste rotte, dal trasporto su ferro fino ai porti del Baltico e dell’Adriatico fino al più vicino porto rumeno di Costanza. Ma se i primi sono distanti, necessitano di treni, allungano i tempi di consegna (e i costi), l’alternativa rumena rischia di essere esclusa per lo stesso motivo per cui è bloccata la navigazione dagli scali ucraini: un mare infestato di mine e con la flotta russa a poche miglia di distanza.

L’ipotesi in ballo ovviamente avrebbe dei risvolti diplomatici e strategici di notevole rilevanza. Il fatto che si parla di una missione navale di stampo europeo, e precisamente di Bruxelles, escluderebbe almeno per il momento la presenza britannica. Ricordiamo, a tal proposito, che il governo di Boris Johnson è quello che per primo ha paventato l’ipotesi di un’operazione militare nel Mar Nero per scortare i cargo carichi di cereali dai porti ucraini. Londra, agguerrita rivale di Mosca, è da tempo impegnata in una campagna di pressione politica e militare per sbloccare i porti ucraini ma anche per inserirsi nella partita del Mar Nero. E questa sua intransigenza antirussa palesata con l’esecutivo conservatore l’ha inserita tra i primi nemici del sistema di Vladimir Putin. Il fatto che ora si ipotizzi una missione europea potrebbe in qualche rassicurare la Russia, che vedrebbe estromesso da quel fondamentale specchio d’acqua uno dei principali competitor.

C’è poi da considerare un altro tema: il ruolo della Turchia. Qualsiasi missione navale nel Mar Nero necessita dell’avallo di Ankara che, in qualità di “controllore” del Bosforo, può concedere o meno la possibilità di far arrivare unità militari nell’area per via della Convenzione di Montreux. Per dare seguito a questo progetto europeo, servirebbe il placet di Recep Tayyip Erdogan, che potrebbe arrivare, perché si tratterebbe di una missione dal risvolto umanitario, ma con dei costi da pagare. Il sultano ha già mostrato questo modus operandi con la richiesta di adesione alla Nato di Finlandia e Svezia: non è detto quindi che non si presenti nuovamente il problema con una potenziale missione navale. Infine, c’è da considerare ovviamente la richiesta che Putin ha fatto in questi giorni ai suoi interlocutori europei: che sia Mosca a controllare le rotte dei cereali sapendo in precedenza i clienti di quei carichi. L’Ue dovrebbe quindi permettere al Cremlino di avere voce in capitolo nonostante la situazione di ostilità.

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