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Guerra

Il piano del Pentagono: una guerra su larga scala contro l’Iran

Gli Stati Uniti intensificano i bombardamenti contro gli Houthi nello Yemen, colpendo diverse province il 19 marzo 2025 in risposta al blocco navale su Israele.Trump accusa l’Iran di essere dietro gli Houthi, usando il conflitto come pretesto per aumentare la pressione su Teheran.Il Pentagono valuta una guerra su larga scala contro l’Iran (progetto SEED), con piani che includono disinformazione, cyberattacchi e possibile uso di armi nucleari.Il piano prevede una collaborazione tra Israele e Stati del Golfo, mirando a sfruttare l’indebolimento iraniano dopo le perdite in Siria e Libano.L’escalation rischia di compromettere i negoziati USA-Russia sull’Ucraina, mentre Trump e Putin discutono di contenere l’Iran in Medio Oriente.
Pentagono Iran

S’intensifica la campagna di bombardamenti degli Stati Uniti nel Mar Rosso contro gli Houthi dello Yemen. Nella mattinata di mercoledì 19 marzo, gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi missilistici sul Paese, colpendo le province settentrionali di Sadaa e Hajjah, Hodeidah sul Mar Rosso e la capitale Sana’a’, con almeno 10 attacchi segnalati dai media yemeniti. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato operazioni contro gli Houthi senza fornire dettagli. Gli attacchi seguono i massicci bombardamenti ordinati dal presidente Trump sabato, che hanno ucciso almeno 53 persone, in risposta alla decisione della milizia sciita di imporre un blocco alle navi israeliane in risposta alla guerra a Gaza, ripresa questa settimana con massicci bombardamenti israeliani.

Sebbene i funzionari americani abbiano riconosciuto che i ribelli sciiti che controllano la capitale Sana’a e una larga fetta del territorio del Paese operino in modo indipendente e probabilmente non ricevono ordini diretti da Teheran, il presidente Donald Trump ha dichiarato che riterrà l’Iran responsabile per ogni attacco Houthi. Una retorica che suggerisce che gli Stati Uniti stiano utilizzando il conflitto con gli Houthi come pretesto per intensificare la pressione sull’Iran e sui suoi proxies nella regione. Ora, secondo quanto riportato dal giornalista investigativo Ken Klippestein c’è di più e sul tavolo del Pentagono, c’è l’opzione di una guerra su larga scala contro la Repubblica Islamica dell’Iran.

L’opzione del Pentagono: guerra totale all’Iran

Come scrive Klippenstein, l’amministrazione Trump sta sviluppando un piano militare che prevede una guerra su larga scala contro l’Iran, un’opzione che il tycoon non aveva tenuto in considerazione nel suo primo mandato presidenziale. Documenti del Pentagono e contratti aziendali ottenuti dal giornalista americano rivelano un’intensa attività di pianificazione congiunta, nota come progetto SEED, che spazia dalla “disinformazione militare” all’uso di armi nucleari. Un progetto, nero su bianco, che riflette una rivalutazione delle capacità militari iraniane – ora considerate una potenza missilistica e di droni, non più incline a invasioni terrestri – e un cambiamento radicale nel modo in cui gli Stati Uniti concepiscono la guerra.

Sebbene i recenti attacchi contro gli Houthi in Yemen siano stati interpretati come una continuità con l’approccio di Biden, il piano dell’amministrazione Trump indica un atteggiamento molto più aggressivo verso Teheran. Dopo l’assassinio del generale iraniano Qassim Suleimani nel 2020, Trump sembra convinto che un’azione decisa comporti pochi costi politici. Il piano, guidato dal Centcom, adotta un approccio “olistico” che integra forze militari, CIA, agenzie spaziali e cyber, oltre ai Dipartimenti del Tesoro e di Stato, coinvolgendo alleati in operazioni bilaterali e multilaterali.

“Collaborazione tra Israele e gli Stati del Golfo Persico”

Per la prima volta, il progetto prevede una collaborazione diretta o indiretta tra Israele e i partner arabi del Golfo. I documenti descrivono diversi livelli di allarme militare, dalla risposta a crisi immediate a scenari che potrebbero sfuggire al controllo, con il rischio di un’escalation regionale dagli effetti potenzialmente devastanti. Tra i piani in revisione ci sono il Global Campaign Plan for Iran (GCP-I), che copre tutte le dimensioni della guerra moderna, e un Operational Plan dettagliato fino al Livello 4, con procedure di mobilitazione specifiche e un Decision Support Book per guidare il presidente nelle prime 96 ore di conflitto. Insomma, ci si prepara al peggio.

La tentazione di colpire l’Iran è dettata dall’indebolimento dell’influenza della Repubblica Islamica nella regione, complice la recente caduta dell’alleato in Siria – il presidente Bashar al-Assad – e dai significativi danni inflitti a Hezbollah in Libano ad opera di Israele. Va detto che un piano di questo tipo – che prevede vari scenari, dal più moderato al più estremo e radicale, e non per forza di cose una guerra totale con la Repubblica Islamica – rischierebbe di inficiare gli sforzi diplomatici dell’amministrazione Trump con la Federazione russa per siglare un faticoso accordo di pace in Ucraina. C’è anche la possibilità che la rinnovata “massima pressione” dell’amministrazione Usa sull’Iran possa fare parte di un più ampio accordo di sicurezza con Mosca.

Non a caso, nella telefonata intercorsa ieri tra i due leader non si è parlato solo del destino di Kiev ma anche di ciò che accade in Medio Oriente, con Trump e Putin che hanno condiviso la visione che l’Iran non possa mai essere in grado “di distruggere Israele”. Spiragli di possibili accordi mentre la guerra nel Mar Rosso e in Medio Oriente prosegue, con il rischio di escalation dagli esiti imprevedibili.

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