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Sono iniziati i colloqui a Ginevra per il futuro della Siria. I rappresentanti di Bashar Al Assad ieri hanno incontrato il mediatore dell’Onu, Staffan Mistura e il rappresentante russo Alexei Borodavkin ha affermato che questo incontro “dimostra come il governo siriano abbia preso una posizione costruttiva ed è pronto ai negoziati”. Oggi, invece, dovrebbero arrivare i rappresentanti dell’opposizione per valutare le intenzioni del governo siriano per attuare le misure umanitarie che potrebbero permettere all’opposizione di unirsi ai negoziati di pace.

Fino al 30 settembre scorso, il governo di Damasco era in bilico. I ribelli e i jihadisti avanzavano su molti fronti. Poi l’intervento della Russia di Vladimir Putin, che ha colpito sia le postazioni dello Stato islamico in Siria che quelle jihadiste. I russi hanno compiuto quasi 6mila incursioni aeree e hanno fornito artiglieria e razzi a lungo raggio all’esercito siriano, dandogli così ossigeno.

Attraverso il centro di coordinamento a Baghdad, i russi hanno potuto compiere azioni militari congiunte con gli Hezbollah libanesi e le forze iraniane. Inoltre, come riporta Il Corriere, “Assad avrebbe anche cambiato di recente il comandante della Guardia Repubblicana, uno dei perni dell’apparato, affidandola a Talal Makhlouf, uno dei suoi cugini”.

Tagliare i rifornimenti

La guerra in Siria ormai è di logoramento. Dura tra troppi anni e russi e governativi vogliono concluderla il prima possibile per poi pensare al futuro della dinastia Assad. Vogliono trovare una via per la pace – e in questo senso sono da leggere le aperture di Mosca nei confronti dell’Esercito siriano libero. Per arrivare a una conclusione del conflitto è necessario chiudere i “rubinetti” dei rifornimenti a ribelli e jihadisti: quello turco e quello giordano. Per questo i bombardamenti russi si fanno sempre più insistenti a nord e a sud. Come ha raccontato Fausto Biloslavo, russi e siriani hanno riconquistato Salma, dopo che era caduta nella mani dei qaedisti. Bombardamenti durissimi, quelli per riconquistare Salma, ma necessari per stanare i terroristi dai bunker in cui si erano asserragliati. Ora l’esercito di Assad si vuole spingere più a nord.

L’asse tra curdi e Russia

Dopo l’abbatimento del Sukhoi russo al confine turco, si sono fatti sempre più frequenti i contatti tra Mosca e curdi. Una mossa ovviamente volta a mettere in crisi Ankara. Gli uomini dell’Ypg avanzano grazie ai bombardamenti di Putin e, come riporta Il Corriere, “i russi hanno mandato una cinquantina di commandos a Qamishli, cittadina che dispone di un aeroporto”.

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