Nelle intenzioni del Pentagono per il prossimo futuro c’è l’aumento degli investimenti nel campo dell’intelligenza artificiale, specialmente per sviluppare degli strumenti che possano comprendere e interpretare le tendenze geopolitiche internazionali.

Per arrivare a ciò l’ufficio della Defense Innovation Unit (Diu) ha aperto una gara nella quale richiede lo sviluppo di un software che possa analizzare autonomamente le informazioni reperibili online, esaminando i social media, le riviste accademiche, i blog e i database dei brevetti. Al termine dell’analisi dei dati raccolti l’intelligenza artificiale del software dovrebbe produrre una serie di rapporti scritti al fine di aiutare nella comprensione e nell’interpretazione degli eventi mondiali, dando così modo al Dipartimento della Difesa di modificare la strategia degli Stati Uniti secondo le necessità e i mutamenti.

Capacità da sviluppare al più presto

Ovviamente il nuovo software richiesto dal Pentagono avrà la possibilità di analizzare i dati open source non solo in inglese, ma nella maggior parte delle principali lingue al mondo per garantire ai funzionari una visione a 360 gradi del mondo. Un ausilio per la Osint (Open Source Intelligence) fondamentale, soprattutto perché darà modo di automatizzare gran parte del processo di analisi rendendolo più veloce e maggiormente preciso. Inoltre, affiancando i rapporti preparati dall’intelligenza artificiale con quelli dei tradizionali sistemi di intelligence sarà possibile comprendere ogni sfaccettatura degli eventi che accadono nel mondo. A giudicare dalla scadenza fissate dalla gara d’appalto (il 5 ottobre per la presentazione del software e 60 giorni per il prototipo), il Pentagono ha intenzione di dotarsi di questa capacità aggiuntiva in un giro ristretto di tempo. Stando a Defense One l’obiettivo è quello di avere entro la fine del 2020 un prototipo funzionante del sistema di analisi, così da procedere nei test delle funzionalità e delle possibilità offerte dall’intelligenza artificiale nel campo della Osint.

Al lavoro le start-up

Lo sviluppo del software non sarà affidato alle grandi aziende della difesa statunitensi, bensì alle molteplici start-up che operano nel campo dell’informatica e che collaborano attivamente con il Pentagono proprio tramite la Diu, costituito nel 2015 con l’obiettivo di “portare” la tecnologia della Silicon Valley a Washington. Non solo, perché la Diu dà modo anche alle start-up di fare affari con il Dipartimento di Stato, evitando un confronto con le tradizionali aziende che finirebbero per escluderle rendendo impossibile uno sviluppo delle idee più innovative.

Dal 2015 a oggi, l’ufficio per l’innovazione del Pentagono ha ampliato il suo raggio di azione creando nuovi uffici a Mountain View, a Austin, a Washington e a Boston, concentrando la sua presenza nelle aree che vedono la maggior presenza di start-up operanti nelle tecnologie più avanzate, tra cui proprio l’intelligenza artificiale. La richiesta fatta per la presentazione e lo sviluppo del software per l’analisi dei dati raccolti sul web rientra appieno su questa strada, anche perché qualora ci siano due o più soluzioni complementari il Pentagono favorirà gli accordi tra le diverse start-up per permettere la costituzione di conglomerati di aziende nel campo delle nuove tecnologie.

Investimenti per il futuro

Il motivo di questo “stimolo economico” verso le start-up che proviene dal Pentagono è legato anche a quelli che sono gli obiettivi per il futuro, ovvero incrementare esponenzialmente l’apporto dell’intelligenza artificiale nel warfare. Le applicazioni saranno molteplici e riguarderanno tutti gli aspetti dei teatri operativi e della pianificazione strategica, perché l’utilizzo dei software “predittivi” darà modo di avere delle analisi differenti ma complementari con quelle fatte dagli uomini. Una combinazione che, nelle intenzioni statunitensi, assicurerà la supremazia rispetto ai possibili competitor internazionali.