Le forze armate azere si apprestano ad espandere la campagna di guerra nel Nagorno Karabakh verso due luoghi pivotali: il corridoio di Lachin e Shushi. L’eventuale caduta in mano azera dei due punti potrebbe determinare in maniera definitiva le sorti del conflitto o, al contrario, potrebbe provocarne l’estensione per via dell’entrata in scena dell’Armenia.

Nel tentativo di evitare la materializzazione dello scenario peggiore il Cremlino ha lanciato nuove offerte all’indirizzo di Baku e Ankara, mentre Teheran ha inviato il proprio viceministro agli Esteri in una missione che ha toccato Caucaso, Anatolia e Russia, per presentare un piano di risoluzione del conflitto che possa soddisfare ogni parte in gioco.

La proposta di Teheran

Il viceministro degli esteri iraniano Abbas Abaqchi è stato impegnato in un tour molto intenso, avvenuto durante l’ultima settimana di ottobre, che lo ha portato ad avere incontri di alto livello a Mosca, Ankara, Baku e Yerevan. La missione è stata organizzata per reiterare alle diplomazie dei quattro Paesi quali sono gli interessi di Teheran nel teatro di guerra e, soprattutto, per presentare un piano di de-escalation. 

Infatti, sebbene l’attenzione mediatica sia focalizzata sulle azioni di Russia e Turchia, in quanto garanti rispettivamente di Armenia e Azerbaigian, nella regione contesa, e più in generale nel Caucaso meridionale, si incontrano, intrecciano e scontrano gli interessi di una serie di potenze secondarie, in primis Iran, Israele e Francia.

A Mosca, Abaqchi ha avuto una bilaterale con l’omologo russo Andrei Rudenko. Rudenko non ha voluto spiegare in che cosa consista la proposta iraniana nei dettagli ma, il 3 novembre, raggiunto dall’agenzia di stampa russa Interfax, ha dichiarato che “la stiamo considerando molto attentamente”.

Quel che è noto, ossia ciò che è filtrato al pubblico, è che l’Iran vorrebbe evitare un aggravamento irrimediabile della situazione e guarda con disillusione al Gruppo di Minsk dell’Osce, riunitosi il 30 ottobre. La proposta, in breve, potrebbe puntare alla sostituzione della piattaforma di dialogo con una nuova, formata esclusivamente dalle tre potenze regionali direttamente coinvolte, ossia Mosca, Teheran e Ankara.

Potrebbe funzionare?

Che Abaqchi possa aver proposto di superare e/o di complementare il formato di Minsk non è da escludere a priori e si tratta di un’ipotesi corroborata da due indizi. Il primo è che il 29, dopo aver presentato la proposta a Yerevan, il ministro degli esteri ameno, Zohrab Mnatsakanyan, ha dichiarato che, pur apprezzando e riconoscendo il ruolo iraniano, “i copresidenti del gruppo di Minsk sono l’unico formato concordato a livello internazionale per la mediazione e i negoziati”.

Il secondo indizio è che il tour era stato preceduto dall’appello del ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, alla formazione di un “quadro tripartito tra Iran, Russia e Turchia per risolvere la crisi Armenia-Azerbaigian”. Zarif, inoltre, aveva specificato che l’Armenia “deve rispettare l’integrità territoriale dell’Azerbaigian”.

La proposta iraniana potrebbe funzionare per una ragione molto semplice: la Turchia, che si considera una “grande potenza rinata“, è alla ricerca di riconoscimento sul piano internazionale e sta tentando di affermare quel ruolo per mezzo di campagne muscolari nello spazio panturco ed ex ottomano. Il superamento del formato di Minsk in favore di un dialogo a tre si inquadra esattamente nella direzione ricercata e voluta da Recep Tayyip Erdogan e, inoltre, eviterebbe lo sfaldamento di un trio dal quale dipende in maniera significativa la fragile stabilità raggiunta in Siria.

È vero, però, che l’evoluzione dei combattimenti ha complicato sensibilmente il lavoro della diplomazia segreta. Infatti, l’avanzamento costante delle forze armate azere verso i luoghi-chiave per la riconquista della regione contesa, come il corridoio di Lachin e Shushi, ha ridotto in maniera drastica le possibilità di raggiungere un accordo con Baku. Dialogare con la Turchia è, quindi, l’unico e l’ultimo modo che la Russia e l’Iran hanno per raggiungere un cessate il fuoco duraturo ed evitare un’eventuale estensione delle ostilità all’Armenia.

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