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Bezalel Smotrich ha individuato la strada che porta alla risoluzione del conflitto di Gaza, ovvero “l’esodo scaglionato e controllato” di tutti i palestinesi della Striscia. Non si tratta dei soliti deliri del ministro delle Finanze, che pure è noto per i suoi discorsi deliberatamente razzisti, perché stavolta quanto annunciato dal leader di Sionismo Religioso ha trovato ampio appoggio tra altri partiti della coalizione di Governo, che stanno lavorando congiuntamente alla “creazione di un’amministrazione per l’emigrazione”. Si tratterebbe di un dipartimento con un compito ben preciso, ovvero quello di “supervisionare l’esodo dei palestinesi da Gaza”, in modo “controllato e cadenzato”.

“Espellere 5mila palestinesi al giorno”

La notizia, anticipata da Ynet il mese scorso, è stata ripresa da tutta la stampa israeliana, a seguito dei dettagli del “piano” emersi durante il cosiddetto “Caucus della Terra di Israele” alla Knesset. La nuova “amministrazione per la migrazione” sarebbe sotto il controllo del ministero della Difesa, con l’obiettivo “di espellere tutti i palestinesi il più in fretta possibile, compatibilmente con le capacità logistiche”. Smotrich ha sottolineato che si tratta di “un’operazione enorme”, anche in termini economici, aggiungendo che “le questioni di bilancio non influenzeranno la fattibilità del piano”. Insomma, per il ministro delle Finanze si tratterebbe già di cosa fatta.

“Il processo di emigrazione da Gaza inizierà nelle prossime settimane,” ha dichiarato. A tal proposito, anche il deputato Yuli Edelstein del Likud – il partito di Benjamin Netanyahu – si è espresso favorevole al piano, che dovrebbe prevedere “l’espulsione di 5mila residenti palestinesi al giorno”, al fine di “svuotare la Striscia in poco più di un anno”. Si inizierebbe con le cosiddette “emigrazioni volontarie”, una politica di non ritorno per i palestinesi che negli ambienti dell’estrema destra israeliana aleggia già da un po’, e che è stata recentemente presentata come disegno di legge. “Stiamo lavorando per programmare ogni aspetto: il trasporto dei gazawi e la loro destinazione finale”, ha aggiunto Smotrich. 

“I palestinesi di Gaza non avranno nulla per cui rimanere lì nei prossimi quindici anni. Dopo che riprenderemo a combattere e tutta Gaza sarà ridotta come Jabalia, non avranno alcun motivo per restare.” Il leader messianico suggerisce, dunque, che lo stallo delle trattative sulla tregua nella Striscia – attualmente in corso a Doha – sia risolto nel modo da lui auspicato, ovvero la ripresa dei bombardamenti. Nel frattempo, mentre al Parlamento israeliano si discute su come e quando espellere i residenti dalla Striscia, il governo Netanyahu, dopo lo stop agli aiuti umanitari, ha deciso di tagliare anche l’elettricità nell’enclave palestinese.

“Israele non vincerà la guerra a Gaza”

Il succitato progetto di pulizia etnica arriva congiuntamente a un’ammissione del leader di estrema destra, e cioè che “Israele non raggiungerà mai i suoi obiettivi nella Striscia di Gaza”. Oltre un anno fa, lo stesso Smotrich, insieme al primo ministro Netanyahu e a tanti altri esponenti di partiti politici, promettevano, ed erano certi,  di sopraffare Hamas con le armi e con una distruzione a tappeto di tutto ciò che era la Striscia di Gaza. Tuttavia, a distruzione dell’enclave pressoché terminata, oggi ammettono che “gli obiettivi di guerra di Israele non possono essere raggiunti”, e per questo progettano di compiere una pulizia etnica attraverso l’esodo forzato di tutti i palestinesi. 

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