Il Pentagono si appresta a spendere milioni di dollari per far tornare operativa una base aerea in uso durante la Guerra Fredda situata in Islanda: Washington vuole tenere d’occhio i sottomarini russi di nuova generazione di che scivolano segretamente nell’Atlantico settentrionale.

Nel bilancio per la Difesa del 2018 posato sulla scrivania del presidente Donald Trump, compare una voce da 14 milioni di dollari per rinnovare hangar, piste e istallazioni situate presso la stazione aerea di Keflavik – base avanzata che ospiterà dei nuovi pattugliatori marittimi P-8 Poseidon dell’US Navy: gli stessi che sono stati inviati per le ricerche del sottomarino scomparso San Juan. Una risorsa fondamentale per il monitoraggio e la localizzazione dei sottomarini, appunto, da dislocare in una località strategica dove transitano ‘tutti’ i sottomarini russi in rotta per l’Atlantico settentrionale e per il Mediterraneo. A confermarlo è stato un funzionario del Pentagono, Johnny Michael, ammettendo che questa ‘mossa’ è stata avallata in concomitanza con la registrazione di un aumento delle frequenza di spostamenti e conseguente presenza di sottomarini nucleari e convenzionali russi nell’area di mare designata come “Gap GIUK” – acronimo di Groenlandia, Islanda e Regno Unito – per la quale passa ogni rotta stabilita dalla ‘Flotta del Nord’ della Marina militatre della Federazione Russa diretta per raggiungere l’Oceano Atlantico. 

Questa decisione all’interno dell’Alleanza è causata dalla crescente preoccupazione degli Stati Uniti che non ripongono fiducia nei confronti della NATO; che non avrebbe dimostrato in passato le adeguate capacità per localizzare e rintracciare i nuovi sottomarini russi che silenziosamente muovono verso l’oceano aperto passando proprio davanti ai loro ‘naso’ ( radar antisom, pattugliatori marittimi, unità navali in pattugliamento, n.d.r.).  Secondo le foti americane, i funzionari della NATO avrebbero ammesso la propria ‘negligenza’ nella sorveglianza anti-sottomarina, a fronte di un enorme sforzo di uomini e mezzi impiegati nelle operazioni anti-pirateria che si sono svolte per due decenni nelle acque del Corno d’Africa, e nel sostegno logistico alle operazioni di terra svoltesi Medio Oriente. Queste operazioni, alle quali si aggiungono le missioni contro la tratta di esseri umani sulle rotte del Mediterraneo, hanno ‘distratto’ le Marine Militari dei paesi che fanno parte della NATO rispetto quel genere di ‘sorveglianza’, che era al centro delle operazioni svolte durante la Guerra Fredda.

Per parte sua, la Federazione Russa sotto la presidenza di Vladimir Putin ha intrapreso a partire dagli anni 2000 un riarmo e ammodernamento della flotta, recuperando capacità invidiabili e progettando nuove unità sottomarine all’avanguardia con propulsione silenziosa, difficilmente rilevabili da eventuali ‘avversari’. La maggior parte dei sottomarini in forza allaVoenno-morskoj flot– approssimativamente 60 unità  – sono classe Akula, Oscar-II, oltre alla nuova classe Varshavyanka: sottomarini propulsi da motori diesel-elettrici a bassissima emissione di rumore, capaci di colpire bersagli a lunghe distanze senza essere rilevati da alcun sonar e radar antisom nemico.

La caccia ai “Buchi neri dell’Oceano”

La classe Varshavyanka è una versione migliorata della classe “Kilo” – SSK, submarine hunter-killer – e risulta invisibile ai sonar avversari fino a guadagnasi il soprannome di ‘Buco nero dell’Oceano’. Questi sottomarini con tecnologia stealth avanzata hanno un dislocamento di 3.100 tonnellate, raggiungono una velocità di 20 nodi e possono arrivare ad immergersi fino ad una profondità di 300 metri, con 52 persone, e il loro armamento per missioni ‘Hunter Killer’, consistente in 18 siluri, mine e otto missili da crociera “Kalibr 3M54”.  Lo scorso maggio un sottomarino classe Varshavyanka – il Krasnodar – salpò dal Baltico per raggiungere la flotta alla fonda a Sebastiopoli scatenando una caccia al ‘Buco nero’ terminata solo quando il sottomarino riemerse al largo di Tartus per lanciare i sui Kalibir sulla Siria. Le caccia al sottomarino durò quasi due mesi e vide impegnate in quello che poteva essere un ‘test’ delle proprie capacità svariate unità delle marine dell’Alleanza Atlantica che in vero si erano completamente ‘perse dai radar’ un SSK russo.

I P-8 Poseidon nella lotta antisommergibile

I pattugliatori marittimi P-8 Poseidon – successori del P-3 Orion – sono velivoli designati comeMultimission Maritime Aircraft o MMAin forza alla Marina degli Stati Uniti e altre forze aeree alleate. Sviuluppati sulla base del bireattore Boeing 737-800ERX sono mpiegati per missioni ASW (anti-submarine warfare) e ASuW (anti-surface warfare) sfruttano l’apparato MAD: rilevatore di anomalie magnetiche impiegato per localizzare unità sottomarine. Ogni velivolo di questa categoria porta con se un equipaggio di 2 piloti e 7 EWO –Electronic Warfare Officer – specializzati nel monitoraggio dello spettro elettromagnetico. Può essere armato con siluri Mark 54 e missili anti-nave Harpoon.